: L'innovazione per le PMI al centro dell'evento del prossimo 24 febbraio 2026 | Lainate (Milano) | La Pista
In occasione della Giornata della Terra, Manhattan Associates illustra quali sono le accortezze in merito alla produzione, alla distribuzione e al consumo di beni che possono essere adottate sia dai retailer che dai consumatori per agire in maniera più consapevole a tutela dell'ambiente.
La più grande minaccia per il nostro pianeta è la convinzione che qualcun altro lo salverà. Il 22 aprile, la Giornata della Terra, è il promemoria annuale per impegnarsi su questo fronte, ed è valido sia per i consumatori che per le imprese. È fondamentale però adottare azioni consapevoli per la sostenibilità e l’ambiente 365 giorni all'anno. Oggi, ci troviamo di fronte ad una dura verità per la quale molti dei processi e delle comodità quotidiane che diamo per scontati stanno contribuendo ad aggravare la crisi climatica:
· Le emissioni di gas serra sono aumentate di oltre il 90% dal 1970. Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, se non si interviene in modo significativo, si prevede che cresceranno ulteriormente e causeranno gravi conseguenze.
· Secondo il World Economic Forum, le reti della supply chain globale sono responsabili di 5,5 miliardi di tonnellate di emissioni annue di CO2
· Per le Nazioni Unite, la produzione e la distribuzione di beni alimentari sono responsabili di circa il 25% delle emissioni globali di gas serra, e la maggior parte di esse proviene dalle pratiche agricole e dal trasporto di tali prodotti.
· L'industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra e del 20% delle acque reflue, secondo la Ellen MacArthur Foundation.
Questi risultati rendono di primaria importanza la necessità di intraprendere gesti intenzionali e ponderati in merito alla produzione, alla distribuzione e al consumo di beni. Ed è qui che il supply chain commerce, così definito da Manhattan Associates, azienda tech che opera nel settore della supply chain e nel commercio omnicanale, può essere determinante per promuovere interventi e vantaggi concreti e consapevoli in termini di sostenibilità. Il supply chain commerce è una tipologia di mercato emergente. Si tratta di di trovare un nuovo modo di risolvere lo storico problema dell'offerta e della domanda e del trasporto di merci dal punto A al punto B. In particolare, significa riprogettare le supply chain fisiche e digitali per allinearle alle aspettative dei consumatori e della società verso una maggiore responsabilità. E dato che i consumatori accolgono con entusiasmo nuovi valori, dal rispetto dell'ambiente, al benessere psicofisico fino all’inclusività, si aspettano che anche i brand e le aziende si impegnino su questi fronti.
Ma le supply chain, da sole, possano risolvere la crisi climatica? La questione è molto più complessa di quello che sembra: certo, l'efficienza della supply chain può determinare progressi ecologici, ma per una visione più completa di questa sfida, dobbiamo innanzitutto considerare il consumo sostenibile, l'efficienza della produzione e successivamente gli elementi legati alla fornitura. Innanzitutto, la sostenibilità parte dai consumatori e, secondo il recente Unified Commerce Benchmark for Specialty Retail di Manhattan Associates, solo il 20% di essi è soddisfatto delle iniziative sostenibili del proprio retailer di riferimento, il che lascia spazio a un ampio margine di miglioramento.
Di seguito, tre semplici accorgimenti che, tutti noi come consumatori, possiamo adottare per essere più sostenibili e consapevoli nei modi in cui utilizziamo e acquistiamo i prodotti:
1. Pagine di prodotto più dettagliate: Leggere le pagine di descrizione del prodotto complete rende più facile scegliere prodotti di origine, di allevamento o di pesca ecosostenibili ed evitare articoli che contengono olio di palma, microplastiche e altri materiali dannosi. Le informazioni più dettagliate consentono ai consumatori di essere più esigenti e consapevoli.
2. Maggior visibilità dei prodotti in store: Oggi, con molti retailer in grado di fornire una visibilità dello stock quasi in tempo reale, i consumatori possono decidere in modo più informato quali store visitare o quali opzioni di consegna scegliere. Questa semplice azione può ridurre significativamente i chilometri percorsi e aprire una serie di opzioni di consegna dell'ultimo miglio più ecologiche, portando a una significativa riduzione delle emissioni di CO2.
3. Modifica degli ordini all'ultimo: Offrendo periodi più lunghi per la modifica dell'ordine, i retailer offrono ai consumatori la tecnologia per poter intervenire sugli ordini online prima che la spedizione lasci lo stock, il punto vendita o il centro di microfulfillment. La possibilità di modificare gli ordini all'ultimo si traduce in un minor numero di spedizioni multiple e, in teoria, in un minor numero di resi non necessari, che a loro volta riducono le emissioni.
Tuttavia, non sono soltanto i consumatori a seguire la crescente attenzione all'ambiente. I leader d’azienda sono sempre più consapevoli che la sostenibilità è un argomento che devono affrontare in modo proattivo se vogliono rimanere al passo coi tempi. Un dato significativo è che l'87% dei leader del settore “Search & Discovery” nel Benchmark Index ha dichiarato di pubblicare contenuti approfonditi sulle politiche di sostenibilità sui propri siti web, evidenziando il livello di consapevolezza di tali informazioni.
Ecco tre step che i retailer di tutti i settori possono intraprendere per migliorare la sostenibilità e i margini di redditività:
1. Ripensare lo spazio fisico: Nelle supply chain lo spazio è prezioso, quindi occorre organizzare gli stock e i centri di distribuzione in modo da sfruttarlo al massimo. Per raggiungere questo scopo è possibile unificare la gestione dello stock, degli slot e della manodopera per posizionare e ottimizzare gli spazi, ridurre il numero di spostamenti delle merci, semplificare i flussi per il ritiro degli ordini. E, in particolare, adeguare le dimensioni degli imballaggi agli articoli da spedire, che è l’errore che, in termini di sostenibilità, è assolutamente necessario arginare.
2. Transportation Management System: Adottare sistemi di gestione dei trasporti (TMS) end-to-end progettati nel rispetto dell'ambiente. Utilizzare machine learning e intelligenza artificiale per generare percorsi strategici capaci di selezionare i percorsi di consegna migliori e integrare i resi come parte di una gestione dei trasporti più ampia, al fine di evitare consumi ed emissioni non necessari.
3. Fulfillment più snello: Consentire il fulfillment dai punti vendita per permettere ai retailer di effettuare gli ordini più vicini ai consumatori, sia che questi completino l'ordine online, tramite l'app mobile o al telefono. Ciò si traduce in una riduzione delle distanze di viaggio, in un risparmio di carburante e in un'ulteriore diminuzione delle emissioni di CO2; inoltre, il sistema BOPIS (Buy-Online-and-Pickup-In-Store) riduce le consegne e gli imballaggi e apre opportunità per ulteriori acquisti in store.
Probabilmente, le supply chain non sono in grado di salvare il pianeta da sole, ma possono offrire progressi concreti che, sommati, equivalgono a significativi benefici ambientali. A prescindere dal fatto che siate un retailer che sta cercando di diminuire l'uso della plastica nelle linee di produzione, o un consumatore che vuole maggiori opzioni ecologiche per le consegne, è fondamentale servirsi della Giornata della Terra per compiere il prossimo passo verso un futuro più sostenibile.
Il sistema permette di individuare rapidamente il polietilene, polimero non biodegradabile, presente nelle bioplastiche in quantità superiore al limite massimo consentito dalla norma EN 13432, assicurando la qualità del prodotto e contrastando i casi di contraffazione che danneggiano il compost prodotto.
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Plantvoice, la startup altoatesina che "ascolta le piante" affianca ITS Fondazione Pinta, GAL Kroton e partner calabresi nel primo gruppo di lavoro regionale dedicato all'innovazione agritech: AI, sensoristica IoT e droni per trasformare i dati in strategie agronomiche sostenibili.
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Il report “Space Innovation in Italia: un’analisi brevettuale” dell’Osservatorio Innovazione e Brevetti dell’Università LIUC e dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano ha analizzato l’attività innovativa degli attori italiani attivi nella Space Economy attraverso l’analisi dei brevetti depositati tra il 2000 e il 2022.
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Queste nuove tendenze sono state spiegate da Wang Zhiwu, President of Huawei Smart Charging Network Domain, nel corso dell'evento "Jointly Charging the Road Ahead". Secondo il manager di Huawei il settore dell’EV Charging sta entrando in una nuova fase, innestando nuove potenzialità per il futuro soprattutto sul tema dell'elettrificazione dei veicoli pesanti.
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Per quanto riguarda il settore agroalimentare, l'export tricolore verso i paesi del Mercosur vale circa 489 milioni di euro. L'intesa, oltre all'abbattimento di dazi, prevede anche il riconoscimento di ben 57 Indicazioni Geografiche Tipiche (IGP) italiane. Per quanto concerne i servizi, vale 1,9 miliardi di euro l'anno in termini di export, soprattutto trasporti e turismo, ma anche servizi finanziari, telecomunicazioni e servizi digitali.
Nasce così IMQ Proving Ground, il nuovo polo nazionale per il testing e la certificazione dei veicoli intelligenti del settore Automotive e Aerospace.
Secondo Assolombarda in Italia operano circa 15.300 startup e PMI innovative, con un fatturato complessivo di 12,9 miliardi di euro, ma solo il 3,4% di queste realtà è coinvolto in operazioni strutturate di Corporate Venture Capital; la maggior parte delle imprese privilegia piuttosto modelli più agili, basati su partnership industriali, co-sviluppi tecnologici e collaborazioni commerciali.