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Allevamenti intensivi in Emilia Romagna: nuova denuncia di Greenpeace a tutela degli animali, dei consumatori, e dei lavoratori del settore

Secondo Greenpeace il sistema degli allevamenti intensivi punta solo a massimizzare la produzione ad ogni costo senza alcun riguardo per la tutela delle risorse naturali, per la salute pubblica e, come dimostra questa nuova inchiesta, per il benessere animale.

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Aggressioni e casi di cannibalismo tra animali, infestazioni di ratti e carcasse abbandonate, maiali feriti e in sofferenza: è quanto riscontrato da Greenpeace Italia a Bondeno, provincia di Ferrara, in un allevamento intensivo di proprietà della Società Cascone, importante fornitore dell’azienda Pellegrina di proprietà del Gruppo Veronesi. Dopo l’indagine "Dietro le sbarre", che lo scorso novembre aveva portato alsequestro di un’altra struttura legata a Veronesi operante nel mantovano, Greenpeace torna a denunciare con un esposto alle autorità competenti le pessime condizioni igienico-sanitarie e in cui sono costretti a vivere gli animali rilevate tra agosto e settembre in un allevamento intensivo di suini, evidenziando anche i possibili rischi per la sicurezza dei lavoratori. 

Foto e video ricevuti da fonti anonime e verificate da Greenpeace documentano anche in questo caso un’infestazione di ratti in tutta la struttura e nei box in cui vivono i suini allevati, con il pericolo di infezioni e zoonosi sia per i lavoratori sia per i maiali; ancora, animali in stato di stress che arrivano ad aggredirsi l’un l’altro; maiali con gravi ferite, come ernie ombelicali, lacerazioni alle orecchie e alle code (queste ultime per lo più tagliate), apparentemente non trattate né adeguatamente monitorate; infine, carcasse di suini abbandonate, una delle quali già in stato avanzato di decomposizione e divorata da altri maiali.

«Il sistema degli allevamenti intensivi punta solo a massimizzare la produzione ad ogni costo senza alcun riguardo per la tutela delle risorse naturali, per la salute pubblica e, come dimostra questa inchiesta, per il benessere animale» sottolinea Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. «Mentre in Europa si discute il futuro della Politica Agricola Comune (PAC), è ancora più importante pretendere che i nostri soldi non vadano a finanziare questo modello malato, ma siano vincolati a favorire una transizione ecologica non più rimandabile».

La struttura al centro della nuova inchiesta è la Società Agricola Allevamenti Cascone S.S. Di Cascone Luigi & C., di proprietà di Luigi Cascone che possiede anche la Società Agricola Porcellino D'Oro e la Società Agricola Biopig Italia ed è fornitore in soccida della Pellegrina S.p.a. Le aziende del gruppo Veronesi, come recentemente emerso da un’altra analisi di Greenpeace in collaborazione con Fondazione Openpolis, si piazzano ai primi posti per ricavi nel settore della zootecnia in Italia, con guadagni miliardari.

Nel 2020, le aziende della galassia Cascone erano già state oggetto delle attenzioni di Greenpeace che, con i cittadini del Comune lombardo di Schivenoglia, aveva protestato contro l’ampliamento di un allevamento intensivo da oltre 10 mila maiali e i conseguenti impatti ambientali. Mentre nel 2024, a Pavia, la Società Agricola Porcellino D'Oro era finita al centro di un’inchiesta della trasmissione Report di RaiTre che, attraverso le immagini del network “Food For Profit”, aveva mostrato cruenti abbattimenti di maiali dovuti a casi positivi alla peste suina africana. La struttura di Bondeno al centro della nuova indagine di Greenpeace risulta invece tra le maggiori emettitrici di ammoniaca in Italia: nel 2023 era al 15esimo posto in un elenco di poco meno di 800 aziende, e beneficiaria, nel 2024, di oltre 280.000 euro di contributi pubblici europei per l’Agricoltura (fondi PAC).

Secondo Greenpeace, le condizioni in cui vivono alcuni gli animali in queste strutture rappresentano soltanto uno degli aspetti che rendono insostenibile il sistema degli allevamenti intensivi: invisibili, ma altrettanto gravi, sono gli impatti delle enormi quantità di ammoniaca prodotta, quelli sui terreni sfruttati per produrre mangimi e sulle risorse idriche utilizzate e compromesse: un sistema che produce costi ambientali per la collettività e che concentra i guadagni nelle mani di poche grandi aziende.

Per cambiarlo, insieme ad altre associazioni, l’organizzazione ambientalista ha presentato alla Camera la proposta di legge Oltre gli allevamenti intensivi, per costruire un sistema agroalimentare in cui si produca e consumi meno carne, che si basi su metodi agroecologici e metta al centro i piccoli agricoltori. QUI è disponibile il report di Greenpeace Italia.

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