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8 marzo: nello space tech ancora poche donne ai vertici e meno del 10% dei piloti è di genere femminile

Sebbene più brave dei colleghi maschi (voto medio di laurea 104,2 su 110 per le donne, 102,3 degli uomini; studi conclusi nei tempi previsti per il 57,6% delle donne contro il 53% degli uomini), le laureate in discipline STEM in Italia sono ancora poche e con qualche difficoltà in più a trovare lavoro. In ambito space tech negli USA solo il 13,4% della forza lavoro è composta da donne mentre, in Italia, su 500 imprese aerospaziali, le donne sono presenti nel 10% dei casi.

Ricerche e Trend

Negli ultimi anni la presenza femminile nelle discipline STEM è aumentata a livello europeo e nazionale, sino ad arrivare, secondo i dati di Eurostat, a rappresentare circa il 52% della forza lavoro complessiva nelle scienze e tecnologie in Europa e il 31% in Italia nel 2023.

Eppure nel settore space tech la presenza delle donne è ancora significativamente inferiore rispetto a quella degli uomini: negli Stati Uniti nel 2021 solo il 13,4% della forza lavoro in ambito aerospaziale era composta da donne mentre, in Italia, nel 2019 su 500 imprese della space industry (con media 85 dipendenti) la percentuale di donne impiegate era inferiore al 10% nel 63% dei casi.

Inoltre meno del 10% dei piloti è di genere femminile (meno del 7% se si escludono le studentesse) e dall’inizio delle missioni, su 600 astronauti, solo 72 donne sono andate nello spazio.

"Il settore aerospaziale è a predominanza maschile e questa purtroppo non è una novità. In Italia e in Europa si stanno facendo investimenti significativi per promuovere la parità di genere, ma l’approccio presenta spesso dei limiti - sostiene Ilaria Cinelli, Senior Institutional Business Developer in AIKO, scaleup torinese che sviluppa software avanzati basati su Intelligenza Artificiale e automazione per applicazioni spaziali. - Un esempio evidente sono gli eventi istituzionali di alto profilo, dove la maggioranza dei partecipanti è composta da uomini. O, ancora, l’idea che l’educazione di genere sia utile solo alle ragazze: al contrario è fondamentale educare maschi e femmine, affinché crescano consapevoli delle discriminazioni. La formazione, inoltre, non dovrebbe limitarsi a studenti e studentesse: è necessario che chi lavora già nel settore sviluppi una sensibilità sul tema, così da arrivare a scardinare pregiudizi e ostacoli professionali che impediscono alle donne di raggiungere posizioni di leadership nella space industry".Cinelli è ricercatrice e ha comandato dieci missioni “analoghe”, ovvero simulazioni di missioni spaziali condotte sulla Terra in ambienti che riproducono condizioni simili a quelle dello spazio (o di altri corpi celesti, come la Luna o Marte) utili a testare tecnologie, protocolli operativi e a studiare il comportamento umano in tali situazioni. In AIKO si occupa di creare e consolidare relazioni strategiche con enti istituzionali, agenzie governative e organizzazioni internazionali per supportare la crescita e il posizionamento dell’azienda nel settore space tech.

Tra gli obiettivi di AIKO c’è quello di sostenere e promuovere l’inclusione e la diversità in ambito aerospaziale: per questo la scaleup fa parte della divisione europea ed è membro fondatore del comitato torinese di Women in Aerospace (WIA), una delle organizzazioni internazionali più attive nel promuovere la partecipazione delle donne nel settore aerospaziale mediante numerose iniziative, tra cui eventi e programmi di mentorship. AIKO, inoltre, ha inserito all’interno delle proprie politiche di responsabilità aziendale l’obiettivo di arrivare nei prossimi anni a raggiungere la parità di genere, aumentando ulteriormente la percentuale di donne assunte: a oggi la presenza femminile nella scaleup è del 24%, perlopiù impiegate in ruoli tecnici, superiore alla media nazionale.

STEM: le donne migliori all’Università, ma trovano meno lavoro

Sebbene più brave dei colleghi maschi (voto medio di laurea 104,2 su 110 per le donne, 102,3 degli uomini; studi conclusi nei tempi previsti per il 57,6% delle donne contro il 53% degli uomini), le laureate in discipline STEM in Italia sono ancora poche e con qualche difficoltà in più a trovare lavoro: a cinque anni dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione femminile è del 90,9% contro il 94,1% di quello maschile.

Secondo Cinelli: Il mondo del lavoro deve evolversi con azioni concrete. Servono incentivi all’assunzione di donne, ma anche misure di supporto per chi ha dovuto interrompere la carriera per motivi familiari o di salute, facilitando il reinserimento professionale. Inoltre, i datori di lavoro dovrebbero promuovere corsi di formazione sulla comunicazione inclusiva, non come iniziative isolate, ma come strumenti strutturali per migliorare l’ambiente lavorativo a livello nazionale. Programmi di mentoring, networking e formazione sono strumenti chiave per abbattere bias e stereotipi e per garantire che il talento possa realmente emergere. L’inclusione non è un obiettivo che si raggiunge dall’oggi al domani, ma un processo di trasformazione culturale che richiede tempo, impegno e cambiamenti concreti nelle strutture e nelle mentalità”.

Lo Spazio non è un mestiere da donne

Le barriere e i bias di genere sono radicati in una cultura che per troppo tempo ha considerato il settore come prevalentemente maschile.

Un esempio celebre è quello che ha visto per protagonista l’astronauta statunitense Sally Ride: quando si stava preparando per la sua missione del 1983 a bordo dello Space Shuttle Challenger, gli ingegneri della NASA le chiesero se 100 tamponi mestruali sarebbero stati sufficienti per una missione di una settimana.

Un altro caso è il rinvio della prima passeggiata spaziale interamente femminile fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2019: l’evento, che avrebbe dovuto segnare un momento storico, è stato posticipato perché a bordo non c'erano tute spaziali della taglia adatta per entrambe le astronaute.

“Il primo episodio evidenzia una mancanza di considerazione, oltre che scarsa conoscenza, per le esigenze specifiche delle donne nello spazio; il secondo rende palese come l’infrastruttura sia stata pensata a uso maschile, senza considerare le astronaute. La progettazione delle attrezzature spaziali ha storicamente dato priorità agli uomini, con conseguenze pratiche che hanno limitato la partecipazione femminile alle operazioni extraveicolari. Cambiare questa mentalità richiede non solo la presenza di più donne in ruoli di leadership, ma anche una revisione strutturale delle politiche e delle pratiche per garantire un ambiente di lavoro equo e inclusivo per tutti”, osserva Cinelli.

Investire in formazione, all’università e nelle aziende

In Italia e in Europa si stanno facendo investimenti significativi per promuovere la parità di genere nella space industry ma, secondo Ilaria Cinelli, è fondamentale che l'educazione arrivi sia alle nuove generazioni attraverso scuola e università, sia alle generazioni più grandi che già hanno ruoli di responsabilità in azienda. Corsi e workshop sulla parità di genere sono importanti, ma rischiano di rimanere attività isolate se non vengono integrati nella cultura aziendale. Inoltre si tende a insegnare la leadership alle donne in modo diverso rispetto agli uomini, come se questa richiedesse strumenti e metodi distinti, invece di riconoscervi una competenza che trascende il genere.

“Per garantire una crescita sostenibile del settore aerospaziale e, più in generale, dell’industria tecnologica italiana, è necessario un approccio più ampio, che tenga conto non solo della parità di genere, ma anche dell’inclusione intergenerazionale. Finché non si comprenderà che sia il genere sia la diversità generazionale sono fattori essenziali per la crescita del nostro Paese, il raggiungimento di una semplice parità numerica non sarà sufficiente. Serve una cultura che valorizzi il talento, indipendentemente dal genere o dall’età, e che crei un ambiente di lavoro realmente inclusivo, capace di attrarre e trattenere le migliori risorse nel settore aerospaziale” conclude Cinelli.

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