Nella terza edizione della ricerca internazionale ESG Monitor di SEC Newgate emerge che gli italiani sempre più interessati, ma il 61% è pessimista.
Nel nostro paese più di 6 persone su 10 hanno una percezione negativa della direzione intrapresa dall'Italia in termini di sostenibilità, nonostante nell’ultimo anno sia aumentata in modo significativo la percentuale di coloro che hanno un’opinione positiva al riguardo (dal 21% del 2022 al 39% del 2023). Un senso di pessimismo che riguarda sia l’operato delle istituzioni sia l’impegno delle imprese, piccole e grandi, ma che non diminuisce l’interesse degli abitanti della Penisola verso le questioni ESG, che risulta invece in crescita. Di qui aspettative sempre più alte e la richiesta che alle dichiarazioni di intenti seguano azioni concrete, delle istituzioni e delle aziende. È quanto emerge riguardo all’Italia nella terza edizione della ricerca internazionale ESG Monitor di SEC Newgate, gruppo globale di comunicazione strategica, advocacy e ricerca.
Sul fronte delle istituzioni, gli italiani ritengono che le priorità da affrontare siano un'assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili (38%), il miglioramento delle retribuzioni e delle condizioni dei lavoratori (30%) e la necessità di limitare la pressione del costo della vita (27%). I risultati mostrano anche un aumento significativo delle preoccupazioni riguardanti il grado di preparazione alle catastrofi naturali (in crescita di +5 punti percentuali) e il rafforzamento della risposta alla violenza contro le donne (+3 p.p.). Priorità che si legano indissolubilmente alle problematiche ambientali e sociali che stanno caratterizzando le cronache del nostro Paese ormai da diverso tempo.
Ma grande è anche l’attenzione verso il mondo dell’impresa. L’86% degli italiani (+3% sul 2022), infatti, ritiene importante che le aziende si impegnino sui temi ESG, rispetto al 77% degli intervistati a livello mondiale. Nello specifico, il 72% concorda sul fatto che le aziende dovrebbero affrontare in primis i temi rilevanti per i loro dipendenti e clienti (70% a livello globale).
Complessivamente, l’ESG Monitor rileva che, nonostante le pressioni legate all’elevato costo della vita, gli italiani risultano tra i più attenti ai temi della sostenibilità a livello mondiale, con l’82% delle persone che afferma di essere interessato alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG), posizionandosi secondi solo agli Emirati Arabi Uniti (86%). Un dato in crescita del +10% rispetto al 72% dello scorso anno, in cui le risposte nazionali erano risultate influenzate dalla crisi geopolitica mondiale.
“Rispetto a quanto rilevato nella scorsa edizione dell’ESG Monitor - ha dichiarato Fiorenzo Tagliabue, Group CEO di SEC Newgate – quest’anno notiamo una decisa ripresa dell’interesse degli italiani rispetto ai temi ESG. Si tratta di una conferma dell’importanza della sostenibilità nell’agenda della comunità italiana, dopo il calo di interesse dell’anno scorso per effetto della guerra in Ucraina e dell’aumento del costo della vita. Istituzioni e imprese sono perciò chiamate ad impegnarsi in maniera decisa su questi temi, dimostrando di essere in grado di ottenere risultati positivi a livello ambientale e sociale attraverso le proprie iniziative ed evitando, di conseguenza, fenomeni di greenwashing che incidono negativamente sulla reputazione”.
Infatti, come evidenzia il report, il mancato impegno delle imprese in ambito ESG, unito alla mancata o scarsa condivisione dei propri sforzi, può incidere negativamente sull’attrazione e fidelizzazione dei clienti. In altre parole, le opinioni degli italiani sull’impegno ESG hanno un impatto sui loro comportamenti: la scelta del cibo che mangiano (71% dei rispondenti), i prodotti che acquistano (69%), le modalità di viaggio e le intenzioni di voto (62% in entrambi i casi).
L’impegno concreto vale anche più dei risultati: anche se non dovessero ottenere risultati soddisfacenti al primo tentativo, le aziende dovrebbero continuare a provarci e moltiplicare il proprio impatto collaborando con altre organizzazioni e responsabilizzando i membri delle comunità.
Inoltre, oltre 7 persone su 10 (72%) ritengono che le aziende dovrebbero comunicare in modo più trasparente e facile i risultati del loro impegno in ambito ESG a consumatori e investitori. Per garantire tale impegno, il 75% degli intervistati (70% a livello globale) ritiene che tocchi ai governi fare di più per introdurre e applicare norme più efficaci e cogenti in materia di comunicazione ambientale, così da contribuire a garantire condizioni eque.
Tuttavia, sono pochissimi gli italiani (7%) che dichiarano di cercare spesso informazioni o di fare ricerche sulle attività o sulle prestazioni ESG di un'azienda e il 49% dichiara di non fidarsi di ciò che le aziende dichiarano sulle attività o performance ESG.
A livello mondiale, il bilancio tra percezione positiva e negativa rispetto alla direzione intrapresa dal proprio Paese in termini di sostenibilità è più equilibrato rispetto alla situazione italiana (49% vs 51%), mentre la quota di persone interessate alle questioni ESG è più basso, pari al 67%. La GenY è risultata significativamente quella più attenta ai temi ESG rispetto alle altre (72% vs 65%). Tale attenzione si ripercuote sui comportamenti e sul modo in cui valutano le aziende in materia di ESG, in particolare quando prendono decisioni sul lavoro (58%) o quando effettuano investimenti (57%).
Il sondaggio sottolinea che si sta riscontrando una risposta positiva sui temi ESG da parte delle aziende di quasi tutti i settori e i Paesi, ma permane scetticismo sul loro effettivo coinvolgimento sulle questioni cruciali. In particolare, i partecipanti all’indagine criticano le imprese per la cattiva gestione ambientale, l'uso eccessivo di plastica, lo sfruttamento dei lavoratori, l’eccessivo orientamento al profitto rispetto al benessere dei clienti o della comunità in cui si opera, una transizione ancora lenta verso la sostenibilità.
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