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In questo contributo, a cura di Andrea Sorri, business development manager EMEA di Axis Communications, emerge un'interessante analisi su come visione e responsabilità sono lo snodo nel quale si gioca la prossima evoluzione delle smart city.
Negli ultimi anni il concetto di smart city ha attraversato una trasformazione profonda. Le città non si limitano più a sperimentare soluzioni tecnologiche, ma stanno sviluppando una crescente consapevolezza strategica: definiscono priorità, costruiscono modelli di governance e cercano competenze per integrare l’innovazione all’interno di una visione urbana di lungo periodo. In questo scenario, la tecnologia non è più un fine, bensì un mezzo per rendere le città più sicure, resilienti e vivibili.
Emergono con chiarezza tre pilastri su cui si fonda questa evoluzione: la sicurezza degli spazi pubblici, la mobilità intelligente e l’adozione responsabile dell’intelligenza artificiale. Ambiti diversi, ma profondamente interconnessi, che delineano il futuro della vita urbana.
Nessuna città può definirsi davvero smart se non garantisce innanzitutto la sicurezza dei propri cittadini. Tuttavia, la sicurezza urbana contemporanea va ben oltre l’installazione di dispositivi o infrastrutture: è un ecosistema che si fonda su fiducia, cooperazione e condivisione delle conoscenze.
Il principio “sharing is caring” sintetizza efficacemente questo approccio. Le esperienze più mature dimostrano che la collaborazione tra amministrazioni, forze dell’ordine e altri attori istituzionali è un elemento chiave. Iniziative europee come PACTESUR2, con il contributo di città come Torino, promuovono modelli di cooperazione transnazionale e investono nella formazione avanzata degli operatori, rafforzando la capacità locale di affrontare minacce sempre più complesse.
Alcune città hanno adottato una visione ancora più strutturata. Nizza, ad esempio, ha sviluppato un approccio proattivo alla gestione del rischio, integrando sistemi di sorveglianza avanzati, soluzioni di allerta alla popolazione e servizi dedicati alla sicurezza degli eventi. L’obiettivo non è accumulare tecnologia, ma costruire un vero e proprio “tempio della sicurezza”, in cui competenze umane e strumenti digitali operano in modo sinergico. I progetti di centri di comando unificati, capaci di integrare dati e coordinare diversi livelli di intervento, rappresentano una best practice per le città europee impegnate a rafforzare la resilienza urbana.
La mobilità è uno degli ambiti in cui la smart city ha trovato applicazioni più concrete e mature. Le città sono organismi dinamici e le aspettative di cittadini e operatori crescono rapidamente: gli spostamenti devono essere sicuri, fluidi ed efficienti. Per rispondere a queste esigenze, non bastano più infrastrutture fisiche; servono capacità avanzate di osservazione, analisi e azione.
I sistemi di trasporto intelligenti stanno dando vita a ecosistemi integrati, in cui l’intelligenza artificiale abilita l’ottimizzazione del traffico in tempo reale e l’analisi predittiva consente di anticipare i modelli di mobilità. Le piattaforme digitali collegano diverse modalità di trasporto, trasformando i dati grezzi in informazioni operative a supporto delle decisioni.
Dalle soluzioni per la gestione dinamica dei flussi, ai progetti per la tutela degli utenti vulnerabili, fino ai centri avanzati di controllo che regolano semafori e servizi da remoto, la mobilità smart sta segnando il passaggio da una gestione reattiva a un approccio proattivo e basato sui dati. È una trasformazione che incide non solo sull’efficienza, ma anche sulla sostenibilità e sulla qualità della vita dei cittadini.
In questo percorso si inseriscono anche esperienze italiane: ad esempio, Roma promuove il modello di smart city attraverso l’uso strategico dei dati e il coinvolgimento di istituzioni, cittadini, imprese e università, anche grazie alla Consulta Smart City Lab come spazio di co-progettazione delle strategie di innovazione urbana; mentre negli ultimi anni la Città metropolitana di Milano ha attuato iniziative orientate alla sicurezza stradale e alla gestione ottimizzata del traffico, integrando sistemi di videosorveglianza intelligente, analisi avanzate e strumenti digitali a supporto delle decisioni operative.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella gestione urbana apre opportunità significative, ma solleva anche interrogativi etici e sociali. Videosorveglianza, analisi dei dati e automazione dei processi richiedono quadri di riferimento chiari, capaci di garantire trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti fondamentali.
In diversi Paesi europei stanno emergendo approcci strutturati alla governance dell’intelligenza artificiale. In Francia, organizzazioni specializzate supportano i comuni nella classificazione dei casi d’uso e nella definizione di metodologie condivise, offrendo maggiore certezza legale e sociale. In Italia, città come Torino hanno sviluppato strategie per la gestione dei dati e istituito comitati etici dedicati. In Finlandia, Tampere promuove un dialogo continuo con i cittadini attraverso hub collaborativi che coinvolgono università e imprese.
Queste esperienze convergono su un punto essenziale: l’IA crea valore solo se è comprensibile, partecipativa e coerente con i principi democratici che regolano la vita urbana. La fiducia dei cittadini diventa così una vera e propria infrastruttura invisibile, senza la quale l’innovazione perde legittimità.
Molti scenari che fino a pochi anni fa sembravano ipotesi astratte sono oggi realtà operative nelle città europee. Concetti nati su slide e prototipi sono diventati strade più sicure, trasporti più efficienti e processi decisionali più informati.
Questo percorso invita a continuare a immaginare. Ogni “E se…?” apre nuove possibilità, perché il futuro urbano non è frutto del caso, ma delle domande che le città scelgono di porsi e della capacità di trasformarle in azioni concrete. È in questo spazio tra visione e responsabilità che si gioca la prossima evoluzione delle smart city.
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