Una ricerca di Cerba HealthCare Italia rivela un profondo cambiamento nelle abitudini: oltre 7 persone su 10 utilizzano strumenti digitali per interpretare sintomi e referti, delineando un futuro in cui la fiducia sanitaria diventa ibrida.
L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nelle case degli italiani, trasformandosi in una risorsa consultata con frequenza crescente per gestire il proprio benessere. Secondo un recente sondaggio promosso da Cerba HealthCare Italia, oltre il 70% dei cittadini utilizza oggi strumenti basati sull’AI per ricercare informazioni sanitarie, un fenomeno che vede in prima linea la fascia degli under 50, dove la quota di utilizzatori arriva a sfiorare l'89%. Questo nuovo protagonista del panorama medico, ribattezzato “Dottor AI”, viene interpellato soprattutto per due finalità pratiche: la comprensione di disturbi e interpretazione dei sintomi (39% delle menzioni) e la lettura di esami o referti (30%). Si tratta di un cambiamento che non appare destinato a esaurirsi, visto che la maggioranza degli intervistati ritiene che aumenterà il ricorso a queste tecnologie nei prossimi anni.
Il rapporto tra gli utenti e l’intelligenza artificiale è caratterizzato da un livello di fiducia elevato, con quasi sei italiani su dieci che dichiarano di fidarsi abbastanza delle risposte ricevute e una solida base di utenti che esprime una fiducia totale. Tuttavia, questo legame digitale solleva interrogativi importanti sulla gestione della salute. È emerso infatti un dato critico riguardante la scarsa mediazione clinica: solo il 2,6% degli utilizzatori sente la necessità di verificare con un medico in carne ed ossa le informazioni ottenute tramite l’AI. Questi strumenti, dunque, vengono percepiti prevalentemente come un supporto autonomo, creando una distanza tra la salute digitale e il sistema sanitario tradizionale che, ad oggi, risulta ancora molto ampia.
Questa trasformazione ha spinto gli esperti a riflettere sulla necessità di governare il cambiamento invece di subirlo. Marco Daturi, Chief Marketing Officer di Cerba HealthCare Italia, sottolinea come la salute non passi più solo dallo studio medico, ma da una fiducia sanitaria ibrida che deve essere presidiata con responsabilità. Per anni il settore ha investito sulla SEO per orientare le persone verso contenuti affidabili, ma oggi è necessario compiere un salto di qualità verso la GEO, ovvero la Generative Engine Optimization. L'obiettivo è garantire che le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti corrette, chiare e autorevoli, evitando che la ricerca di informazioni su farmaci e terapie si basi su dati incompleti o non qualificati.
L’utilizzo dell’AI in ambito medico porta con sé anche una forte componente emotiva. La maggior parte degli utenti dichiara di sentirsi rassicurata dopo aver consultato questi strumenti, sebbene per circa un terzo di loro emergano stati di preoccupazione in occasione di consultazioni specifiche. Nonostante la pervasività del digitale, la maggioranza degli italiani mostra un atteggiamento equilibrato riguardo al futuro: nessuno vede l’intelligenza artificiale come unica fonte autorevole e oltre il 70% esclude categoricamente che la macchina possa sostituire il medico. La direzione auspicata dalla popolazione è quella di un'integrazione, dove la tecnologia agisca sotto la supervisione di professionisti reali, confermando che per gli italiani la salute è ormai un ecosistema complesso fatto di strumenti digitali, canali informativi e, soprattutto, il necessario confronto con le competenze umane.
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