: L'innovazione per le PMI al centro dell'evento del prossimo 24 febbraio 2026 | Lainate (Milano) | La Pista
Altroconsumo, che si è fatta portavoce dei cittadini ingiustamente danneggiati, apre la strada al risarcimento per migliaia di automobilisti
Il Tribunale delle Imprese di Torino ha dichiarato ammissibile l'azione di classe promossa da Altroconsumo, insieme ad altre associazioni dei consumatori, contro Stellantis N.V., Groupe PSA Italia S.p.A. e Automobiles Citroën SA per il caso degli airbag difettosi installati su Citroën C3 e DS3 prodotte tra il 2009 e il 2019. La decisione riconosce la legittimità della richiesta di risarcimento promossa da Altroconsumo per i consumatori proprietari dei modelli coinvolti nella campagna di richiamo, riconoscendo che Stellantis era a conoscenza di tutto già dal 2019 e per 5 anni non ha fatto niente.
La causa, originariamente promossa contro Stellantis e Groupe PSA, è stata estesa anche ad Automobiles Citroën SA.
Nel dettaglio, il Tribunale ha stabilito:
Altroconsumo ha richiesto la liquidazione di un danno patrimoniale calcolato in 17,24 euro per ciascun giorno di ritardo nella sostituzione dell’airbag prodotto dalla società Takata — valore corrispondente al costo medio giornaliero del noleggio di un’automobile di piccole dimensioni — ammontando così a 517,20 euro per ogni mese di mancato intervento, oltre al risarcimento per danni non patrimoniali pari a 1.500,00 euro per ogni automobilista.
Oggi, più di 170.000 automobilisti – tra cui oltre 154.000 proprietari di Citroën C3 e quasi 19.000 proprietari di DS3 – vedono riconosciuto il proprio diritto a partecipare all'azione collettiva per ottenere giustizia. Tutti i consumatori coinvolti nella campagna di richiamo possono iscriversi alla class action di Altroconsumo per ottenere un risarcimento.
Il progetto durerà dal 2023 al 2026 ed è in parte finanziato dall'unione Europea (GA 1011022299). I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia solo quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell'Unione Europea o di EISMEA. Né l'Unione Europea né l'ente che eroga il finanziamento possono essere ritenuti responsabili per essi.
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