L’Osservatorio Digital & Sustainable rileva un rallentamento della politica sui temi ESG, mentre le imprese italiane continuano a considerare i due temi fondamentali, ma sulla sostenibilità hanno spesso un approccio “conformista”
“La complessità dello scenario economico e politico sta relegando in secondo piano il tema della sostenibilità, e anche il suo legame con l’innovazione digitale. La Commissione europea rimane impegnata sull’innovazione digitale, ma mostra segni di rallentamento sulla sostenibilità. In questo contesto, le imprese italiane continuano a considerare la sostenibilità e l’innovazione digitale pilastri per la competitività, ma sfruttano poco le sinergie positive ottenibili tra questi due ambiti”.
Così Alessandro Perego, Vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto al Politecnico di Milano e Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation, ha presentato i temi della seconda edizione dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, presentata oggi.
“Il digitale”, ha continuato Perego, “può essere uno strumento per affrontare le sfide globali di sostenibilità, e gli obiettivi di sostenibilità dovrebbero guidare la progettazione e l’uso responsabile delle tecnologie digitali. Ma la maggior parte dei progetti di innovazione digitale delle imprese italiane ha un approccio ‘conformista’ alla sostenibilità: anche se hanno obiettivi ESG, sono avviati solo se generano un chiaro ritorno economico o se sono necessari per adempiere a obblighi normativi”.
Sono tre i temi principali su cui ha lavorato l’osservatorio quest’anno. Uno è l’analisi delle iniziative in ambito digitale e di sostenibilità della Commissione Europea nel 2025. Risultato: sul fronte digitale si sta lavorando per rafforzare l’ecosistema tecnologico, ma sul fronte ESG il quadro normativo è stato semplificato e consolidato, con passi indietro sul coinvolgimento delle imprese e sulla tutela del consumatore.
Un secondo è la maturità delle aziende italiane nell’adozione delle tecnologie digitali e nell’integrazione dei principi di sostenibilità nel loro business. In sintesi il 78% investe intensamente in entrambi i campi, ma poche li affrontano in modo sinergico: il 64% utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance, ma solo il 42% si fa guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche. Due aziende su tre hanno un responsabile per la gestione dell’innovazione digitale o della sostenibilità, ma solo il 6% ha una persona dedicata alla sinergia tra digitale e sostenibilità.
Un terzo tema è l’atteggiamento dei consumatori italiani: dalle indagini dell’Osservatorio emerge che per il 67% la sostenibilità è rilevante, e negli acquisti eCommerce 2 su 3 hanno cambiato abitudini per ridurre l’impatto ambientale.
Negli ultimi mesi, sottolineano i ricercatori del Polimi, il dibattito politico ha spesso ridimensionato la portata della sostenibilità, arrivando in alcuni casi a rappresentarla come un freno anziché come un valore. Ma la relazione tra digitale e sostenibilità deve restare un tema cruciale per istituzioni, aziende e anche consumatori.
Vediamo ora più in dettaglio i temi approfonditi da questa seconda edizione dell'Osservatorio.

Nel 2025 la Commissione Europea ha promosso secondo l'Osservatorio 14 iniziative particolarmente rilevanti in ambito innovazione digitale e sostenibilità. Tra queste, 12 sono legislative (7 in materia digitale e 5 sulla sostenibilità), e 2 sono piani strategici di lungo periodo legati al digitale.
Sette iniziative hanno modificato misure già esistenti. Tra queste, il Digital Omnibus on AI ha semplificato i requisiti connessi all’AI Act, rafforzando al contempo l’obiettivo di costruire un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo, con investimenti in AI, Cloud e Quantum Computing e più armonizzazione normativa tra gli Stati membri.
In ambito sostenibilità invece il pacchetto Omnibus ha ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e due diligence previsti da direttive come la CSRD e la CSDDD, restringendo il perimetro principalmente alle grandi aziende. Parallelamente, la sospensione della Green Claims Directive ha attenuato le misure preventive contro il greenwashing.
“Emerge una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti – commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Sul fronte digitale si investe in infrastrutture digitali strategiche per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale dell’Unione, promuovendo una governance digitale comune e una cooperazione più efficace a livello europeo. Sul versante sostenibilità, invece, le iniziative appaiono più snelle e orientate a consolidare il quadro normativo esistente, ma ridimensionano gli obblighi per le imprese. Si punta a rafforzare la trasparenza dei processi decisionali, ponendo più attenzione ai rischi di sostenibilità, ma si restringe il perimetro delle aziende coinvolte e si semplificano le dichiarazioni aziendali in materia, con possibili effetti sul coinvolgimento delle imprese e sulla tutela dei consumatori”.
“Il livello di maturità delle aziende italiane sull’adozione delle tecnologie digitali e dei principi di sostenibilità nel business appare complessivamente buono – ha detto Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -. Molte imprese investono in modo significativo sia nel digitale sia nella sostenibilità, dimostrando un buon presidio delle varie dimensioni strategiche e organizzative: strategia, governance, cultura e formazione interna, processi operativi, collaborazioni esterne. L’integrazione sinergica tra i due ambiti però resta ancora limitata. Il 64% delle imprese usa le tecnologie digitali per supportare obiettivi ambientali, sociali e di governance, ma solo il 42% si lascia guidare dai criteri di sostenibilità nelle scelte tecnologiche”.
Quasi due imprese italiane su tre hanno un disegno complessivo di innovazione che coinvolge tutte le aree di sostenibilità (ambientale, sociale, di governance). In oltre 9 casi su 10 i progetti legati a queste aree vengono approvati e sostenuti direttamente dal top management.
Nell’organizzazione, 2 aziende su 3 dispongono di responsabili per la gestione dell’innovazione digitale e lo stesso vale per la sostenibilità. Tuttavia, team dedicati sono più comuni nel digitale (85% delle imprese) rispetto alla sostenibilità (63%). La funzione sostenibilità assume posizioni diverse nell’organigramma - a riporto del CEO, dell’IT, delle Operations, del Marketing o della funzione Legale, o a supporto di queste aree - a seconda delle interpretazioni di ciascuna azienda.
Nonostante la crescente consapevolezza, anche nella dimensione organizzativa la sinergia tra le due sfere appare debole: oltre un’azienda su due non ha un presidio stabile della relazione tra digitale e sostenibilità e solo il 6% ha un responsabile dedicato. In alcuni casi emergono scelte di collaborazione pragmatiche: risorse del team IT affiancano la funzione sostenibilità in alcune attività.
Sul piano operativo, il digitale è centrale in tutte le imprese, con livelli di adozione e “maturità tecnologica” diversi, mentre gli strumenti spaziano dai più basici ai più avanzati, basati su AI, IoT e Big Data. Sul fronte della sostenibilità, l’attenzione è altrettanto diffusa: 3 imprese su 4 hanno rivisto i processi produttivi in chiave più sostenibile, spesso guidate da misurazioni sistematiche per valutare i risultati, in molti casi abilitate proprio dalle tecnologie digitali.
Le collaborazioni con partner esterni sono comuni e ben delineate: l’82% delle aziende collabora con enti terzi sui temi di sostenibilità, mentre l’86% lo fa nell’ambito digitale. Nel digitale, le partnership mirano quasi sempre a realizzare progetti concreti (in nove casi su dieci), mentre per la sostenibilità si aprono anche spazi per la condivisione di esperienze e buone pratiche (26%).

Il 67% dei consumatori italiani oggi considera i temi della sostenibilità molto rilevanti nella quotidianità e l’81% nelle aspettative future. Nella vita di tutti i giorni, il 56% dei cittadini cerca di ridurre i propri consumi e la stessa percentuale afferma di produrre meno rifiuti possibili e fare la raccolta differenziata.
Anche nel digitale l’utente si trova davanti a scelte con impatti più o meno significativi in termini di sostenibilità, seppur meno visibili e tangibili. Negli acquisti online, due web shopper su tre dichiarano di aver modificato le proprie abitudini per cercare di ridurre l’impatto ambientale.
Meno consapevolezza c’è sull’uso dell’AI. Nel 2025 circa 2 internet user su 3 hanno utilizzato un sistema di Generative AI, spesso come sostituto dei motori di ricerca. Ma le due attività non sono equivalenti in termini di impatto ambientale, ammonisce l’Osservatorio: una richiesta media a ChatGPT 4.1 - che oltretutto secondo i ricercatori del Polimi risulta più efficiente in termini di consumi rispetto a Claude 3.7 e LLaMA-3.1-405B - consuma circa 8 volte l’energia che verrebbe utilizzata facendo una ricerca su Google senza utilizzare l’AI.
E anche la lunghezza e la complessità della richiesta sono rilevanti: effettuare query ben strutturate e precise non solo migliora i risultati, ma riduce il bisogno di ricircoli e il relativo consumo energetico.

In questo articolo abbiamo parlato di: Cloud Computing, Digitalizzazione, ESG, Innovazione Digitale, Intelligenza Artificiale, Quantum Computing, Sostenibilità,
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