Coldiretti presenta il primo Sangiovese ottenuto con le TEA e rivela: una cantina su tre investe già nel digitale.
Il settore vitivinicolo italiano si conferma la punta di diamante del Made in Italy, accelerando con decisione verso la transizione tecnologica. Secondo il primo Censimento sulla maturità digitale diffuso da Coldiretti al Vinitaly 2026, il 31% delle aziende vinicole ha già investito in soluzioni di robotica, Intelligenza Artificiale, blockchain e 5G. Un dato destinato a crescere rapidamente, dato che un ulteriore 55% degli imprenditori si dichiara pronto a scommettere sull'Agricoltura 5.0 per ottimizzare i costi di produzione e migliorare la sostenibilità ambientale. Protagonisti di questa rivoluzione sono soprattutto i 5.000 giovani viticoltori under 35, che stanno trasformando il volto del settore integrando droni, piattaforme di analisi dati in tempo reale e modelli di enoturismo d'avanguardia.
La vera frontiera dell'innovazione presentata a Verona riguarda però le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita). Coldiretti Toscana, insieme al Crea e all’Università di Udine, ha presentato la prima vite di Sangiovese coltivata attraverso queste nuove tecniche genomiche. A differenza degli OGM, le TEA non introducono DNA esterno ma accelerano i processi naturali di adattamento, rendendo il vitigno simbolo della Toscana più resistente alla siccità e alle malattie come l’oidio. Questa "evoluzione assistita" permetterà di abbattere l'uso di agrofarmaci, tutelando la biodiversità senza alterare l'identità del vitigno. La prima pianta è attualmente in fase di crescita in vitro e il suo debutto in campo è previsto per la primavera del 2027.
Oltre alla genetica e al digitale, il Vinitaly ha acceso i riflettori sull'economia circolare. Casi d'eccellenza, come quello premiato con l'Oscar Green di Coldiretti, mostrano come gli scarti della vinificazione possano oggi trasformarsi in biocellulosa per produrre carta, bioplastiche e persino gel biomedicali per la cosmesi e la medicina. Questa visione integrata - che unisce il monitoraggio satellitare dei vigneti al recupero creativo dei residui di produzione - delinea un futuro in cui la qualità del vino italiano si fonde con una competitività tecnologica senza precedenti, capace di parlare ai mercati internazionali restando profondamente radicata nelle tradizioni del territorio.
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