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Uno studio di Deloitte Economics per il CNR e l'Unione Matematica Italiana rivela l'impatto strategico della matematica sul PIL, sull'occupazione e sull'innovazione tecnologica, evidenziando al contempo i ritardi negli investimenti e nel trasferimento tecnologico.
La matematica rappresenta da sempre il linguaggio fondamentale dello sviluppo umano e, nella moderna società digitale, il suo ruolo è diventato centrale non solo per le discipline tradizionali, ma anche per biologia, medicina, economia e intelligenza artificiale. Secondo lo studio “L'impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato da Deloitte Economics per il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Unione Matematica Italiana, l'impatto economico diretto della ricerca matematica ammonta a 308,5 miliardi di euro, ai quali si sommano gli effetti indiretti e indotti lungo le filiere produttive e attraverso la spesa dei lavoratori, portando il contributo complessivo a ben 680 miliardi di euro, pari al 34% del PIL nazionale. Un analogo valore si registra sul fronte occupazionale, dove la disciplina sostiene direttamente e indirettamente 8,4 milioni di posti di lavoro, pari al 35% dell'occupazione del Paese, generando inoltre un gettito fiscale di 296 miliardi di euro. Tra i settori a maggiore intensità di utilizzo figurano gli studi di architettura e ingegneria, la programmazione e consulenza informatica e la ricerca scientifica e sviluppo.
A livello internazionale, l'analisi evidenzia una forte correlazione positiva tra le competenze matematiche, misurate tramite i test PISA, e indicatori chiave come il PIL pro-capite e la produttività oraria del lavoro. Nonostante la produzione scientifica italiana registri eccellenze di rilievo con un primato nella produttività degli autori per pubblicazione e ottimi posizionamenti per citazioni, permangono criticità significative: l'Italia destina alla ricerca e sviluppo solo l'1,3% del PIL, a fronte di una media europea del 2,26%, e sconta un divario nel trasferimento tecnologico, con una scarsa collaborazione tra università e imprese e una limitata produzione di brevetti rispetto ai principali partner europei. Tuttavia, la spinta verso l'innovazione è trainata anche dal forte sviluppo dell'intelligenza artificiale, destinata a generare un incremento del PIL e a registrare una crescita esponenziale sia nelle aziende sia nell'attenzione mediatica, confermando la necessità di investire con convinzione nella formazione in discipline STEM e nelle competenze avanzate per guidare la transizione digitale del Paese.
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