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Presentata a Milano la ricerca che fotografa la crescente maturità tecnologica delle aziende farmaceutiche, il boom dell'AI personalizzata e le grandi potenzialità delle Terapie Digitali in Italia.
L'intelligenza artificiale e l'innovazione digitale stanno ridefinendo profondamente il settore del Life Science, diventando leve strategiche indispensabili per le aziende farmaceutiche e per l'intera filiera sanitaria. È quanto emerge dalla nuova ricerca dell'Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria e presentata il 16 settembre 2026 nel corso del convegno intitolato "AI e digitale nel Life Science: la creazione di valore oltre la sperimentazione".
Dal punto di vista dell'adozione tecnologica, il ruolo dell'Intelligenza Artificiale è ormai centrale nelle strategie aziendali. Il 78% delle aziende farmaceutiche la considera una priorità assoluta per migliorare l'engagement dei professionisti sanitari, mentre il 48% la sfrutta per supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. Cresce in modo significativo anche la maturità con cui queste tecnologie vengono integrate nei processi interni: in un solo anno, la quota di imprese che utilizza soluzioni di AI sviluppate ad hoc è più che raddoppiata, passando dal 36% al 76%, affiancata dal 92% delle realtà che ricorre regolarmente anche a strumenti di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini. Nonostante questi progressi, persistono alcune barriere significative che frenano la piena trasformazione digitale, tra cui la difficoltà di quantificare i benefici economici degli investimenti, indicata dal 52% delle aziende, la carenza di competenze digitali adeguate, anch'essa al 52%, e la complessità normativa, segnalata dal 48%.
Un'area critica su cui l'intelligenza artificiale e l'analisi dei dati possono intervenire riguarda la relazione tra l'industria farmaceutica e i professionisti sanitari. Dalle rilevazioni condotte in collaborazione con AMD, AME, FADOI, Merqurio e SIMFER emerge che il 67% dei medici specialisti desidera ricevere comunicazioni meno frequenti ma decisamente più pertinenti rispetto alla propria area di specializzazione, mentre un medico su due denuncia un eccesso di contenuti difficili da gestire quotidianamente. Sul fronte dei trial clinici, l'impiego dell'AI mostra livelli di maturità avanzati nel 70% delle imprese, che la utilizzano prevalentemente per la ricerca e l'analisi della letteratura scientifica e della documentazione clinico-regolatoria.
Parallelamente, il settore guarda con crescente interesse alle Terapie Digitali (DTx), sebbene in Italia non siano ancora presenti soluzioni ufficialmente approvate e commercializzate. A livello globale si contano oggi 121 DTx attive, concentrate per il 40% nell'ambito della salute mentale e utilizzate nel 43% dei casi in combinazione con una terapia farmacologica. Nonostante il quadro normativo nazionale sia ancora in fase di evoluzione parlamentare, l'interesse potenziale nel nostro Paese è molto elevato: 6 pazienti su 10 si dicono pronti a utilizzare terapie digitali su prescrizione medica, e il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle. La fiducia dei pazienti in queste soluzioni innovative rimane tuttavia legata a condizioni precise, come la dimostrazione rigorosa dell'efficacia clinica, la totale garanzia di tutela dei dati personali e l'approvazione formale da parte delle istituzioni sanitarie.
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