Cresce l'uso delle biciclette elettriche in città, ma aumentano incidenti, furti, diffusione di mezzi manomessi. I punti salienti della ricerca "E-bike tra mobilità e sicurezza", realizzata da Format Research in collaborazione con UNASCA.
La mobilità elettrica leggera sta trasformando radicalmente il volto delle città italiane, portando con sé nuove abitudini di spostamento e, inevitabilmente, nuove necessità di regolamentazione. Secondo la ricerca nazionale "E-bike tra mobilità e sicurezza", realizzata da Format Research in collaborazione con UNASCA e presentata presso la Camera dei Deputati, oltre l’84% dei cittadini è favorevole all'introduzione di un sistema di identificazione per le biciclette elettriche. Questa apertura riflette il bisogno di contrastare fenomeni critici come il mercato nero e i furti, che hanno colpito direttamente o indirettamente il 16,5% degli intervistati, e di garantire una maggiore responsabilità in caso di incidenti stradali o comportamenti irregolari.
I dati fotografano un settore in piena espansione: nell'ultimo decennio la quota di mercato delle E-bike è balzata dal 3% al 20%, con una bicicletta ogni cinque venduta che oggi è dotata di pedalata assistita. Circa un terzo degli automobilisti italiani dichiara di utilizzare regolarmente questi mezzi, specialmente nei grandi centri urbani dove, nel 50% dei casi, l'uso è legato ad attività lavorative o spostamenti quotidiani casa-lavoro. Nonostante il risparmio economico e il basso impatto ambientale siano i principali punti di forza riconosciuti, la carenza di infrastrutture ciclabili adeguate e l'alto costo d'acquisto rimangono le barriere principali per una diffusione ancora più capillare.
Un tema centrale emerso dal dibattito parlamentare riguarda la sicurezza e la legalità dei mezzi in circolazione. Sebbene la maggior parte degli utenti si senta sicura alla guida, il 65% dei consumatori percepisce come molto diffusa la pratica di modificare il motore per aumentarne potenza e velocità oltre i limiti di legge. Tale alterazione trasforma di fatto un velocipede in un ciclomotore, richiedendo per legge omologazione, targa e assicurazione. Un sistema identificativo chiaro permetterebbe di distinguere immediatamente i mezzi conformi da quelli irregolari, tutelando sia i conducenti sia i pedoni e facilitando il lavoro delle forze dell'ordine nella repressione delle manomissioni.
Nonostante l'ampio consenso verso la tracciabilità, esiste una minoranza di utenti abituali, circa il 15%, che manifesta perplessità riguardo a possibili aggravi burocratici o costi aggiuntivi. Tuttavia, la direzione indicata dagli esperti e dai rappresentanti delle istituzioni presenti alla Camera è quella di una mobilità elettrica che non può prescindere da regole certe. Un sistema di identificazione non è visto come un limite, ma come un acceleratore per lo sviluppo del comparto, capace di offrire legalità e trasparenza a un sistema di trasporto che rappresenta il futuro della sostenibilità urbana in Italia.
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