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Bioeconomia: a che punto è l'Italia?

Con un valore complessivo relativo al mercato europeo di oltre 2.350 miliardi di euro e 16 milioni di persone impegnate nel comparto, la bioeconomia è indubbiamente un pilastro strategico per l’economia europea. La bioeconomia italiana, cresce, con difficoltà. Cariplo Factory, Intesa e Cdp affrontano il tema e delineano le prospettive e le leve tecnologiche per la crescita del comparto

Ricerche e Trend

La vecchia Europa si trova a un bivio tra sfide e opportunità. Il divario di innovazione tra UE, USA e Cina, con l’Europa in ritardo su investimenti in ricerca e sviluppo è molto ben sottolineato nell'ultimo Rapporto Draghi voluto proprio dai vertici UE. Ma c’è un’altra cosa su cui l’Europa è ancora molto indietro: il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 prevista dal Green Deal Europeo.

Per colmare il divario competitivo e affrontare le sfide globali, l’Europa deve integrare innovazione e sostenibilità̀, due pilastri fondamentali per il suo futuro, con l’obiettivo di diventare il primo continente climaticamente neutrale entro il 2050. Come riuscirci? Le strade sono tante. Ma c’è però un comparto, quello della bioeconomia, che include settori strategici come agricoltura, silvicoltura, agroalimentare, chimica bio-based, farmaceutica, bioplastiche e molto altro come moda e cosmesi, che può certamente trasformarsi in una leva per affrontare le sfide attuali e diventare un fattore di accelerazione molto forte per aiutare a ridurre le emissioni di CO2, sostenere la biodiversità, creare modelli economici resilienti e favorire la transizione a un'economia circolare.

È quello che emerge chiaramente nel report “La Bioeconomia come motore di crescita sostenibile. Opportunità̀ e strategie” – disponibile qui – predisposto in occasione della chiusura della terza edizione Terra Next, il programma di accelerazione dedicato a startup e PMI innovative nel settore della bioeconomia e parte della Rete Nazionale Acceleratori CDP Venture Capital, un network presente su tutto il territorio italiano con l’obiettivo di sostenere la crescita di startup specializzate nei mercati a maggiore potenziale. Realizzato nell’ambito del progetto Terra Next, il report offre una sintesi dello stato dell’arte della bioeconomia in Europa e in Italia e suggerisce delle proposte per attrarre e incrementare gli investimenti, rafforzando il posizionamento italiano ed europeo in termini di leadership globale.

La sfida per la competitività in Europa

Nonostante un investimento di 387 miliardi di euro in ricerca e sviluppo (R&S) nel 2023 – concentrato soprattutto nel settore automobilistico – l’Europa resta indietro rispetto ai 928 miliardi degli Stati Uniti e ai 419 miliardi della Cina, più orientati al digitale. Il gap si riflette anche nel venture capital: nel 2024, dei 368,5 miliardi di dollari investiti globalmente, il 59% è andato agli USA, il 21% alla Cina e solo il 17% all’Europa. Il ritardo è evidente anche nel trasferimento tecnologico: nel 2021 l’Europa ha rappresentato appena il 17% delle domande di brevetto globali, contro il 21% degli USA e il 25% della Cina. Questa carenza di investimenti frena la crescita delle startup e rallenta innovazione e commercializzazione delle tecnologie emergenti. In particolare, in Europa gli investimenti di venture capital nelle fasi early-stage, seed e later-stage sono inferiori rispettivamente del 73%, 80% e 82% rispetto agli USA, evidenziando l’urgente necessità di un maggiore supporto all’innovazione.

Transizione ecologica e decarbonizzazione: a che punto siamo?

Raggiungere la neutralità carbonica richiede un massiccio impegno di risorse pubbliche e private. La Commissione Europea ha annunciato almeno 1.000 miliardi di investimenti sostenibili in dieci anni, destinando il 30% del bilancio UE 2021-2028 e di NextGenerationEU ai progetti verdi. Tuttavia, il 95% dei fondi è stato indirizzato alla mitigazione del cambiamento climatico, lasciando spazio per un approccio più equilibrato che includa adattamento e sviluppo di filiere sostenibili. Sebbene gli investimenti europei in sostenibilità siano raddoppiati nell’ultimo decennio, ulteriori miglioramenti sono indispensabili.

In questo contesto, la bioeconomia gioca un ruolo cruciale per il Green Deal – riconosciuta dalla Commissione Europea come un elemento chiave in termini di adozioni di strategie mirate a garantire la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione della dipendenza da risorse non rinnovabili – per fronteggiare i cambiamenti climatici e rafforzare la competitività̀ e la resilienza europea. La transizione verso una bioeconomia circolare offre un’opportunità per attrarre capitali, stimolare innovazione e creare filiere produttive rigenerative, valorizzando le risorse naturali e favorendo un modello economico più equo e competitivo. Ma come sono messe Italia ed Europa?

In Europa, gli investimenti nei settori Agrifood, Bio-materiali, Cleantech e Tech&Digital hanno raggiunto 11,6 miliardi di euro nel 2023, con ben 24 paesi su 27 dell'UE che hanno destinato capitale di rischio a queste tecnologie, segno della crescente attrattività del settore. Con un valore di mercato di oltre 2.350 miliardi di euro e 16 milioni di persone impegnate nel comparto, la bioeconomia è indubbiamente un pilastro strategico per l’economia europea anche se nel 2024 si osserva una contrazione degli investimenti nel Climate-Tech a livello continentale, segnalando la necessità di nuove strategie di sostegno.

Anche in Italia, il settore sta crescendo, ma con alcune difficoltà. Dopo aver superato i 220 milioni di euro di investimenti in venture capital nel Climate-Tech nel 2023, nei primi nove mesi del 2024 si è registrato un calo significativo, con investimenti ridotti a circa 100 milioni di euro. Per quanto riguarda il comparto Agrifood, Bio-materiali, Cleantech e Tech&Digital, nel 2023 gli investimenti hanno raggiunto 132 milioni di euro, pari all’1,1% del totale europeo e al 10% del venture capital nazionale. La bioeconomia italiana, tuttavia, continua a espandersi, registrando un aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente e raggiungendo un valore complessivo di 437,5 miliardi di euro, con un impatto occupazionale di circa 2 milioni di posti di lavoro. Anche l'ecosistema delle startup bio-based è particolarmente vivace, con 808 imprese innovative attive, che rappresentano il 6,6% del totale delle startup italiane. Tuttavia, per rafforzare il settore e attrarre maggiori capitali verso tecnologie sostenibili, sono necessari interventi più incisivi e mirati.

Strategie per accelerare la transizione bio-based

Dopo una disanima del contesto e dei numeri della bioeconomia in Europa e in Italia, il report suggerisce azioni precise che permetteranno di accelerare la transizione verso un’economia bio-based, riducendo la dipendenza da risorse fossili e consolidando l’autonomia strategica dell’Europa. Sarà quindi imprescindibile:

Sostenere l’innovazione bio-based attraverso investimenti mirati e fondi di venture capital specializzati. Per accelerare l’adozione di soluzioni bio-based avanzate, è fondamentale investire in tecnologie disruptive e scalabili, creando fondi di venture capital e impact investing dedicati, sul modello dell’European Circular Bioeconomy Fund. Un mix di investimenti privati e cofinanziamento pubblico, attraverso programmi come Horizon Europe, favorirebbe lo sviluppo del settore, riducendo il rischio nelle fasi early-stage. Sarà poi fondamentale incentivare la collaborazione tra imprese e università per stimolare ricerca, formazione e innovazione nella bioeconomia.

Facilitare la sperimentazione e lo scale-up tecnologico con strumenti come regulatory sandboxes e living labs. L’uso di regulatory sandboxes, living labs e test beds è cruciale per testare tecnologie bio-based in contesti reali, riducendo rischi normativi e accelerando il time-to-market. Investimenti mirati e poli tecnologici regionali, ispirati a modelli europei come il Circular Bio-based Europe Joint Undertaking, favoriscono la scalabilità industriale e la validazione di business case e performance ambientali.

Snellire le normative e incentivare il procurement verde per agevolare l’adozione di biocarburanti, bioplastiche e biomateriali. La promozione della bioeconomia richiede interventi normativi mirati per incentivare investimenti in tecnologie a basse emissioni e garantire condizioni di mercato eque, ad esempio attraverso l’implementazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). È fondamentale anche migliorare le regolamentazioni su biocarburanti, bioplastiche e biomateriali, superando barriere come la normativa "End of Waste" e introducendo incentivi per l’adozione di soluzioni rinnovabili nei trasporti e nell’industria. Infine, strumenti come procurement pubblico mirato, agevolazioni fiscali e sottocodici ATECO/NACE specifici possono stimolare la domanda e valorizzare il ruolo strategico della bioeconomia nella transizione verde.

Incentivare ricerca e sviluppo, attraverso programmi come Horizon Europe e Innovation Fund. Potenziare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo nel settore bio-based richiede incentivi fiscali, fondi pubblici per progetti pilota e supporto diretto a startup e PMI innovative. Programmi europei come Horizon Europe (95 miliardi di euro), Life (5,4 miliardi) e Innovation Fund (38 miliardi) offrono finanziamenti per tecnologie sostenibili, bioplastiche avanzate e impianti pilota per biomateriali. In Italia, manca un programma nazionale dedicato, rappresentando una lacuna significativa. Rafforzare le sinergie con l’UE consentirebbe di attrarre più risorse e consolidare il ruolo del Paese nell’innovazione bio-based.

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