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Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy stanzia risorse imponenti per la ricerca e lo sviluppo industriale al Sud, fissando la precompilazione al 24 settembre e l'apertura degli sportelli al 7 ottobre 2026.
Un nuovo slancio per la competitività e la modernizzazione industriale delle regioni meridionali arriva direttamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Su impulso del ministro Adolfo Urso, è stato infatti formalizzato il decreto che sblocca oltre cinquecento milioni di euro destinati a finanziare ambiziosi progetti di ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno. L'iniziativa, ufficialmente denominata “Scoperta imprenditoriale II (2026)”, interessa direttamente i territori di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, offrendo al tessuto produttivo locale l'opportunità di accelerare la transizione tecnologica in coerenza con la Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente.
L'iter operativo per l'accesso ai fondi prevede tappe ben definite, a partire dal 24 settembre 2026, data in cui prenderà il via la fase di precompilazione telematica delle istanze sulla piattaforma dedicata del Fondo per la crescita sostenibile. Il successivo 7 ottobre 2026, a partire dalle ore dieci, si aprirà ufficialmente lo sportello per l'invio delle domande, dando il via alla corsa ai finanziamenti. I progetti ammissibili dovranno concentrarsi su attività concrete di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, mirate a introdurre innovazioni radicali in prodotti, processi o servizi attraverso l'impiego delle tecnologie abilitanti fondamentali.
Il piano di sostegno economico si distingue per una formula particolarmente vantaggiosa che unisce un finanziamento agevolato al quaranta per cento – caratterizzato da un tasso fortemente ridotto e una durata estendibile fino a otto anni – a un contributo a fondo perduto calibrato sulle dimensioni aziendali. Tale contributo può coprire fino al quaranta per cento per le piccole imprese, il trentacinque per le medie, il trenta per le grandi e spingersi sino al sessanta per cento per gli enti di ricerca. Nel pieno rispetto del principio DNSH di sostenibilità ambientale, la misura punta a trasformare radicalmente il panorama economico del Sud, stimolando la collaborazione tra imprese e centri d'eccellenza per costruire un futuro industriale più avanzato e resiliente.
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