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Intelligenza Artificiale: moda passeggera o vera rivoluzione?

La riflessione di Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia, sul tema del momento per comprendere meglio se e quale sarà il successo dell'intelligenza artificiale al lavoro o se ChatGPT su trasformerà nel nuovo Zoom.

Intelligenza Artificiale

Dagli sviluppatori di codice ai poeti, dai professori agli studenti, dai professionisti ai dipendenti, negli ultimi mesi tutti abbiamo sentito parlare di ChatGPT. La temiamo, ne abbiamo messo alla prova le conoscenze o sfruttato le capacità. Abbiamo letto notizie su possibili concorrenti, nuovi sviluppi, versioni di applicazioni mobili, piani di acquisizione e di investimento.

Come sempre di fronte a una tecnologia dirompente, abbiamo reagito in maniera diversa, in base alle nostre aspettative, conoscenze ed esperienze. Secondo alcuni le innovazioni portano la salvezza, secondo altri la fine del mondo, secondo alcuni migliorano la vita delle persone, secondo altri la peggiorerà.

Nel frattempo, chi opera nel settore IT sa che scoperte precedenti e incredibili nel campo dell’intelligenza artificiale, simili o addirittura più grandi, sono state spesso ignorate dal grande pubblico. L’intelligenza artificiale era già in grado di battere i campioni mondiali di scacchi negli anni Novanta, negli anni Duemila i primi aspirapolvere robot sono entrati nei negozi e i robot che agiscono autonomamente in base alla percezione visiva operano da tempo nella produzione e nella movimentazione dei materiali.

Il grande clamore è ora causato dal fatto che i vantaggi dell’intelligenza artificiale sono diventati chiari anche a coloro che finora non ne avevano percepito direttamente il potenziale. Tuttavia, l’opportunità non garantisce la realizzazione. Il periodo pandemico che ci siamo lasciati alle spalle ha prodotto due servizi digitali altrettanto rivoluzionari, i cui percorsi di vita contengono molte lezioni per Chat GPT e per i suoi concorrenti.

Dagli sviluppatori di codice ai poeti, dai professori agli studenti, dai professionisti ai dipendenti, negli ultimi mesi tutti abbiamo sentito parlare di ChatGPT. La temiamo, ne abbiamo messo alla prova le conoscenze o sfruttato le capacità. Abbiamo letto notizie su possibili concorrenti, nuovi sviluppi, versioni di applicazioni mobili, piani di acquisizione e di investimento.

Come sempre di fronte a una tecnologia dirompente, abbiamo reagito in maniera diversa, in base alle nostre aspettative, conoscenze ed esperienze. Secondo alcuni le innovazioni portano la salvezza, secondo altri la fine del mondo, secondo alcuni migliorano la vita delle persone, secondo altri la peggiorerà.

Nel frattempo, chi opera nel settore IT sa che scoperte precedenti e incredibili nel campo dell’intelligenza artificiale, simili o addirittura più grandi, sono state spesso ignorate dal grande pubblico. L’intelligenza artificiale era già in grado di battere i campioni mondiali di scacchi negli anni Novanta, negli anni Duemila i primi aspirapolvere robot sono entrati nei negozi e i robot che agiscono autonomamente in base alla percezione visiva operano da tempo nella produzione e nella movimentazione dei materiali.

Il grande clamore è ora causato dal fatto che i vantaggi dell’intelligenza artificiale sono diventati chiari anche a coloro che finora non ne avevano percepito direttamente il potenziale. Tuttavia, l’opportunità non garantisce la realizzazione. Il periodo pandemico che ci siamo lasciati alle spalle ha prodotto due servizi digitali altrettanto rivoluzionari, i cui percorsi di vita contengono molte lezioni per Chat GPT e per i suoi concorrenti.

Clubhouse si è svuotato

Un altro unicorno durante la pandemia è stato Clubhouse, che alla sua uscita si pensava avrebbe ribaltato - o almeno riformato - il mondo della radio e dei podcast, elevando l’esperienza dell’interattività. La possibilità di scambi di idee tra più attori, la visione delle masse che mettono in discussione in modo moderato le interviste di celebrità di spicco sembravano sorprendentemente nuove, e la comunicazione esclusivamente vocale prometteva un’intimità ricca di saggezza.

Tuttavia, la pratica ha contraddetto la visione: ascoltare qualcuno per ore senza sapere in anticipo se ne vale davvero la pena è un’esperienza poco coinvolgente. I video sul nostro canale YouTube o podcast preferito sono di solito montati e perfezionati dopo la registrazione di uno spettacolo. Si spera quindi che contengano l’essenza dello show. Inoltre, posso capire dal numero delle visualizzazioni o dai commenti se il video mi piacerà o meno, risparmiando così il mio tempo.

Ed è proprio questo il punto, Clubhouse non è efficiente dal punto di vista del tempo, il pubblico è stanco, la crescita dei suoi follower si è fermata. Non ha superato nemmeno il test di redditività.

Compiti che non mi piacciono: è finita?

Fornire valore reale, in modo affidabile, inserendosi nella nostra routine quotidiana, con ritorni garantiti, questa è la chiave di volta dell’automazione intelligente. In senso più ampio, l’evoluzione del lavoro supportato dall’intelligenza artificiale - il successo della rivoluzione che sembra arrivare ogni giorno - si basa anche su questo. Le persone non hanno bisogno di un Tamagotchi che le distolga dal lavoro, ma di una soluzione che elimini le attività ripetitive e noiose (o meglio si prenda carico al mio posto di queste operazioni), liberando così più tempo per pensare e creare.

Non sorprendiamoci se a volte sentiamo dire che è “già qui”. Se solo ci guardiamo intorno, la presenza di un algoritmo di intelligenza artificiale può essere riconosciuto in ogni fase della nostra vita, anche quella professionale. Per esempio, quando riempie per noi le singole celle di Excel, quando richiama l’attenzione sull’inventario segnalandoci un tasso di rotazione più lungo della media, o quando offre il suo aiuto nel riutilizzare un report aziendale realizzato nel passato come base di lavoro per quello successivo. Da decenni, infatti, vari livelli di intelligenza artificiale sono stati incorporati nei software aziendali. Grazie al rapido sviluppo della capacità di calcolo - che si prevede continuerà a un ritmo simile – l’automazione supererà i limiti precedenti e sarà adatta a compiti molto più complessi. L’intelligenza artificiale è in grado di trovare una connessione tra gli elementi del sistema, e non ci sarà bisogno di preoccuparsi delle interfacce e del loro sviluppo: la conoscenza dei linguaggi di programmazione non sarà richiesta all’utente, ma all’intelligenza artificiale.

Quando il grado di interattività aumenta, tendiamo a percepire l’eminenza grigia come un collega in più. Questo non solo creerebbe nuovi posti di lavoro, ma potrebbe liberare le persone da attività di basso livello, e dare la possibilità di ritrovare la vera dignità del lavoro con compiti creativi e di più alto valore aggiunto.

Opinione a cura di Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia

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