▾ G11 Media Network: | ChannelCity | ImpresaCity | SecurityOpenLab | Italian Channel Awards | Italian Project Awards | Italian Security Awards | ...
InnovationCity

Datacenter, il 56% dei Top 100 è già a rischio per le ondate di calore

La combinazione di riscaldamento globale e continuo aumento della domanda crea rischi crescenti di lievitazione dei costi e di conflitti con le comunità locali per acqua ed energia, spiega un report di Maplecroft

Ricerche e Trend Transizione Energetica / Sostenibilità

Il trend di aumento delle temperature in tutto il mondo rappresenta un rischio crescente per il regolare funzionamento di oltre la metà dei principali 100 campus di datacenter a livello mondiale, secondo un recente report di Maplecroft, una società di ricerca e consulenza specializzata in risk analysis.

I datacenter, spiega il report, sono progettati per reagire a eventi estremi, per esempio con i generatori di emergenza, e la loro efficienza idrica ed energetica sta migliorando. Tuttavia potrebbero essere messi comunque a dura prova dalla combinazione di alte temperature e domanda sempre crescente di servizi cloud, intelligenza artificiale, e archiviazione dati.

Combinazione che aumenterà le necessità di raffreddamento, e quindi la domanda di acqua ed energia dei datacenter, esponendoli a costi crescenti, potenziali conflitti con le comunità locali per le risorse, e blackout laddove le reti energetiche si riveleranno più vulnerabili.

“Gli operatori di datacenter rappresentano un anello critico nelle supply chain globali, poiché i loro servizi supportano ormai le attività di tutte le organizzazioni”, afferma in una nota Laura Schwartz, Senior Asia Analyst di Maplecroft. “Capire tutta la gamma di rischi che possono minacciare il funzionamento dei datacenter è un imperativo che riguarda il top management e il board”.

Crescenti esigenze di raffreddamento per periodi sempre più lunghi

Le ondate di calore, sottolinea il report, sono già oggi un rischio importante per i data center. In caso di picchi estremi di temperatura, gli operatori possono essere costretti a spegnere i server per evitare danni da surriscaldamento, causando interruzioni dei servizi. Nel 2022, le ondate di calore estive nel Regno Unito e negli USA hanno fatto andare offline diversi data center.

Secondo il Cooling Degree Days Index di Maplecroft, già adesso più di metà (il 56%) dei principali 100 datacenter mondiali è classificato come a rischio “alto” o “molto alto”, percentuale in uno scenario ad alte emissioni (SSP5-8.5) salirà al 68% entro il 2040 e all’80% entro il 2080.

Lo scenario SSP5-8,5 è uno scenario pessimistico in cui lo sviluppo economico continuerà a essere trainato dai combustibili fossili, con emissioni di gas serra molto alte e un aumento della temperatura media di 4,4 gradi entro il 2100. Se si verificasse, dice il report, entro 15 anni appunto il 68% dei grandi datacenter dovranno fronteggiare crescenti esigenze di raffreddamento per periodi sempre più lunghi a causa delle alte temperature, con conseguente aumento di consumi e costi di acqua ed energia.


Acqua, tra le zone più a rischio in Europa Madrid e Mosca

L’elemento principale per il raffreddamento dei data center è l’acqua, usata sia direttamente che indirettamente (per la generazione dell’energia che alimenta i condizionatori). Secondo Maplecroft, un data center di medie dimensioni consuma circa 1,4 milioni di litri di acqua al giorno, fabbisogno che crescerà ulteriormente con l’aumento delle temperature.

Secondo il Water Stress Index di Maplecroft, il 52% degli hub globali sarà ad alto rischio idrico entro il 2030, quota che salirà al 58% entro il 2050. Lo stress idrico non riguarda solo la disponibilità, ma può avere ricadute sociali e politiche, con potenziali conflitti per l’accesso all’acqua che mettono a rischio la benevolenza delle comunità locali e la reputazione delle aziende coinvolte.

Il Medio Oriente è la regione più esposta, con Abu Dhabi, Dubai e Istanbul tutte classificate a rischio “molto alto” entro il 2030. In Africa, Lagos, Johannesburg e Nairobi raggiungeranno la stessa categoria entro il 2050. In Nord America, Los Angeles, San Diego, Denver, Phoenix e Città del Messico affrontano i rischi maggiori. In Europa la città più a rischio è Madrid, seguita da Mosca, mentre Parigi è classificata a medio rischio.


Il calore impatta anche sulle reti elettriche

A tutto questo occorre anche aggiungere il rischio legato alle reti elettriche. I data center rappresentano già oggi circa l’1,5% della domanda globale di energia, percentuale che salirà al 3% entro il 2030. Il raffreddamento costituisce fino al 40% di questo consumo, e aumenterà per il riscaldamento globale, che al contempo riduce l’efficienza della trasmissione, aumentando la probabilità di blackout.

“Gli operatori di data center stanno sviluppando soluzioni innovative per aumentare la resilienza e mitigare i problemi di sostenibilità, ma l’aumento delle temperature rende queste sfide sempre più complesse”, osserva nella nota Capucine May, Consultant di Maplecroft. “La responsabilità è condivisa tra operatori di datacenter, clienti e investitori, che devono valutare le minacce climatiche insieme ai rischi sociali e politici – non solo per la loro resilienza, ma anche per via della crescente attenzione normativa sugli obblighi di gestione dei rischi dei fornitori terzi”.

Tag correlati

Esplora altri articoli su questi argomenti

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato

Related news

Ultime Notizie

Regione Lombardia: al via la seconda edizione del bando 'Collabora & Innova'

Con una dotazione iniziale di 90 milioni di euro, la misura punta a rafforzare la competitività del sistema economico lombardo incentivando la collaborazione tra imprese e centri di ricerca.

29-05-2026

L'Istat rivede al rialzo il Pil italiano, crescita dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su l'anno precedente

Ulteriore rialzo rispetto alla previsione diffusa lo scorso 30 aprile 2026 (Pil Italia: +0,2% la crescita congiunturale, +0,7% quella tendenziale). Ora la variazione acquisita per il 2026 è pari a 0,6%. Rispetto al trimestre precedente, risultano in aumento tutte le principali componenti della domanda interna.

29-05-2026

Greenwashing, debutta in Italia il primo indice per misurare il rischio sanzioni

La necessità è supportata dalle rilevazioni della Commissione Europea, secondo cui il 53% delle dichiarazioni ambientali in Europa è vago o fuorviante, mentre il 40% è del tutto privo di prove. Nei negozi di prodotti non alimentari, ben il 76% delle merci esposte contiene un richiamo ecologico sul packaging o nella pubblicità, senza una base certa.

28-05-2026

Al via la XXII edizione di Start Cup Piemonte Valle d’Aosta: oltre 60.000 euro per le migliori startup innovative

Aperte le candidature per la storica Business Plan Competition. Le migliori idee nate dalla ricerca accademica e scientifica riceveranno premi in denaro, servizi di incubazione e l'accesso al Premio Nazionale per l'Innovazione di Bari.

28-05-2026

Notizie più lette

1 La Sanità Digitale in Italia vola a 2,7 miliardi di euro, ma l'intelligenza artificiale corre più veloce di regole e competenze

I dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano evidenziano una crescita del 9% del mercato. Medici e pazienti adottano in massa la Gen AI (spesso generalista), mentre il post-PNRR sconta l'incertezza sulla sostenibilità economica dei progetti.

2 Monitoraggio dei dipendenti per addestrare l’AI: un interessante intervento dell’avv. Giulietta Bergamaschi, Lexellent

Lavoro e intelligenza artificiale tra legalità e paradossi etici: c'è il rischio di “addestrare il proprio sostituto”.

3 L'intelligenza artificiale sale in cattedra: Microsoft lancia un piano nazionale per formare docenti e presidi alla scuola del futuro

Presentato a Milano il programma gratuito Microsoft Elevate for Educators, per formare docenti e presidi sull'uso etico, inclusivo e responsabile dell'intelligenza artificiale.

4 Plastiche nei compost? I ricercatori individuano con precisione la presenza di inquinanti persistenti come plastiche e le microplastiche

Un’innovativa metodologia messa a punto congiuntamente da Cnr-Isafom e Università degli Studi di Milano permette di individuare con precisione la presenza di inquinanti persistenti – come plastiche e microplastiche - nel compost, distinguendoli da altre sostanze biodegradabili come le plastiche compostabili. Il protocollo di analisi, descritto sulla rivista ACS Sustainable Chemistry & Engineering, favorirà una maggiore sicurezza alimentare e sostenibilità delle catene di approvvigionamento.

Iscriviti alla nostra newsletter

Join our mailing list to get weekly updates delivered to your inbox.

Iscriviti alla newsletter

www.innovationcity.it - 8.5.0 - 4.6.4