"Non ci è chiaro tecnicamente come farà il Garante della Privacy a bloccare le VPN presenti nei browser più comuni come BING (Microsoft) oppure Google" spiega il presidente Luigi Gabriele. "Non è un caso che ChatGpt stia funzionando regolarmente e sarebbe il caso forse che l’Autorità per la protezione dei dati personali riveda le sue priorità". Per esempio quella del telemarketing selvaggio
Fermare l’acqua con le mani! In sintesi possiamo commentare con questo parallelismo il provvedimento del Garante Privacy italiano nei confronti di OpenAI, la società statunitense che ha sviluppato e gestisce la piattaforma ChatGpt. Lo afferma Consumerismo No Profit commentando la decisione del Garante che ha disposto nei confronti del più noto tra i software di intelligenza artificiale la limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani, aprendo un’istruttoria al riguardo.
“Non ci è chiaro tecnicamente come farà il Garante della Privacy a bloccare le VPN presenti nei browser più comuni come BING (Microsoft) oppure Google – spiega il presidente Luigi Gabriele - Non è un caso che ChatGpt stia funzionando regolarmente e sarebbe il caso forse che l’Autorità per la protezione dei dati personali riveda le sue priorità. Ogni giorno milioni di italiani sono stalkerati dal telemarketing illegale e subiscono la gestione illecita dei propri dati personali, il tutto sotto gli occhi del Garante che farebbe bene a intervenire adottando provvedimenti pesanti non solo verso i call center che molestano gli utenti, ma anche verso le società committenti che si rivolgono a operatori senza scrupoli per aumentare i propri guadagni” – conclude Luigi Gabriele.
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