Lo studio presentato dal prof. Salvatore Di Somma a Torino apre nuove frontiere: l'ambiente estremo dello spazio accelera i processi di invecchiamento, trasformandosi in un laboratorio naturale per individuare malattie croniche, tumori e infarti prima che si manifestino.
L'incontro "A Dialogue on Space and Non-Space", promosso a Torino dal progetto Italian Knowledge Leaders di Convention Bureau Italia e dalla rappresentanza EMEA dell'American Institute of Aeronautics and Astronautics, ha offerto una prospettiva inedita sulla salute umana. Il professor Salvatore Di Somma, docente di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma e fondatore di "Great Health Science on Longevity", ha evidenziato come gli astronauti rappresentino un modello di invecchiamento accelerato straordinario per la scienza. Nello Spazio, infatti, il corpo umano è costretto a reagire a un ambiente estremo, che si trasforma in un vero e proprio laboratorio naturale capace di far emergere in tempi rapidi cambiamenti biologici che, sulla Terra, richiederebbero anni o decenni per manifestarsi. Lo studio di questi processi dinamici è fondamentale per costruire una nuova medicina preventiva, capace di individuare i rischi di patologie gravi molto prima della loro comparsa.
La ricerca, che da oltre quindici anni vede il professor Di Somma collaborare con istituzioni internazionali come l'Università di Lund e programmi collegati alla NASA, si concentra sui biomarcatori della longevità. Se da una parte lo studio dei centenari permette di osservare i meccanismi biologici che proteggono dall'invecchiamento, garantendo un equilibrio ottimale tra organismo e ambiente, lo Spazio offre il modello opposto, accelerando gli stress biologici. Questa discrepanza tra i due estremi è la frontiera dove si giocherà la medicina dei prossimi decenni, poiché permette di superare l'attesa passiva dello sviluppo di una patologia. Oggi, infatti, la tecnologia medica consente di misurare con precisione i cambiamenti metabolici, le modificazioni epigenetiche e, soprattutto, il comportamento delle cellule staminali, le responsabili della rigenerazione dei tessuti.
Proprio in merito alle cellule staminali è emerso uno degli aspetti più affascinanti della ricerca: durante i viaggi spaziali, queste cellule manifestano una spiccata tendenza a diventare più reattive nel tentativo di riparare o sostituire i tessuti sottoposti allo stress dell'ambiente spaziale. Questa risposta di difesa dell'organismo può essere interpretata come un vero e proprio campanello d'allarme, utile a monitorare lo stato di salute degli astronauti in tempo reale. La sfida clinica attuale, sottolineata dal professor Di Somma, consiste nel trasferire queste conoscenze sulla Terra per rivoluzionare la diagnostica. Invece di basarsi su parametri che diventano evidenti solo quando il processo patologico è ormai avanzato, la nuova frontiera della medicina punta all'osservazione di segnali precoci, legati al funzionamento dei geni e alla rigenerazione cellulare, per intervenire tempestivamente e proteggere l'organismo prima che le malattie croniche o i tumori possano radicarsi.
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