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Transizione energetica, a che punto siamo in Italia

Come arginare l'aumento delle bollette? I risultati ottenuti finora, i progetti di governo e produttori di energia, gli strumenti disponibili per le imprese: se n'è parlato a un evento di Assolombarda, con Arera GSE e operatori del settore

Transizione Energetica / Sostenibilità

Gli aumenti dei costi dell’energia negli ultimi mesi e il perdurare dell’incertezza geopolitica hanno riportato la transizione energetica al livello di massima priorità in Italia. Per capire a che punto siamo, su cosa stanno lavorando governo, istituzioni e produttori di energia, e su quali strumenti possono contare le aziende, si è tenuto in questi giorni l’incontro “Le imprese al centro della transizione energetica” di Assolombarda, con la partecipazione di Arera, GSE, e di diversi operatori del settore.

La discussione è partita dal forte aumento dei costi dell’energia nel 2024, dopo un 2023 relativamente tranquillo. Secondo il Centro Studi Assolombarda la quotazione del gas naturale europeo è raddoppiata negli ultimi 12 mesi, superando i 50 euro/MWh a fine gennaio. Questo ha fatto salire anche il costo dell’energia elettrica, a causa del meccanismo di formazione del prezzo che lega appunto energia e gas.

In Italia, che dipende dal gas più di altri paesi europei, l’energia elettrica a gennaio 2025 è costata in media oltre 143 euro/MWh mentre Spagna, Francia e Germania hanno pagato rispettivamente il 32%, il 29% e il 20% in meno.

"Puntare anche sul nucleare"

“L’Italia è un paese manifatturiero senza materie prime: un sistema economico in cui l’energia è fondamentale, ma le bollette che pagano le nostre imprese sono tra le più alte al mondo”, ha detto Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda. “Soluzioni ce ne sono, ma vanno attuate. Dobbiamo disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’energia, fare acquisti comuni europei, puntare sui rigassificatori e velocizzare i permessi sulle rinnovabili. E poi puntare seriamente sul nucleare moderno, che ci permetterà - insieme alle altre fonti come le rinnovabili - di avere una bolletta competitiva pur sostenendo l’aumento del fabbisogno energetico. Ma per farlo occorre lavorare sull’accettabilità di tutte le soluzioni energetiche, superando la logica del “no” che guida anche alcune amministrazioni locali”.

Il mondo delle imprese, continua Spada, non ha dubbi sulla necessità di sviluppare le rinnovabili, “ma non possiamo abbandonare il gas, che in questo momento ci aiuta a mantenere il prezzo dell’energia su livelli non proibitivi. E in futuro per completare il mix sarà fondamentale, oltre al nucleare, anche l’idrogeno”.

Rinnovabili in Italia, una storia di grandi entusiasmi e stop improvvisi

Stefano Besseghini, presidente di Arera, ha completato lo scenario. “Un elemento fondamentale è che abbiamo perso il combustibile di transizione: i costi del GNL non sono più quelli del passato, abbiamo attuato interventi strutturali per stabilizzarlo, ma per anni dovremo monitorare la situazione consolidando le scelte fatte”. Altro elemento è l'alternanza di grandi entusiasmi e stop improvvisi sulle rinnovabili in Italia : “Uno scenario non certo ideale per gli investitori, ma in questo momento siamo in forte accelerazione, dai 7-800 MW installati nel 2022 ai 7 GW nel 2024”.

Quanto alla regolamentazione, “Arera cerca di tenere il passo con un sistema in forte evoluzione: diverse importanti novità regolatorie stanno entrando in gioco, strumenti come il ROSS e il TIDE che offrono opportunità economiche per sfruttare un sistema elettrico ed energetico che appunto sta profondamente cambiando”.

In quest’ottica anche Assolombarda sta lavorando da anni, ha detto il vicepresidente con delega alla Transizione Ecologica Alberto Dossi, per orientare le imprese verso nuovi strumenti, metodologie e fonti di energia, con tavoli di lavoro, documenti, incontri, e un portale online dedicato alla transizione energetica.


Da sinistra Spada e Dossi (Assolombarda), Arrigoni (GSE) e Besseghini (Arera)

Nuovi strumenti e fonti: CER, autoconsumo, PPA, idrogeno

Alcuni di questi strumenti e fonti - le CER (comunità energetiche rinnovabili), l’autoconsumo, i Power Purchase Agreement (PPA), l’idrogeno - sono stati approfonditi durante la tavola rotonda dell’evento, che ha dato voce a diversi operatori del settore.

Nel dettaglio sono intervenuti Filippo Bonaccorsi (Direttore Public Affairs, A2A), Cecilia Gatti (Executive Director Institutional Affairs, Snam), Claudio Fiorentini (Responsabile Affari Istituzionali Lombardia, Enel), Simone Nisi (Direttore Affari Istituzionali, Edison), Francesca Paludetti (Chief Corporate Development Officer, Sapio), Michele Pizzolato (Head of Regulatory Affairs, Eni Plenitude), Luca Prosdocimi (Head of Power Trading & Origination, Nadara).

Dal dibattito è emerso che il PPA è un mezzo a disposizione delle imprese per aumentare la stabilità di fronte alla volatilità dei prezzi e favorire il ricorso al project financing per sostenere, in assenza di incentivi, lo sviluppo degli impianti rinnovabili. Uno studio Assolombarda-Elemens conferma che nel 2024 circa 1 GWh di PPA sono contrattualizzati a livello nazionale, anche se a livello europeo Germania e Spagna sono più avanti.

Quanto alle CER, sono strumenti per condividere energia da fonti rinnovabili prodotta dai partecipanti, mentre molte imprese hanno iniziato a consumare energia autoprodotta anche in sedi diverse da quelle di produzione (autoconsumo a distanza). L’obiettivo è spingere le aziende a ridurre l’esposizione ai rischi delle fluttuazioni di prezzo e a contribuire all’installazione di nuova potenza rinnovabile.

Nella tavola rotonda è stato discusso anche lo sviluppo di nuove fonti, in particolare l’idrogeno. La strategia nazionale Idrogeno, recentemente pubblicata, delinea i principi per lo sviluppo di questo settore che secondo Assolombarda, anche grazie ai bandi PNRR, propone un modello di crescita sicuro e sostenibile che coinvolge nella filiera anche PMI altamente specializzate: “È un vettore ad alto potenziale strategico per raggiungere la decarbonizzazione e la sicurezza energetica: è producibile, immagazzinabile e utilizzabile in vari contesti, in particolare nelle “Hydrogen Valley”, i distretti finanziati dall’Unione europea”.

GSE, gli incentivi a disposizione delle imprese

Di incentivi a disposizione delle imprese ha poi parlato Paolo Arrigoni, presidente del GSE. “Il GSE è il braccio operativo del governo per la transizione energetica, ma deve fare anche da abilitatore. Gestisce i meccanismi di incentivazione e altre attività, per esempio monitora l’avanzamento della transizione: nella mobilità e nel settore termico occorrono salti quantici per raggiungere gli obiettivi UE del 2030, nel settore elettrico invece siamo messi bene”.

Nel 2024 infatti in Italia sono stati installati 7,5 GW di nuova capacità rinnovabile, di cui 85% dal fotovoltaico. “Siamo a 74,5 GW di capacità installata, e nel 2030 dobbiamo arrivare a 131: ne mancano 57, ma è un obiettivo alla portata. I meccanismi di incentivazione già varati o prossimi a esserlo cubano 85 GW”.

Quanto agli strumenti per le imprese, “gestiamo incentivazioni per le rinnovabili ma anche per l’efficientamento energetico e la mobilità sostenibile. Gestiamo 6 linee di investimento PNRR, che finanziano, oltre ai decreti agrisolare e agrivoltaico, lo sviluppo del biometano e delle reti di ricarica elettrica e di teleriscaldamento, e le configurazioni di autoconsumo, per esempio attraverso il decreto Cacer: per i benefici PNRR abbiamo già raccolto 1700 domande, di cui il 60% approvato”.

Ma il GSE ha anche un ruolo di supporto e informazione: “Assegnamo account manager a ogni impresa e associazione che ce lo chiede, e offriamo molti strumenti digitali”, continua Arrigoni. “Per esempio la piattaforma di monitoraggio del Pniec, quella delle aree idonee a impianti a fonti rinnovabili, e prossimamente lo sportello unico energie rinnovabili”.

Meno burocrazia e più coraggio: sarebbe utile un'altra Industria 4.0

Concludendo il convegno, Spada ha chiesto al governo meno burocrazia e più coraggio. “Le imprese avrebbero bisogno di investire e sarebbe utile un provvedimento come Industria 4.0, che senza dubbio ha funzionato, mentre per Transizione 5.0 occorre semplificare ancora o trasferire i fondi su qualche altra cosa”.

"Il governo deve guardare alle imprese come a un volano per far ripartire la crescita, come è successo con Industria 4.0 e dopo il Covid".

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