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: L'innovazione per le PMI al centro dell'evento del prossimo 24 febbraio 2026 | Lainate (Milano) | La Pista

OpificioAI: l’AI portata alle PMI italiane

Le piccole e medie imprese italiane possono trarre grandi vantaggi dall’Intelligenza Artificiale, bisogna solo introdurla in azienda con semplicità e pragmatismo. Questo è il punto di partenza della startup padovana.

Intelligenza Artificiale

Nei tanti dibattiti che si fanno sull’Intelligenza Artificiale manca quasi sempre la voce delle Piccole e Medie Imprese, che in Italia sono (o dovrebbero essere) invece protagoniste indispensabili nei processi di innovazione. Chi fa concretamente AI punta, per ovvi e comprensibili motivi, sulla sua adozione nelle grandi imprese, mentre alle PMI restano le innovazioni pacchettizzate “stile copilot”, sulla cui effettiva utilità aziendale ci sono diverse perplessità. Serve un approccio specifico all’AI per le PMI, in sostanza, ed è proprio da questa necessità che è partito lo sviluppo di OpificioAI. La startup padovana oggi propone – in estrema sintesi, e semplificando molto – una piattaforma che permette di creare assistenti e agenti di AI, per poi integrarli direttamente nei processi aziendali principali. Intorno a questa proposizione ruotano una serie di servizi che spaziano dalla formazione alla consulenza e che svolgono un ruolo chiave, perché anche nelle piccole imprese l’AI non può essere gestita come una ennesima applicazione in più: va considerata sin da subito in modo trasversale e tenendo conto di tutte le problematiche di privacy e compliance che comunque introduce.

Come spiega Luca Manuele Simonato, Founder di OpificioAI, “Dialogando con i potenziali clienti ci siamo subito resi conto che nelle imprese c’è prima di tutto un problema di comprensione delle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Chiaramente tutti hanno almeno provato come funziona un chatbot stile ChatGPT, ma il passo successivo è difficile: capire come andare oltre quel tipo di interazione e in che modo l’AI può davvero aiutare in azienda”. Per questo la startup ha fatto leva sulle competenze della “casa madre” Opificio Lamantini Anonimi, che già lavorava sull’Intelligenza Artificiale da qualche anno, e ha sviluppato anche un’offerta di formazione in campo AI che potesse “sbloccare” la propensione all’innovazione dei clienti.

Portando avanti questa formazione in maniera sistematica, OpificioAI ha potuto rilevare con precisione dove è più necessario aiutare le PMI nel loro approccio all’AI. “In primis – spiega Simonato - c’è la gestione vera e propria della privacy del dato, per vari aspetti che di solito trattiamo quando si tratta di integrazione software in generale. Poi c’è da controllare come l’AI viene usata nell’impresa: la tecnologia sta evolvendo più lato consumer, quindi spesso in azienda arriva dal basso, con dipendenti che in maniera completamente autonoma iniziano ad utilizzarla, mettendo potenzialmente a rischio dati critici e sensibili”. Questi due aspetti rappresentano un freno per l’adozione dell’AI nelle PMI: molte sentono di non avere né le competenze né gli strumenti di cui avrebbero invece bisogno per affrontarli, così la loro risposta istintiva è rinunciare in toto all’Intelligenza Artificiale.

OpificioAI ha sviluppato la sua piattaforma pensando a superare questi ostacoli e nel contempo a garantire ampia flessibilità nell’utilizzo delle possibili tecnologie di AI. Essa permette di creare assistenti e agenti appoggiandosi su modelli di AI pubblici come anche su modelli gestiti privatamente, on-premise, e “arricchiti” delle informazioni aziendali con funzioni di Retrieval Augmented Generation. Il punto di forza della piattaforma sono comunque le funzioni necessarie per garantire che i dati critici dell’impresa non vengano messi a rischio. “L’azienda utente ci spiega come identificare i dati che ritiene per lei sensibili e questi verranno sempre filtrati nei documenti e nei dataset che sono condivisi con i modelli di AI pubblici, e comunque sono sottoposti ai necessari controlli di compliance e aderenza alle policy aziendali anche quando vengono passati a un modello privato e quindi totalmente di proprietà dell'azienda stessa”, spiega Simonato.

Si intuisce che il ruolo di OpificioAI non è solo fornire una piattaforma, per quanto versatile e semplice da usare, ma è anche consulenziale. “La consulenza assolutamente c'è e parte prima ancora dell'installazione della piattaforma. È un momento in cui l’azienda utente può capire se le dinamiche e i flussi interni vanno bene così come sono o se vanno rivisti. Qui aiutiamo le aziende a mappare i loro processi, per capire quali sono i punti in cui l'AI può integrarsi, e con che profondità”, sintetizza Simonato. Tra l’altro, questa mappatura sarà presto potenziata essa stessa dall’AI, attraverso un nuovo tool della piattaforma di OpificioAI: “Non ha la stessa profondità dell’audit consulenziale vero e proprio – commenta Simonato – ma è uno strumento che permette di capire se applicare l’AI a un determinato processo aziendale ha senso in termini di impatti positivi e costi economici di tempo e risorse necessarie. Qui abbiamo applicato alcune logiche di growth hacking con cui siamo già abituati a lavorare”.

Alla fase consulenziale segue la formazione – “veramente molto pratica”, evidenzia il Founder di OpificioAI – che mira a rendere il generico utente interno capace di creare in autonomia gli assistenti AI, con cui dialoga stile chatbot per semplificare la consultazione dei dati e dei documenti aziendali, come anche la creazione di documenti e report. La creazione degli agenti di AI – che hanno vari gradi di autonomia e abilitano quindi vere e proprie automazioni di processo – resta invece un compito per figure più tecniche, e non solo perché assistenti e agenti hanno un raggio d’azione diverso: c’è anche da considerare che l’automazione spesso richiede l’integrazione con applicativi e sistemi aziendali eterogenei, una integrazione difficile da prevedere e “pacchettizzare” a priori.

La nostra piattaforma – spiega Simonato - porta una forte ‘democratizzazione’ dell’AI e di questo ne beneficiano immediatamente le piccole imprese, a cui possiamo portare effettivamente un approccio quasi ‘fai da te’. Per le medie imprese il discorso può essere diverso: ci sono troppe casistiche complesse, ambienti IT fortemente customizzati, una frammentazione di dati e di connettori applicativi. Qui è difficile arrivare subito al ‘fai da te’, il valore principale della piattaforma è che semplifica molto lo sviluppo e permette di controllare la corretta implementazione dell’AI in azienda”.

Il valore dell’Intelligenza Artificiale per le PMI italiane è comunque innegabile, secondo OpificioAI, e soprattutto è molto più immediatamente percepibile rispetto ad altri strumenti IT. “Oggi ad esempio non mi stupisco se una piccola impresa non ha un gestionale in cloud, nonostante questo tipo di soluzioni ci sia da anni – commenta Simonato – ma l’AI si diffonderà molto più rapidamente. Banalmente, perché fa risparmiare la risorsa che manca di più nelle PMI: il tempo. In Italia le imprese sono spesso sottodimensionate e i dipendenti devono fare altro oltre al loro compito ufficiale: delegare all’AI, o semplificare con essa, ciò che fa perdere tempo e distrae dal proprio reale know how è un valore che in definitiva fa la differenza”.

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