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L'idrogeno è considerato un elemento chiave per la transizione energetica e la decarbonizzazione dell'economia europea entro il 2050.
Tracciare l’origine con le analisi isotopiche, distinguendo l’idrogeno verde prodotto da fonti rinnovabili da quello fossile. E' quanto si propone il progetto HyTra, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach (FEM) e realizzato in collaborazione con il Centro Interuniversitario di Ricerca sull'Inquinamento e sull'Ambiente di Perugia. Un'iniziativa di ricerca finanziata con le risorse del programma RepowerEU, nell'ambito dell'Investimento 3.5 «Ricerca e sviluppo sull'idrogeno» della Misura 2 Componente 2 del PNRR.
Il progetto HyTra è coordinato dalle unità di ricerca Tracciabilità e Bioeconomia del Centro Ricerca e Innovazione che vantano una consolidata e riconosciuta esperienza nell’ambito dell’analisi isotopica e della tracciabilità dei prodotti nonché nello studio delle potenzialità di valorizzazione energetica dei sottoprodotti e degli scarti di filiera.
Obiettivi
L'idrogeno è considerato un elemento chiave per la transizione energetica e la decarbonizzazione dell'economia europea entro il 2050. La strategia europea sull'idrogeno prevede un ruolo crescente per questo vettore energetico, in particolare nei settori dove le alternative a basse emissioni di carbonio sono ancora limitate. Tuttavia, per garantire il successo di questa transizione, è fondamentale poter certificare l’origine rinnovabile dell’idrogeno utilizzato. Attualmente, la maggior parte dell'idrogeno prodotto a livello globale è di origine fossile, con un impatto ambientale significativo. Garantire la tracciabilità dell’idrogeno verde è quindi essenziale per prevenire fenomeni di greenwashing, promuovere la trasparenza del mercato e sostenere politiche e investimenti sostenibili.
Il progetto si basa su un approccio analitico all'avanguardia che sfrutta le potenzialità dell'analisi del rapporto isotopico dell'idrogeno e intende porre le basi per la creazione di un mercato trasparente e affidabile per l'idrogeno verde. Si tratta di una prima fase di valutazione preliminare del metodo, che, in seguito alla sua validazione, potrà essere utilizzato per certificare l'origine rinnovabile dell'idrogeno, garantendo ai consumatori e alle aziende la sua sostenibilità.
Dai risultati della nuova ricerca emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi sono riferibili alla stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi.
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