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Trattato sull'alto mare. Mentre lo storico trattato diventa legge internazionale, il WWF Italia esorta il governo italiano a ratificare quanto prima il testo

Il trattato fornisce un meccanismo giuridicamente vincolante che consente la designazione di reti di aree marine protette (AMP) in acque internazionali, un passo essenziale verso il raggiungimento dell'obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030. Attualmente poco più dell'1% dell'alto mare è protetto. Il ruolo ambiguo dell'Italia.

Transizione Energetica / Sostenibilità

Il WWF accoglie con favore l'entrata in vigore a partire dal 17 gennaio del "Trattato sull'alto mare" come un segnale di speranza per la salute degli oceani e del Pianeta. Il trattato, che ha richiesto quasi vent'anni di lavoro, fornisce un nuovo quadro di riferimento per aiutare a proteggere e gestire i due terzi degli oceani che si trovano al di fuori della giurisdizione nazionale.

Il Trattato sull'alto mare, noto anche come accordo sulla biodiversità al di fuori della giurisdizione nazionale o “BBNJ”, è stato adottato nel giugno 2023 e ha raggiunto la soglia di 60 ratifiche nel settembre 2025 necessaria per consentirne l'entrata in vigore nel gennaio 2026. Ad oggi è stato ratificato da oltre 80 Paesi e la prima Conferenza delle Parti, o “COP”, dovrebbe tenersi entro la fine dell'anno. Il trattato fornisce un meccanismo giuridicamente vincolante che consente la designazione di reti di aree marine protette (AMP) in acque internazionali, un passo essenziale verso il raggiungimento dell'obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, come concordato nell'ambito del Quadro globale per la biodiversità. Attualmente poco più dell'1% dell'alto mare è protetto, nonostante la sua importanza per la salute del pianeta e dell'uomo e per l'economia.

Kirsten Schuijt, Direttore Generale del WWF International, ha dichiarato: "L'entrata in vigore del Trattato sull'alto mare segna un momento storico per gli oceani del mondo e per tutti noi che da essi dipendiamo. Con la sua trasformazione in diritto internazionale, il trattato inaugura una nuova era di governance e cooperazione oceanica con un immenso potenziale per garantire oceani ed economie più sani e resilienti. Questo è solo l'inizio del viaggio: esortiamo i governi e le imprese a collaborare per attuare efficacemente il trattato e incoraggiamo i paesi che non l'hanno ancora fatto ad aderirvi".

Gli impatti sulla vita oceanica causati da pratiche di pesca distruttive, dal trasporto marittimo, dall'inquinamento, dai cambiamenti climatici e dalle minacce emergenti come l'estrazione mineraria dai fondali marini profondi sono questioni che non possono essere risolte da una sola nazione, né da un unico organismo di gestione settoriale, ma richiedono un approccio coordinato ed olistico, ed è qui che entra in gioco il Trattato sull'alto mare. Oltre a consentire l'istituzione di aree marine protette concordate a livello globale, il trattato rafforza i requisiti per le valutazioni di impatto ambientale relative alle attività marine pianificate con potenziali impatti ecologici, tra cui la pesca, il trasporto marittimo, la posa di cavi e l'estrazione di risorse, migliora la trasparenza e incoraggia la cooperazione scientifica. Inoltre, impone una ripartizione equa e giusta dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine.

"È giunto il momento che tutti gli Stati e gli utenti degli oceani collaborino realmente per salvaguardare i nostri oceani: solo ponendo la salute degli oceani al centro della pesca, della navigazione e di altri usi degli oceani sarà possibile conservare la vita marina e i servizi ecosistemici per le generazioni future. Ora le industrie oceaniche devono collaborare con gli esperti di biodiversità per integrare i pareri scientifici nel processo decisionale relativo ai livelli e ai metodi di pesca e alle rotte marittime, ad esempio, al fine di garantire la prosperità della vita marina" sottolinea Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia.

L'alto mare è fondamentale per la biodiversità, la sicurezza alimentare e l'economia globale e la stabilità climatica. L'oceano ha mitigato gli effetti dei cambiamenti climatici, assorbendo circa il 90% del calore in eccesso generato dalle emissioni di gas serra e il 25% delle emissioni di anidride carbonica, tuttavia, in mancanza di una seria tutela, le sue capacità di assorbimento di CO2 stanno drasticamente mutando.  

Il ruolo ambiguo dell’Italia

L’Italia può e deve giocare un ruolo importante nell’attuazione di questo trattato. A oggi però il nostro Paese non ha ancora firmato il testo, nonostante sia parte della coalizione di Stati che hanno promesso una sua rapida implementazione. Insieme a Blue Marine Foundation, Client Earth, Greenpeace Italia, LIPU e Mare Vivo, il WWF Italia ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Nella missiva le associazioni avvertono che l’attuale ritardo dell’Italia nel perfezionare la ratifica rischia di compromettere la credibilità del Paese e di indebolirne il ruolo nelle politiche globali di tutela ambientale. Una rapida ratifica, al contrario, costituirebbe un segnale concreto e coerente rispetto agli impegni assunti, contribuendo a colmare l’attuale distanza dagli obiettivi internazionali di protezione della biodiversità. L’invito al Governo è quindi quello di procedere quanto prima alla ratifica dell’Accordo. 

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