Il mercato dei servizi di Open Innovation è un ecosistema composto da realtà giovani e di piccole-medie dimensioni, fortemente concentrato al Nord, soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, ma con forti potenzialità al Centro-Sud, in Lazio e Campania.
Cresce, anche se in maniera contenuta, il mercato dei servizi di Open Innovation in Italia, che ha raggiunto nel 2023 un valore complessivo di 742 milioni di euro contro i 696 milioni dell’anno precedente e che grazie all’intelligenza artificiale generativa potrà cogliere ulteriori opportunità di sviluppo.
Si tratta di un ecosistema composto da realtà giovani (il 72% delle imprese ha meno di 20 anni) e di piccole-medie dimensioni (l’84% conta meno di 200 dipendenti), fortemente concentrato al Nord dove opera il 68% dei provider di servizi: la Lombardia fa la parte del leone (36%) e altri poli di rilievo sono Emilia-Romagna (10%), Piemonte (10%) e Trentino Alto Adige (7%); il Centro-Sud però mostra un potenziale significativo, con il 13% del Lazio e il quasi 6% della Campania. Il mercato è ancora molto polarizzato, con poche categorie di fornitori di servizi dominanti (Società di consulenza, Innovation center, Uffici di trasferimento tecnologico e Società professionali per la proprietà intellettuale). Nonostante le barriere all’ingresso per i nuovi attori, cresce l’interesse per approcci innovativi come il Corporate Venture Building e la possibilità per le imprese di fare leva sugli Startup Studio, che tra il 2021 e il 2024 hanno lanciato sul mercato oltre 80 nuove startup.
Sono alcuni dei dati che emergono dalla mappatura aggiornata del fenomeno contenuta nell’Open Innovation Lookout 2025, che per la seconda volta esamina l’evoluzione dell’Open Innovation dalla prospettiva dell’offerta. Il Report è il risultato della collaborazione tra il gruppo di ricerca Innovation & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e Lab11, spin-off della Scuola Sant’Anna, con il coinvolgimento attivo di aziende riconosciute tra i principali attori dell'innovazione collaborativa in Italia.
“Negli ultimi anni l’Open Innovation ha smesso di essere appannaggio di un numero limitato di grandi imprese - conferma Federico Frattini della School of Management del Politecnico di Milano, direttore scientifico dello studio insieme al collega Josip Kotlar e ad Alberto Di Minin, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. L’idea che l’innovazione non possa più svilupparsi esclusivamente all’interno dei confini aziendali è ormai assodata, trasformando il modo in cui le organizzazioni collaborano, sperimentano e creano valore, accedendo a ecosistemi di startup e tecnologie emergenti. Oggi però va fatto un passo ulteriore: la sfida cruciale è misurare l’impatto reale di queste iniziative e programmi, la loro efficacia e il valore generato, essenziale per fare evolvere le intenzioni strategiche in risultato tangibile e decisioni informate”.
Dunque, quali metriche possono determinare il successo di un programma di Open Innovation? Come si valuta l’apporto di un service provider all’accelerazione dei processi innovativi aziendali? Quali strumenti consentono ai manager di fare scelte oculate su investimenti e strategie future? L’edizione di quest’anno dell’Osservatorio Open Innovation Lookout si propone di esplorare proprio questo tema, fornendo un framework pratico per la valutazione dell’Open Innovation e della sua capacità di generare impatto per l’impresa che decide di adottarla. Inoltre, aggiorna la mappatura - iniziata nella prima edizione - dei player raggruppati in 25 categorie che in Italia offrono servizi a supporto delle imprese attraverso competenze, know-how, asset e risorse specializzate: dall’assistenza nella ricerca di finanziamenti al coaching, al mentoring & tutoring, dalla co-creazione alla consulenza nella digital transformation o nell’innovazione, dalla formazione al networking, dallo scouting tecnologico e di startup all’idea sourcing. Alcuni attori facilitano la connessione tra corporate e startup, altri forniscono infrastrutture e risorse per la sperimentazione tecnologica, altri ancora agevolano l’accesso a capitali e finanziamenti.
Tra le nuove tendenze cresce l’interesse verso il Venture Building come nuovo modello per concepire e lanciare iniziative imprenditoriali innovative. Rispetto al modello ormai consolidato del Corporate Venture Capital, il Venture Building permette di cogliere le opportunità date dai nuovi mercati, dalle tecnologie emergenti o dalla proprietà intellettuale non utilizzata attraverso la creazione e messa a mercato di nuove venture in modo strutturato e seriale. Il modello Venture Building può essere adottato dalle aziende con tre modalità differenti (Corporate Venture Builder, Venture Builder con approccio consulenziale e Venture Builder con approccio imprenditoriale) o realizzato da alcuni attori specifici dell’ecosistema quali gli Startup Studio, in entrambi i casi definendo una nuova era della creazione d’impresa, con prospettive promettenti.
Stando alla ricerca condotta dall’Osservatorio - basata sulla somministrazione di due questionari indirizzati rispettivamente a imprese e service provider - il Venture Building in Italia è un fenomeno ormai ampiamente conosciuto (solo l’8% delle aziende non ne ha mai sentito parlare), ma solo il 26% delle imprese dichiara di averlo effettivamente adottato: in termini assoluti, tra il 2021 e il 2024 le imprese italiane hanno lanciato oltre 240 iniziative di Venture Building e, tra di esse, il numero di progetti supportato dai service provider è cresciuto fortemente.
Guardando al futuro, le aspettative verso questo nuovo modello sembrano essere promettenti, con il 19% delle imprese che conferma di avere in programma di lanciare iniziative di Venture Building ed il 59% che dichiara di avere attività in corso che potranno, potenzialmente, portare allo sviluppo di nuove venture. I macro-settori dell’energia, della sanità e scienze della vita e dell’hi-tech rappresentano i settori ad oggi più attivi, così come l’intelligenza artificiale risulta essere centrale per il 30% delle iniziative.
“A 20 anni dalla nascita dell’Open Innovation, l’attenzione si sta spostando dalla progettazione all’efficacia: misurare i risultati e comprenderne il valore concreto per l’azienda e l’ecosistema di innovazione è ormai un elemento imprescindibile per le imprese che hanno deciso di abbracciare questo modello” conclude Josip Kotlar, direttore dell’Osservatorio.
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