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Monitoraggio dei dipendenti per addestrare l’AI: un interessante intervento dell’avv. Giulietta Bergamaschi, Lexellent

Lavoro e intelligenza artificiale tra legalità e paradossi etici: c'è il rischio di “addestrare il proprio sostituto”.

Intelligenza Artificiale

Non si è mai sopito il dibattito attorno alla notizia secondo cui Meta avrebbe registrato movimenti del mouse e input da tastiera dei dipendenti con l’obiettivo di addestrare sistemi di intelligenza artificiale (AI). Un tema che solleva interrogativi cruciali sul rapporto tra innovazione tecnologica, diritti dei lavoratori e sostenibilità sociale del cambiamento.

“Il tema trattato nell'articolo tocca il cuore dell'evoluzione del lavoro nell'era dell'intelligenza artificiale e apre un dibattito etico-giuridico estremamente complesso” commenta Giulietta Bergamaschi, managing partner dello studio legale Lexellent ed esperta di diritto del lavoro.

“In termini legali (pensiamo allo Statuto dei Lavoratori o al GDPR), la discriminante è la finalità e la trasparenza: 

  • monitoraggio occulto: acquisire schermate e movimenti del mouse per sorvegliare la produttività o il comportamento del dipendente senza un accordo sindacale o una giustificazione organizzativa è generalmente illegale.
  • finalità di addestramento: se l'attività di "registrazione" è parte integrante della mansione (es. l'operaio digitale che "mostra" all'AI come risolvere un task), diventa lecita, a patto che il lavoratore ne sia consapevole e che i dati siano trattati correttamente. In questo caso, il mouse è uno strumento di produzione.

Stiamo già assistendo alla nascita di figure come l'AI Tutor o il Data Labeller. Il paradosso, però, è proprio che il lavoratore sta trasferendo il proprio know-how tacito (l'esperienza, l'intuito, la capacità di risolvere problemi) in un modello matematico. Una volta che il software ha "imparato" a replicare quei movimenti e quelle decisioni con un'accuratezza sufficiente, il valore del supervisore umano rischia di scendere drasticamente. Dal punto di vista puramente economico/aziendale, il rischio di licenziamento post-addestramento potrebbe essere concreto. Tuttavia, la questione è sociale e politica:

  • obsolescenza della mansione: se l'AI sostituisce integralmente il compito, l'azienda potrebbe optare per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
  • evoluzione vs sostituzione: la sfida del prossimo decennio sarà stabilire se chi addestra l'AI abbia diritto a una forma di tutela specifica anche in quanto detentore della conoscenza trasferita, per evitare che i lavoratori vengano usati come "combustibile" per alimentare la tecnologia che li renderà superflui.

Dunque, se l'attività è contrattualizzata come addestramento, la barriera dell'illegalità cade, ma si apre un problema etico enorme: stiamo chiedendo ai lavoratori di costruire, click dopo click, il proprio sostituto. È un passaggio che richiederà nuove tutele contrattuali condivise fra le parti e un ragionamento sul ruolo degli ammortizzatori sociali”.

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