I dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano evidenziano una crescita del 9% del mercato. Medici e pazienti adottano in massa la Gen AI (spesso generalista), mentre il post-PNRR sconta l'incertezza sulla sostenibilità economica dei progetti.
La trasformazione tecnologica della sanità italiana accelera il passo, spinta da investimenti strutturali e da un'adozione spontanea quanto pervasiva dell'Intelligenza Artificiale. Secondo l'ultima ricerca dell'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno "Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell'AI", la spesa per la Sanità Digitale in Italia ha raggiunto quota 2,7 miliardi di euro, segnando una crescita del 9% nell'ultimo anno. Conclusa la fase di implementazione dei fondi PNRR, il Paese si trova ora a gestire un importante patrimonio infrastrutturale (Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, Cartelle Cliniche Elettroniche), ma deve fare i conti con il nodo della sostenibilità finanziaria a lungo termine: un terzo delle strutture pubbliche teme infatti rallentamenti o riduzioni dei progetti avviati.
La cybersecurity si conferma la priorità strategica assoluta per il 90% delle aziende sanitarie, seguita dai servizi digitali al cittadino (81%) e dalla Cartella Clinica Elettronica (76%). Quest'ultima ha ormai raggiunto un livello di diffusione capillare, risultando attiva nell'82% delle strutture e utilizzata dal 77% dei medici specialisti operanti negli ospedali pubblici. Anche l'adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) registra segnali positivi: vi accede il 67% dei Medici di Medicina Generale, il 48% degli specialisti e il 53% dei cittadini italiani (con un incremento di 11 punti percentuali). Tuttavia, la piena operatività del FSE sconta ancora la mancata integrazione con i software aziendali e la complessa gestione del consenso alla consultazione da parte degli utenti.
Il vero elemento di discontinuità è rappresentato dall'esplosione dell'AI Generativa, utilizzata nell'ultimo anno dal 61% dei medici specialisti, dal 61% dei medici di base e dal 37% degli infermieri. Il dato critico risiede nel fatto che, nella quasi totalità dei casi, i professionisti si affidano a piattaforme generaliste non progettate per scopi clinici. La tecnologia sta correndo molto più velocemente delle competenze: sebbene un terzo degli specialisti sia consapevole del rischio di "allucinazioni" degli algoritmi, solo il 17% dichiara di saper riconoscere un contenuto manipolato o generato artificialmente, e appena il 2% dei medici possiede competenze ottime in tutti i domini applicativi dell'AI (conoscenza, abilità d'uso, etica e leadership).
Il fenomeno non risparmia i cittadini: il 36% della popolazione italiana ricorre a chatbot basati su intelligenza artificiale per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie, una quota più che triplicata nell'arco di dodici mesi che sale al 38% tra i pazienti affetti da patologie croniche. La nascita di soluzioni dedicate come "ChatGPT Salute" attira già l'interesse dell'11% dei cittadini, ma gli esperti avvertono che la diffusione di questi strumenti rischia di scardinare la tradizionale alleanza terapeutica tra medico e paziente, offrendo risposte percepite come autorevoli che potrebbero spingere all'autodiagnosi e a decisioni terapeutiche autonome e prive di controllo scientifico.
Sul fronte della Telemedicina, il quadro mostra la chiusura degli interventi del PNRR legati alle Infrastrutture Regionali di Telemedicina (IRT), che si trovano ora in una delicata fase di avviamento ed estensione sul territorio. La Televisita resta il servizio più diffuso, presente nel 62% delle strutture sanitarie e utilizzato dal 29% dei medici, seguita dal Teleconsulto (51%) e dal Telemonitoraggio (28%). Un ruolo sussidiario e di prossimità sempre più marcato è ricoperto dalle farmacie, l'84% delle quali offre servizi di telerefertazione come la Telecardiologia. La sfida dei prossimi mesi sarà governare la transizione dei professionisti verso le nuove piattaforme istituzionali standardizzate, supportandoli con mirati interventi di gestione del cambiamento e di formazione digitale.
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