Per abbattere le emissioni di carbonio, una delle rotte più promettenti è l'immissione di idrogeno nelle reti gas (oggi permessa fino al 2%). Questa strategia mira a pulire l'energia destinata a case, industrie e trasporti, settori che oggi dipendono ancora fortemente dal metano.
ENEA e Università di Cassino hanno studiato come l’uso di idrogeno nelle reti di gas naturale possa influenzare la misurazione degli odorizzanti, sostanze chimiche che conferiscono al gas naturale (incolore e inodore) un odore intenso e caratteristico rendendo immediatamente percepibili eventuali fughe. Lo studio ha considerato tre diversi scenari: metano puro, miscela metano e idrogeno al 20% e idrogeno puro e analizzato gli odorizzanti THT e TBM. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Sensors.
I dati mostrano una lieve sovrastima del THT (+2,3%) nelle miscele gas-idrogeno al 20%, mentre nel caso dell’idrogeno puro la presenza dell’odorizzante TBM risulta sottostimata (-3,4%).
“I risultati indicano che, all’aumentare della quota di idrogeno, diventa più complesso garantire una percezione olfattiva costante, rendendo necessario aggiornare gli attuali standard di misura”, spiega la coautrice dello studio Viviana Cigolotti, responsabile della Divisione ENEA Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione. “Una sovrastima nella misura delle concentrazioni di odorizzante - prosegue - potrebbe comportare rischi per la sicurezza legati alla mancata rilevazione di fughe di gas. Al contrario, una sottostima potrebbe generare falsi allarmi e determinare un aumento dei costi del gestore per garantire il rispetto della soglia minima di concentrazione di odorizzante nel gas che arriva fino alle nostre abitazioni”.
La campagna sperimentale si è articolata in due fasi: una prima di test su bombole con miscele di metano e idrogeno e una seconda di prove su gas naturale odorizzato prelevato da una rete cittadina e successivamente miscelato con idrogeno in una rete in scala.
L’introduzione dell’idrogeno nelle reti di distribuzione del gas - attualmente consentita fino al 2% -costituisce una strategia promettente per ridurre le emissioni di carbonio nei settori che oggi dipendono dal gas naturale, come la produzione di energia, l’industria pesante, il riscaldamento domestico e i trasporti. Questa soluzione permette inoltre di valorizzare le infrastrutture esistenti, senza richiedere modifiche significative alle tubazioni o alle apparecchiature ma comporta sfide tecniche e operative: l’idrogeno, infatti, è un gas molto leggero, con bassa viscosità e alta diffusività, caratteristiche che possono impedire una miscelazione uniforme con l’odorizzante che svolge, invece, un ruolo cruciale per la sicurezza. Di conseguenza, le letture dei gascromatografi (gli strumenti attualmente più affidabili per l’analisi della composizione del gas) possono risultare meno precise.
“Il nostro studio fornisceindicazioni pratichepermigliorare la sicurezzaeridurre i costi,ad esempio, ottimizzando i sistemi di iniezione dell’odorizzante, oppure impiegando nei misuratori materiali resistenti all’idrogeno, come l’acciaio inox”, sottolinea l’altra coautrice ENEA dello studio Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento ENEA di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. “I risultati di questa ricerca – conclude - potrebbero aiutare a definire i regolamenti per la miscelazione dell’idrogeno e offrire alle aziende di distribuzione indicazioni utili per aggiornare le procedure di dosaggio e di monitoraggio degli odorizzanti in vista dei futuri requisiti normativi”.
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