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22 aprile Earth Day, il WWF si chiede: “Quest’anno c’è davvero qualcosa da celebrare nella Giornata mondiale della Terra?”

Mentre il mondo è attraversato da guerre e conflitti che ridisegnano confini, priorità e flussi di risorse, la crisi ambientale continua ad avanzare senza sosta, aggravando instabilità, povertà e disuguaglianze.

Ricerche e Trend

Il 22 aprile torna l’Earth Day e il WWF si chiede: “Quest’anno c’è davvero qualcosa da celebrare nella Giornata mondiale della Terra?”. I dati parlano chiaro: il nostro Pianeta è schiacciato tra crisi climatica e crisi di natura, due emergenze che si alimentano a vicenda. 
Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati e la concentrazione della CO₂ in atmosfera è la più alta da almeno 800mila anni. I ghiacciai continentali (esclusi Artico e Antartide)  dal 2000 hanno perso tra il 2% e il 39% del loro ghiaccio a livello regionale e circa il 5% a livello globale, una quantità pari al consumo d'acqua dell'intera popolazione mondiale in 30 anni. Ennesimi segnali inequivocabili dell’accelerazione del riscaldamento globale e della dipendenza dai combustibili fossili.

La FAO stima che ogni anno scompaiano in media 4,12 milioni di ettari di superficie di foreste, con effetti devastanti su biodiversità, clima e mezzi di sussistenza di milioni di persone. Anche la degradazione del suolo avanza a ritmi allarmanti, con 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile perse in media ogni anno, che mettono a rischio la sicurezza alimentare globale. Solo nel 2025 sul Pianeta, 390 milioni di ettari sono stati percorsi dalle fiamme, rendendo oggi gli incendi la prima causa di perdita di foreste nel mondo.

Non si ferma nemmeno il declino della biodiversità globale: l’ultimo Living Planet Report del WWF mostra come negli ultimi 50 anni le popolazioni di vertebrati selvatici abbiano subito un crollo medio del 73%, segnale inequivocabile di un’estinzione di massa in corso. Il pianeta è sempre più soffocato dalla plastica. Ogni anno ne produciamo oltre 400 milioni di tonnellate, una quota significativa delle quali finisce nell’ambiente. Più di 20 milioni di tonnellate si disperdono annualmente in fiumi, laghi e oceani. Le microplastiche, inoltre, contaminano non solo le acque ma anche i suoli - uno dei principali serbatoi globali, in alcuni casi comparabili agli oceani - e si diffondono nell’aria e nelle catene alimentari, fino a raggiungere il corpo umano. L’inquinamento da plastica è ormai una crisi sistemica che coinvolge tutti gli ecosistemi e rappresenta una minaccia crescente per la biodiversità, la sicurezza alimentare e la salute umana.


Il WWF chiede che questa giornata si trasformi da una celebrazione simbolica, ad una chiamata all’azione. Fin dalla sua nascita a livello globale e da 60 anni in Italia, il WWF ha protetto milioni di ettari di natura, salvaguardato specie simbolo e creato nel nostro Paese più di 100 Oasi, rendendo la biodiversità accessibile e tutelata. Allo stesso tempo ha promosso modelli di sviluppo sostenibili, diffuso l’educazione ambientale e continua a farlo ogni giorno, senza sosta, per dimostrare che la tutela dell’ambiente è una condizione essenziale per la salute e la sopravvivenza delle persone. Ma per fermare la crisi climatica e di natura queste azioni devono essere accompagnate da scelte politiche coraggiose da parte dei governi, responsabilità delle imprese e partecipazione attiva di cittadini e comunità. Proteggere la natura e il clima significa anche prevenire conflitti, ridurre la competizione per risorse sempre più scarse e costruire le basi di una pace duratura. Fermare la deforestazione e proteggere specie e habitat attraverso un approccio coordinato e su più livelli significa agire per ristabilire gli equilibri ecosistemici del Pianeta. Accelerare la transizione verso energie rinnovabili, diffuse e pulite per frenare gli impatti del cambiamento climatico significa anche scegliere un sistema energetico che garantisce pace, autonomia e sicurezza.

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