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Dal gas all’elettricità: quando l’integrazione tra BESS, EMS e pompe di calore riduce il costo del calore industriale

Mentre l’Europa (e l’Italia) accelera sulla crescita dei sistemi di accumulo a batteria, l’elettrificazione dei processi termici tramite pompe di calore industriali apre una nuova frontiera: produrre calore non più da gas, ma da energia elettrica, gestita nel tempo. Una trasformazione che potrebbe ridisegnare la competitività energetica dell’industria italiana. Un contributo a cura di Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis, EPC contractor ed ESCo

Manufacturing

Fonte: immagine fornita da agenzia Tellepr

Mentre l’Europa accelera sulla crescita dei sistemi di accumulo a batteria, l’elettrificazione dei processi termici industriali si afferma come una delle leve più concrete della transizione energetica. Non si tratta solo di sostituire una tecnologia con un’altra, ma di cambiare il modo in cui viene prodotto e gestito il calore.

Il mercato europeo dei sistemi di accumulo a batteria (BESS) ha registrato nel 2025 una crescita del 45% anno su anno, con 27,1 GWh di nuova capacità installata. La capacità complessiva è passata da 7,8 GWh nel 2021 a oltre 77 GWh nel 2025, segnando una delle accelerazioni più rapide dell’intero settore energetico europeo. In Italia, la capacità di accumulo ha superato i 17 GWh ad agosto 2025, con un incremento del 55% rispetto all’anno precedente e un obiettivo governativo di 15 GW entro il 2030.

Parallelamente, le tensioni nello Stretto di Hormuz - da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e fino al 25% del GNL globale - hanno riportato forte volatilità sul prezzo del gas europeo, con rialzi del TTF nell’ordine del 10–20% in pochi giorni. In un Paese come l’Italia dove oltre il 60% dei processi termici industriali dipende ancora dal gas, questo si traduce direttamente in un aumento del costo del calore.

È in questo contesto che emerge un modello alternativo: produrre calore non più da combustibili fossili, ma da energia elettrica gestita nel tempo. L’integrazione tra sistemi di accumulo, Energy Management System e pompe di calore industriali consente infatti di sfruttare energia disponibile nei momenti più convenienti - anche a PUN zero o prossimo allo zero - per generare calore di processo.

Il vantaggio non è solo tecnologico, ma economico. Il BESS consente di acquistare o utilizzare energia nei momenti in cui il costo è più basso o quando è disponibile da fonti rinnovabili, per poi renderla disponibile quando serve. Mentre la pompa di calore utilizza questa energia per generare calore di processo, anche a temperature elevate, sostituendo le caldaie tradizionali. L’elemento chiave è l’efficienza: grazie al coefficiente di prestazione (COP), per ogni unità di energia elettrica consumata è possibile generare più unità di energia termica. Questo significa che il beneficio economico dell’arbitraggio elettrico viene amplificato: non solo si acquista energia a basso costo, ma la si moltiplica in calore utile.

Il risultato è un progressivo disaccoppiamento tra il costo del calore e quello del gas, con una riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili, e un’ottimizzazione del proprio approvvigionamento energetico su base oraria, sfruttando dinamiche di mercato e autoproduzione.

Nonostante la maturità delle singole tecnologie, il vero limite oggi non è tecnologico ma sistemico: l’integrazione tra BESS, pompe di calore industriali ed Energy Management System è ancora in una fase embrionale. I sistemi di accumulo continuano a essere progettati e gestiti come asset puramente elettrici, mentre le pompe di calore ad alta temperatura richiedono una profonda comprensione dei processi termici e interventi mirati sull’impiantistica esistente. Ne deriva una separazione tra mondo elettrico e mondo termico che, nella maggior parte dei casi, impedisce di cogliere il reale potenziale di ottimizzazione. A questo si aggiunge una forte frammentazione tecnologica: soluzioni apparentemente equivalenti presentano differenze sostanziali in termini di efficienza, cicli di vita, sicurezza e logiche di controllo. In assenza di una visione integrata, il rischio per l’industria è quello di implementare sistemi performanti a livello puntuale ma inefficaci a livello di stabilimento.

Il quadro è ulteriormente complicato da vincoli tecnici e normativi ancora poco presidiati. Il superamento di determinate soglie di potenza può comportare la classificazione degli impianti come “unità rilevanti”, con impatti diretti su autorizzazioni, connessione alla rete e modelli di esercizio. Parallelamente, la crescente centralità degli EMS introduce temi critici legati alla cybersecurity, alla gestione del dato e alla dipendenza tecnologica, soprattutto in presenza di fornitori extraeuropei. Infine, la qualità e l’affidabilità dei componenti rimangono eterogenee in un mercato in rapida espansione, dove trasparenza e tracciabilità non sono sempre garantite.

In questo contesto, il fattore distintivo non è più la singola tecnologia, ma la capacità di orchestrarla. È qui che si crea – o si distrugge – valore. Le imprese sono quindi chiamate a un cambio di paradigma: passare da una logica di adozione tecnologica a una logica di integrazione industriale. Questo richiede competenze trasversali – termiche, elettriche, digitali e finanziarie – e un approccio progettuale capace di tenere insieme performance tecnica, sostenibilità economica e gestione del rischio lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto. Nelle applicazioni industriali più favorevoli, i tempi di ritorno dell'investimento possono indicativamente collocarsi nell'intervallo 2-4 anni, anche grazie a fattori regolatori come il sistema europeo ETS (Emission Trading System), che rende progressivamente più conveniente la sostituzione dei combustibili fossili con soluzioni elettrificate a basse emissioni.

L’integrazione tra BESS, Energy Management System e pompe di calore industriali non rappresenta semplicemente un’evoluzione tecnologica, ma l’emergere di un nuovo paradigma energetico: un modello in cui il calore diventa una variabile flessibile, gestibile nel tempo e progressivamente disaccoppiata dalla volatilità del gas. In questo scenario, il valore non risiede nella singola tecnologia, ma nella capacità di progettare e implementare architetture integrate all’interno dei processi produttivi. È su questo livello che si stanno posizionando operatori come Renovis, EPC contractor ed ESCo per l’industria, con un approccio che combina competenze termiche, elettriche e digitali. La vera sfida – e al tempo stesso la principale opportunità – dei prossimi anni sarà proprio questa: portare queste soluzioni dentro gli stabilimenti, trasformando il calore da costo rigido e non gestibile a leva strategica di competitività industriale. 

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