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Nell’opera Gea, i microrganismi non toccano il marmo né l'ambiente: sono racchiusi in una sfera posta sulla testa della statua, che contiene il loro terreno di coltura.
I batteri “restauratori” provenienti dalla collezione microbica di ENEA diventano parte integrante di opere d’arte contemporanea, grazie a un progetto dell’artista Alessia Forconi, che ha realizzato due sculture in marmo,GeaeLinfa, in cui sono stati utilizzati microrganismi vivi.
Per ENEA hanno preso parte al progetto le ricercatrici Patrizia Paganin, Flavia Tasso e Chiara Alisi del Laboratorio di Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale (Dipartimento Sostenibilità), che hanno messo a disposizione competenze nel campo della microbiologia e i microrganismi della collezione ENEA, che contiene un patrimonio di batteri e funghi raccolti, studiati e preservati per applicazioni di biorisanamento nel restauro e nella conservazione dei beni culturali.
“La selezione dei microrganismi è avvenuta con particolare attenzione alla sicurezza: si tratta di ceppi ambientali, non patogeni e non geneticamente modificati, isolati da siti di grande valore archeologico e storico, come la Tomba della Mercareccia di Tarquinia (Viterbo) e la Cappella del Palazzo dei Papi di Avignone, ma anche da aree contaminate di interesse nazionale come Bagnoli (Napoli) e Ingurtosu(Cagliari)”, spiega la ricercatrice ENEA Patrizia Paganin. “Molti di questi microrganismi - prosegue - hanno già ‘dialogato’ con la storia dell’arte: sono gli stessi che hanno contribuito al biorestauro dei monumenti funebri di Michelangelo nella Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee di Firenze e alla biopulitura della Madonna del Parto di Jacopo Sansovino a Roma, tra i più recenti interventi condotti da ENEA”.
InGea,l’opera che raffigura la Terra, i microrganismi non sono a diretto contatto con il marmo e con l’ambiente esterno, ma restano confinati in una sfera collocata sulla testa della statua e contenente il terreno di coltura. “Al suo interno i batteri crescevano, mutavano e si trasformavano, dando vita a colori, forme etexturediverse che evolvevano nel tempo, rendendo l’opera viva e in continuo cambiamento: un vero e proprio dialogo tra materia, energia e vita microscopica”, spiega l’artista Alessia Forconi. Attualmente l’opera senza batteri è esposta alla Reggia di Portici fino al 12 aprile, ma presto i microrganismi torneranno a far parte della statua.
“InLinfa, l’artista ha voluto utilizzare i nostri microrganismi per creare patine cromatiche sul marmo, una sfida affascinante e anche divertente, perché di solito li impieghiamo per il processo opposto: la biopulitura, ossia la rimozione di quelle stesse patine dalle superfici lapidee”, aggiunge la ricercatrice ENEA.
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