: L'innovazione per le PMI al centro dell'evento del prossimo 24 febbraio 2026 | Lainate (Milano) | La Pista
Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano le grandi imprese italiane si avvicinano lentamente all’AI ma ne colgono in fretta il valore. Così il mercato cresce, aspettando la maturazione delle PMI
Ultime nell’Unione Europea per il loro tasso di “approccio” generale all’Intelligenza Artificiale – e non è certo un bene, anche se il fenomeno ha i suoi motivi – ma seconde quando si va a valutare il tasso di adozione concreta dell’AI, ossia la quota degli utenti che l’hanno inserita in progetti a regime e non sono di test. Queste sono le imprese italiane per come le descrive in questa fase del mercato l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Un ritratto che ha diversi elementi confortanti ma che prevedibilmente conferma sia i classici gap tecnologici italiani rispetto alle medie europee, sia la storica difficoltà delle piccole-medie imprese a tenere il passo delle più grandi quando si tratta di innovazione.
Di buono c’è indubbiamente la crescita del mercato AI nazionale, che nel 2024 ha mosso qualcosa come 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% rispetto al 2023. È quasi ovvio che molto di questa crescita sia legata all’appeal dell’AI Generativa, ma non in maniera eccessiva: soprattutto le sperimentazioni che utilizzano anche la Generative AI hanno rappresentato il 43% del valore, mentre il resto è stato costituito in prevalenza da soluzioni di Artificial Intelligence tradizionale.
Questo equilibrio – temporaneo, dato l’interesse generale per la GenAI – si riflette anche sulla distribuzione degli investimenti per settore di mercato: si spende di più negli ambiti dove l’AI è già collaudata (Telco/Media e Assicurazioni, seguiti da Energia, Utility e Banking/Finance) ma c’è anche una forte accelerazione di ambiti – come GDO e Retail – molto interessati alle applicazioni di AI più recenti. Conta ancora poco Pubblica Amministrazione, che punta molto sull’AI ma per ora fa solo il 6% del mercato.
Come in altri settori dell’innovazione tecnologica, anche per l’AI l’Italia fa sempre un po’ più fatica a partire rispetto a molte altre nazioni europee. Considerando quelle più “propulsive” e con un peso di mercato maggiore (oltre all’Italia, si tratta di Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito e Spagna), se la quota media delle grandi imprese che hanno almeno valutato un progetto di AI è dell’89%, il nostro Paese si ferma all’81%. Se si guarda alla quota delle imprese che ha già un progetto AI attivo, poi, la media europea è del 69% e l’Italia staziona al 59%. Ossia all’ultimo posto tra i Paesi analizzati.

La storica “ritrosia” tecnologica delle PMI italiane non aiuta, peraltro, a risalire le classifiche di adozione dell’AI. Il 58% delle PMI nazionali è sì interessato al tema, ma solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha effettivamente avviato progetti concreti di Intelligenza Artificiale, puntando sullo sviluppo interno o rivolgendosi a fornitori esterni. I freni maggiori per l’AI nelle PMI sono probabilmente tecnologici e di approccio: non si fa Intelligenza Artificiale senza una gestione strategica, matura e strutturata dei dati, un prerequisito che però nelle PMI italiane raramente viene soddisfatto.
A pesare, per le aziende di qualsiasi dimensione, è comunque anche il fatto che l’AI e in particolare la sua “versione” generativa sono ambiti complessi e – specie la GenAI – in forte evoluzione lato strumenti effettivamente implementabili. Non a caso, l’Italia si posiziona assai meglio, nei confronti con l’Europa, quando si tratta di utilizzo di strumenti di GenAI pronti all’uso: il 53% delle grandi aziende ha infatti già acquistato licenze di tool GenAI (principalmente ChatGPT o Microsoft Copilot): più di Francia, Germania e Regno Unito. Le PMI non fanno questo “scatto”: solo l’8% ha acquisito licenze per tool AI pubblici, segno che a investire in tal senso sono per lo più le stesse che comunque già lavorano sull’AI, più una quota marginale e con investimenti estremamente contenuti.
Le imprese nazionali sono, di fronte all’AI, lente a muoversi e forse anche dubbiose sul ritorno possibile dei loro investimenti, al netto dell’hype di mercato che certo non manca. Ma il lato positivo della medaglia è il loro tradizionale pragmatismo: una volta che l’AI ha dimostrato un qualche valore, il passaggio dai progetti di test alle implementazioni vere e proprie può essere veloce. Il 25% delle aziende nazionali, infatti, ha già progetti a regime: una percentuale che ci pone al secondo posto tra le nazioni UE esaminate. Il 65% delle grandi aziende attive nell’AI – spiega poi l’Osservatorio – sta inoltre sperimentando anche nel campo della Generative AI, soprattutto per sistemi conversazionali a supporto degli operatori interni.
Non guasta nemmeno che le aziende stiano considerando abbastanza attivamente anche le principali problematiche collegate all’implementazione e all’utilizzo dell’AI. Ad esempio, il tema generale della compliance delle iniziative di AI, in particolare in riferimento all’AI Act europeo: il 28% delle grandi realtà attive in progetti AI ha adottato delle misure concrete per l’osservanza delle norme. Una percentuale bassa, sì, ma potrebbe essere decisamente peggiore perché in questa fase la chiarezza del quadro normativo non è esattamente cristallina. Tanto che il 52% delle imprese dichiara di non aver compreso a pieno l’AI Act e le norme collegate.

Più in generale, le grandi aziende italiane si mostrano consapevoli dei rischi di un utilizzo non governato dell’AI: in più di 4 su 10 ci sono linee guida e regole per l’utilizzo delle piattaforme e delle funzioni di Intelligenza Artificiale e nel 17% è vietato l’uso di tool non approvati, per evitare logiche di Shadow AI.
Ma cosa fanno le aziende italiane con l’AI, in questa fase del mercato? Se guardiamo alle grandi imprese, più tecnologicamente evolute e pronte per l’Intelligenza Artificiale come direttrice di evoluzione tecnologica a lungo termine, i progetti più diffusi (34% dei casi) riguardano le funzioni di analisi/esplorazione dei dati e quelle predittive e per l’ottimizzazione dei sistemi e dei processi. Ad esempio: applicazioni per previsione della domanda, ottimizzazione dei flussi di trasporto o dei piani di produzione, identificazione di attività anomale o fraudolente. A seguire da vicino per diffusione (32% dei casi) sono le soluzioni di analisi testuale, classificazione e conversazionali. Più distanti (17%) sono i cosiddetti Recomendation System.
La crescente diffusione della GenAI influisce sul tipo di progetti in corso, ovviamente. Così i sistemi conversazionali sono quelli a maggior crescita (+86% anno su anno) e l’Osservatorio sottolinea come siano sempre più spesso impiegate tecniche di Retrieval Augmented Generation, che arricchiscono i Large Language Model standard con conoscenza verticale (normative, manuali, documentazione) di settore o addirittura propria dell’azienda utente. Anche i motori di raccomandazione stanno usando sempre più spesso componenti di GenAI, per comprendere meglio la semantica dell’interazione tra l’utente e le piattaforme che utilizza.

Se dalle grandi realtà si passa alle sole PMI, si nota che le iniziative di AI nascono per soddisfare necessità sempre importanti ma più basilari: i risultati cercati nei progetti di AI sono quelli più “tradizionali” e conseguibili a breve termine, come in primo luogo aumentare l’efficienza operativa e, nello specifico delle aziende di prodotto, l’ottimizzazione dei processi produttivi.
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, quando si parla della diffusione concreta delle nuove tecnologie nel tessuto imprenditoriale italiano. Ma le potenzialità ci sono tutte, grazie anche al fatto che a livello nazionale ed europeo sono state attivate diverse politiche internazionali pensate per sostenere la ricerca scientifica e tecnologica. E soprattutto grazie al fatto che l’Italia si posiziona bene, sullo scenario europeo, per la produzione scientifica in campo AI. Soffre semmai il trasferimento tecnologico, perché resta la difficoltà di puntare sulle “spalle larghe” della ricerca per far crescere realtà imprenditoriali innovative.
Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige ospitano sette sedi di gara, dislocate in quattro cluster principali: Milano, Cortina d'Ampezzo, Valtellina (Bormio e Livigno) e Val di Fiemme (Predazzo e Tesero). A queste si aggiungono le località specifiche per il biathlon (Anterselva), in Alto Adige, nel comprensorio della Val Pusteria, mentre la cerimonia di chiusura avverrà all'Arena di Verona, il prossimo 22 febbraio.
18-02-2026
Sotto la guida di PoliMi con la collaborazione di PoliBa, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università di Padova e cinque partner industriali italiani, “Wasteless” unisce intelligenza artificiale e machine learning, sensoristica avanzata e progettazione di geometrie complesse per ridurre difetti, sprechi e consumi energetici, aumentando affidabilità e qualità dei componenti nell’industria 4.0 e nel settore aerospaziale.
18-02-2026
La rete regionale conta oggi nove Cluster già riconosciuti, ciascuno attivo su un ambito tecnologico strategico per la competitività e il tessuto industriale lombardo.
18-02-2026
Per abbattere le emissioni di carbonio, una delle rotte più promettenti è l'immissione di idrogeno nelle reti gas (oggi permessa fino al 2%). Questa strategia mira a pulire l'energia destinata a case, industrie e trasporti, settori che oggi dipendono ancora fortemente dal metano.
18-02-2026
L’installazione, che si sviluppa su una lunghezza di 40 metri, si compone di due elementi architettonici distinti. Sfera di neve: concepita come spazio interattivo diurno al calar del sole, si trasforma in una superficie di proiezione per scenografici contenuti visivi generati dall’IA. Manto di cristallo: una struttura scultorea ispirata alla geometria cristallina della brina e dei fiocchi di neve, che ospita al suo interno l’esperienza immersiva di retail virtuale potenziata dall’IA.
Il bando punta a rafforzare la competitività del sistema produttivo regionale sostenendo start-up capaci di trasformare ricerca e innovazione in valore economico e occupazionale.
L'analisi del Centro Studi Gambling.com svela il profilo del pubblico dei Giochi invernali: il 53% appartiene a fasce di reddito elevate e il pubblico femminile raggiunge il 45%, contro il 31% medio di altre discipline sportive. Lo Snowboard e l'Hockey guidano i trend di ricerca.
Positivo anche l'impatto digitale dei Giochi, che sui social hanno generato 46 milioni di reazioni, 3 milioni di interazioni e un aumento del 292% dei follower, mentre gli utilizzatori del sito web dei Giochi e delle app sono 89 milioni.