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Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, un'autorità quando si parla di sanità in Italia, il Fse 2.0 rischia di essere inefficace visto che è ancora incompleto in diverse regioni e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Servizio sanitario nazionale.
Ieri, 31 marzo, è scaduto il termine per l'adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fascicolo sanitario elettronico, una sorta di FSE 2.0, che avvia questa rivoluzione sanitaria per tutto il paese. Ma, come siamo messi? Diremmo non bene, prendendo spunto dalle dichiarazioni di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, una autorità quando si parla di sanità in Italia. Cartabellotta sottolinea come il nuovo Fse 2.0 sia...: "Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il Fascicolo sanitario elettronico resta un'infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l'assistenza sanitaria".
Nino Cartabellotta, sottolinea come il Fse 2.0 sia il pilastro della trasformazione digitale del Servizio Sanitario Nazionale. "Il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina un investimento di 1,38 mld di euro per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale". Però dalla Fondazione Gimbe sottolineanoche al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo sanitario elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal Dm 7 settembre 2023.
"Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell'Emilia-Romagna agli 11 della Puglia. Non solo: al 30 settembre, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Ssn, e si oscilla dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Nel Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%", continua il Presidente come poi sentenzia: "Se nemmeno la metà dei cittadini consente l'accesso al proprio Fse, non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo".
"Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell'utilità del Fse", conclude Cartabellotta.
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