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La tecnologia sviluppata dalla deeptech Alkelux utilizza nano-polymer dots ricavati dai residui di lavorazione per creare un packaging alimentare antimicrobico che combatte virus, batteri e funghi senza perdere efficacia una volta integrato nelle plastiche industriali.
Una delle sfide più costose e complesse della filiera agroalimentare italiana, lo spreco della frutta fresca e dei prodotti altamente deperibili, trova una nuova risposta tecnologica grazie all'ingegno di una startup made in Italy. Sviluppato da Alkelux, startup deeptech con sede a Sassari fondata dal chimico Matteo Poddighe, un innovativo additivo a base di nano-polymer dots promette di triplicare la conservabilità delle fragole, passando dai tradizionali tre giorni a quasi dieci, e di contrastare efficacemente il deterioramento alimentare lungo tutto il comparto dell'ortofrutta.
Il principale nemico dei piccoli frutti è la Botrytis cinerea, la comune muffa grigia responsabile del degrado precoce della frutta fresca. Sebbene la chimica dei materiali cerchi da decenni di rallentare questo processo integrando sostanze antimicrobiche nelle plastiche per il packaging, il limite storico è sempre stato la perdita d'efficacia del principio attivo una volta incorporato nel film plastico industriale. Alkelux ha superato questo ostacolo partendo da una materia prima insolita e a costo zero: la peluria delle radici di liquirizia, uno scarto industriale inutilizzato che rappresenta centinaia di tonnellate all'anno nella filiera calabrese.
I recenti test di laboratorio, validati da enti terzi, hanno dimostrato che i nano-polymer dots derivati da questo scarto vantano una triplice azione antimicrobica, capace di eliminare fino al novantotto percento della carica virale, inibire i batteri Gram-positivi e bloccare la crescita del micelio fungino. Il dato industriale più rilevante riguarda il comportamento della tecnologia nel passaggio in vivo: a differenza di molte soluzioni presenti sul mercato, i film plastici arricchiti con i nanomateriali di Alkelux mantengono un'elevata attività inibitoria per circa otto-nove giorni. Dopo le fragole, l'azienda sta già espandendo le proprie applicazioni verso il packaging della carne, il settore della panificazione e i dispositivi biomedicali monouso, confermando come i rifiuti agricoli possano diventare una risorsa chiave per la sostenibilità e la sicurezza alimentare del futuro.
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