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Sanità, il futuro è nel digitale

Gestione “smart” dei dati, telemedicina, medicina di precisione, AI applicata alla diagnostica, servizi evoluti ai pazienti. E non solo: quello della Sanità in digitale è un ambito in continua evoluzione.

L'innovazione nella Sanità

Gestione “smart” dei dati, telemedicina, medicina di precisione, AI applicata alla diagnostica, servizi evoluti ai pazienti. E non solo: quello della Sanità in ambito digitale è in continua evoluzione, anche sulla spinta delle lezioni apprese dalla pandemia e delle risorse previste dal PNRR, che prevedono un importo complessivo di quasi 18,5 miliardi di euro, comprendendo il PNC, il Piano per gli investimenti complementari, la cui attuazione è affidata alle Regioni. In questo contesto, le opportunità offerte dalle tecnologie digitali per il mondo della Sanità, sia pubblico sia privato, sono ancora più numerose. Ma prima di illustrare, con l’aiuto dei principali protagonisti del mercato, quali sono oggi le soluzioni, i servizi e le tecnologie che il mondo IT è in grado di proporre per rendere concreta la trasformazione digitale nella Sanità, è opportuno soffermarsi sulle evoluzioni dello scenario.

I limiti dei sistemi

“La pandemia ha messo in luce molti dei limiti dei sistemi sanitari europei: oggi la digitalizzazione della sanità è uno dei pilastri dei recovery plan di tutta Europa, al fine di creare sistemi sanitari capaci di resistere meglio e reagire agli shock, con maggiore continuità di cura per poter rispondere a tutti i bisogni sanitari della popolazione in maniera tempestiva e efficace” spiega Silvia Piai, Research Director, IDC Health Insights Europe. Ecco perché i temi che più ricorrono nelle parole degli analisti sono legati ad aspetti quali in primo luogo i servizi per i pazienti, ovvero la “patient digital front door", che comprende i servizi di telemedicina, il monitoraggio da remoto dei pazienti, le app di eHeath app e altro, lungo tutto il percorso del paziente. Ma vi sono anche l’intelligenza artificiale, per supportare le decisioni e automatizzare alcuni aspetti dei processi di cura, e la modernizzazione delle infrastrutture digitali in Sanità, per far sì che l'adozione delle tecnologie più avanzate non rimanga circoscritta in pochi ambiti, ma diventi più sistemica.

Nuove organizzazioni

Forse però, prosegue Silvia Piai, “non si dà abbastanza rilievo a come la pandemia abbia costretto a guardare all'organizzazione del lavoro in sanità in modo diverso: durante la pandemia, le organizzazioni sanitarie hanno utilizzato il digitale per adottare nuovi modelli di lavoro. Chiaramente l'intento era quello di continuare a garantire accesso e continuità delle cure e proteggere il più possibile personale e pazienti dall'infezione. Ma con il tempo si sono sviluppati nuovi casi d'uso delle tecnologie e nuovi archetipi di lavoro abilitati dal digitale, che possono aiutare a risolvere problemi che affliggono da lungo tempo la sanità europea”.

Il futuro del lavoro

Se poi si analizza in particolare il tema del futuro del lavoro in ambito Sanità, la pandemia ha peggiorato una situazione che era già al limite in termini pressione sulla forza lavoro, fa notare IDC, spiegando che “oggi il problema continua, con il bisogno di recuperare tutte le prestazioni non erogate e posticipate durante le fasi acute della pandemia, mentre, ovviamente si continua a rispondere ai bisogni sempre più pressanti della popolazione. Per fare un esempio, in Germania, nel 2021, circa 14.000 posti di personale infermieristico sono rimasti vacanti, così come altri 8.000 posti di lavoro in unità di terapia intensiva: secondo l'associazione degli ospedali tedeschi, i livelli inadeguati di personale sono il motivo principale per cui alcune strutture di terapia intensiva sono state temporaneamente o definitivamente chiuse durante la pandemia”. Non solo: “lo stress emotivo e fisico degli ultimi due anni sta spingendo il personale medico e infermieristico a lasciare la professione”, rileva ancora Silvia Piai, sottolineando che “è necessario un approccio strategico alla gestione del personale medico e infermieristico, dei modelli di lavoro e dell'esperienza dei dipendenti in Sanità. Queste necessità si collocano in un contesto di un cambiamento rapido e generalizzato nei modelli organizzativi e assistenziali, nelle tecnologie e nelle aspettative di una forza lavoro che oggi include contemporaneamente quattro generazioni: baby boomer, generazione X, millennial e i primi lavoratori della generazione Z”.

Guardare alle persone

Non è quindi un caso se Il 70% delle organizzazioni sanitarie europee ha raccontato a IDC che “la produttività del personale è stata una delle aree di maggior impatto degli investimenti digitali fatti negli ultimi 12 mesi: i modelli di lavoro ibrido hanno permesso di proteggere, supportare e potenziare il lavoro di medici e personale infermieristico in un ampio numero di casi d'uso. Soluzioni di telemedicina, tele-monitoraggio, piattaforme per la collaborazione clinica, automazione del workflow, quando pianificate e implementate anche tenendo conto della prospettiva del personale medico, hanno permesso di gestire meglio i carichi di lavoro, ridurre attività ripetitive e migliorare la qualità dell'interazione con i pazienti”. È anche per questo che, sempre secondo IDC, “a livello mondiale entro il 2025, il 50% delle organizzazioni sanitarie farà affidamento su modelli di lavoro ibridi per combattere il burnout, riformulare i ruoli della forza lavoro e creare esperienze coerenti e continue”. Le organizzazioni europee, tuttavia, sembrano un po' in ritardo rispetto a regioni come il nord America: “nel 2022, migliorare l'esperienza del personale attraverso è una priorità d'investimento per meno del 30% delle organizzazioni sanitarie europee”, fa notare Silvia Piai, spiegando che “in Italia, uno studio di IDC per Salesforce mostrava come seppur i medici venissero considerati tra i maggiori beneficiari delle soluzioni di connected health, erano le figure professionali meno incluse nei processi di selezione e implementazione di tali soluzioni”.

Investimenti ragionati

Diventa quindi evidente che “l'impatto positivo che ci si aspetta degli investimenti che oggi vengono fatti per aumentare servizi digitali ai pazienti, per automatizzare i percorsi di cura e le decisioni cliniche, per abilitare modelli integrati di cura, può essere fortemente ridotto se non verrà considerata adeguatamente l'esperienza della forza lavoro”, sottolinea Silvia Piai, spiegando che “questo non significa riprodurre in digitale processi analogici, quanto piuttosto innovare CON la forza lavoro, facendo per esempio fare affidamento su metodologie di design thinking per porre maggiore attenzione a come le informazioni vengono utilizzate, ai flussi di lavoro e come possono essere ottimizzati, a come il personale sanitario interagisce con i sistemi informativi clinici. Significa anche integrare in maniera più dinamica le informazioni che provengono dai sistemi per la gestione delle risorse umane, per il talent management e per lo sviluppo delle competenze”. E se circa il 40% delle organizzazioni sanitarie europee ha detto a IDC che sta investendo in soluzioni di people analytics e performance management, vi sono però temi come quello della workforce empowerment e engagement che non sono stati ancora sviluppati appieno.

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Edoardo Bellocchi

I suoi primi contatti con la tecnologia e l'informatica risalgono all'era del mai dimenticato Commodore 64. Dopo circa 15 anni come utente tecnologico e talvolta appassionato, ha intrapreso una carriera nel campo dell'IT, prima come giornalista e poi come PR. Negli ultimi anni, preferisce essere identificato come un giornalista che si occupa del più ampio mercato tecnologico, con un\attenzione particolare ai temi dell'innovazione.

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