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Dall’imaging medico al memory foam, fino alle batterie a lunga durata: la scaleup torinese AIKO svela il legame nascosto tra le missioni spaziali e gli oggetti che usiamo ogni giorno.
Spesso dimentichiamo che la ricerca condotta per le missioni spaziali non rimane confinata all'orbita terrestre, ma produce ricadute concrete e tangibili nella nostra vita di tutti i giorni. Dalle calze in nylon al memory foam dei materassi, fino alle tecnologie alla base dell'imaging medico e dei protocolli di sicurezza alimentare, sono moltissimi gli strumenti che usiamo quotidianamente e che vantano un legame inaspettato con le sfide ingegneristiche affrontate nel cosmo. A tracciare questa mappa delle innovazioni è AIKO, la scaleup torinese specializzata nello sviluppo di software basati su intelligenza artificiale e automazione per applicazioni spaziali, che ha analizzato come le condizioni estreme delle missioni abbiano agito da acceleratore per tecnologie oggi considerate essenziali. Secondo Lorenzo Feruglio, CEO e Co-founder di AIKO, lo spazio rappresenta il banco di prova più rigoroso al mondo, poiché ogni grammo a bordo incide sui costi di lancio e ogni sistema deve garantire affidabilità e autonomia in assenza di manutenzione, spingendo gli ingegneri a progettare soluzioni estremamente resilienti che, una volta testate con successo in orbita, diventano trasferibili a numerosi settori industriali terrestri.
Questa pressione progettuale ha permesso, ad esempio, di sviluppare il memory foam, nato originariamente per proteggere gli astronauti dagli impatti, o di perfezionare l'elaborazione digitale delle immagini, messa a punto per le fotografie acquisite in orbita e poi rivelatasi fondamentale per la nascita della TAC e il miglioramento della risonanza magnetica. Anche la telemedicina ha radici in questa ricerca, grazie ai sistemi creati dalla NASA per monitorare a distanza i parametri fisiologici degli equipaggi, così come il protocollo HACCP, lo standard globale per la sicurezza alimentare che nasce proprio per garantire pasti sicuri agli astronauti. Persino le batterie al nichel-idrogeno, che hanno alimentato il telescopio Hubble e la Stazione Spaziale Internazionale per decenni grazie a una durata di oltre trent'anni, rappresentano oggi una soluzione promettente per lo stoccaggio industriale di energia rinnovabile.
Il processo di innovazione continua, con il settore spaziale che funge da laboratorio per testare materiali avanzati in condizioni operative proibitive. È il caso delle ricerche su polimeri sintetici, che hanno portato alla versatilità del nylon, o delle recenti sperimentazioni sul micelio dei funghi per la creazione di habitat spaziali sostenibili, una tecnologia che sta trovando applicazione nell'edilizia a basso impatto ambientale. Guardando al prossimo decennio, la frontiera si sposta verso l'integrazione di intelligenza artificiale a bordo dei satelliti, capace di processare dati in tempo reale, una logica che sarà presto applicata alla videosorveglianza intelligente, alla sanità digitale e alla gestione delle smart city. Allo stesso modo, i sensori iperspettrali sviluppati per l'osservazione terrestre promettono di rivoluzionare l'agricoltura di precisione e il controllo qualità degli alimenti, mentre le tecniche di navigazione autonoma e di ispezione dei detriti orbitali troveranno impiego nel monitoraggio di infrastrutture critiche come ponti e reti energetiche. Anche l'analisi chimica, nata per rilevare molecole su Marte, si sta convertendo in uno strumento medico per la diagnostica non invasiva delle patologie respiratorie, confermando che, quando una tecnologia supera la prova dello spazio, è il pianeta Terra a trarne i benefici più significativi.
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