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Imparare dalle lezioni del passato per garantire il futuro dei Giochi olimpici

In questo contributo, a cura di Rob Sloan, VP of Cybersecurity Advocacy Zscaler, il tema della sicurezza è al centro degli imminenti Giochi di Parigi

Ricerche e Trend

Dopo la conclusione dei campionati europei di calcio EURO 2024, l’attenzione degli appassionati di sport è ora rivolta ai Giochi Olimpici di Parigi di quest’estate, uno dei più grandi palcoscenici del mondo che proprio per questo è capace di attirare l’attenzione anche dei criminali informatici che hanno l’obiettivo di portare il caos su uno degli eventi più importanti e attesi dell’anno. Non si tratta di una novità: fin dal 2004 sono state fatte previsioni sul fatto che i Giochi Olimpici sarebbero diventati verosimilmente un obiettivo da colpire. Ma se finora nessuna edizione dei Giochi è stata seriamente colpita, c’è motivo di credere che quest’anno potrebbe essere diverso.

Di pari passo con l’utilizzo crescente della tecnologia per il successo dei Giochi, anche la superficie di attacco di ogni edizione è aumentata. Questo rende sempre più difficile tutelarne la cybersicurezza, nonostante le sofisticate difese informatiche. Atos, partner informatico mondiale delle Olimpiadi dal 2001, ha dichiarato di aver bloccato 4,4 miliardi di eventi di sicurezza durante i Giochi di Tokyo 2020 (svolti nel 2021), e ci aspettiamo che questo numero cresca significativamente ai Giochi di Parigi di questo mese.

Come possono quindi gli organizzatori di Parigi 2024 rafforzare le loro difese e adottare un approccio proattivo per proteggere l’edizione di quest’anno?

Imparare dal passato

L’attacco più dannoso nella storia delle Olimpiadi ha avuto luogo durante i Giochi invernali del 2018 a Pyeongchang, in Corea. Lanciato tramite un malware che è poi diventato noto come “Olympic Destroyer”, l’attacco ha mandato in tilt l’infrastruttura informatica dell’evento, ha causato problemi con il Wi-Fi intorno allo stadio olimpico durante la cerimonia di apertura e ha colpito l’app ufficiale dei Giochi Olimpici.

L’attacco è stato condotto da criminali informatici supportati dalla Russia con l’obiettivo di vendicarsi dei Giochi per le sospensioni degli atleti, ma è stato progettato – attraverso l’aggiunta di codice specifico – in modo che sembrasse provenire da un altro Paese per confondere e attribuire la colpa ad altri. Molti gruppi di criminali informatici sponsorizzati dagli stati seguiranno schemi simili nei loro attacchi: per questo motivo, tutti i team della sicurezza informatica la cui azienda è coinvolta nello svolgimento dei Giochi farebbero bene a rivedere le falle che hanno causato l’attacco malware di Pyeongchang e assicurarsi che non esistano punti deboli simili all’interno della loro infrastruttura. Replicare gli attacchi – e altri incidenti rilevanti, come quello del 2015 all’emittente francese TV5Monde o quello del 2016 all’Agenzia mondiale antidoping (WADA) – in un ambiente protetto è anche un ottimo suggerimento per testare i protocolli attuali prima dei Giochi stessi.

L’obiettivo sono i dati, non solo le infrastrutture

Oltre alle infrastrutture fisiche e virtuali, uno dei principali rischi informatici per le Olimpiadi, identificato in un rapporto del 2017 del Center for Long-Term Cybersecurity, è la manipolazione dei punteggi e/o dei risultati degli eventi, ovvero la violazione dell’integrità dei dati dei Giochi.

Un attacco del genere metterebbe in discussione l’intera validità – e quindi la reputazione – dei Giochi, e potrebbe causare danni notevoli e un’ondata di disinformazione in tutto il mondo. Un attacco di questo tipo rientra nelle capacità dei criminali informatici sponsorizzati dagli stati che hanno lanciato il malware Olympic Destroyer. Anche criminali informatici non al soldo di uno stato possono decidere di attaccare i Giochi, per tornaconto economico, notorietà o motivi ideologici, ma è improbabile che i loro sforzi possano creare problemi al regolare svolgimento della manifestazione.

La preparazione è fondamentale

Le aree in cui la maggior parte delle aziende fatica ad applicare una solida infrastruttura di cybersecurity includono la mancanza di supporto da parte della dirigenza, la limitata disponibilità di risorse finanziarie e di competenze umane o l’inesistente condivisione delle conoscenze. Fortunatamente, dal punto di vista del supporto a livello dirigenziale, il Presidente Macron ha dichiarato che la sicurezza digitale dei Giochi è di fondamentale importanza, alzando così il livello di interesse sulla questione e rendendo chiara la criticità della missione per tutti i manager aziendali.

Anche i finanziamenti non sembrano essere un ostacolo per i team della sicurezza; in questo caso si stima infatti che la cifra allocata alla sicurezza informatica sia di 17 milioni di euro, stando alle indicazioni di alcuni report. I fondi sono destinati alla prevenzione degli attacchi, alle simulazioni, alla protezione del codice delle applicazioni, alla segmentazione delle reti, agli audit e alla creazione di centri operativi di sicurezza.

Secondo il sito web di Parigi 2024, i principi Zero Trust saranno alla base dell’infrastruttura di sicurezza delle Olimpiadi, rendendo molto più difficile per un hacker ottenere l’accesso o spostarsi lateralmente all’interno della rete.

Il team di sicurezza informatica di Parigi 2024 e i partner saranno ben consapevoli delle sfide che dovranno affrontare e utilizzeranno l’esperienza fatta nella gestione della cybersicurezza dei Giochi precedenti per prepararsi ad affrontare gli attacchi, che arriveranno da differenti fonti.

Grazie a un’architettura Zero Trust, i team saranno in grado di isolare e limitare ogni possibile attacco prima che i criminali informatici abbiano la possibilità di provocare un caos incontrollato che potrebbe causare danni duraturi ad atleti e tifosi. Miliardi di spettatori guarderanno i Giochi quest’estate, dobbiamo aver fiducia nel fatto che i titoli di giornale saranno dominati da storie di eccellenza sportiva e non da fallimenti della sicurezza informatica.

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