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Dopo quattro anni di attività finanziate da Horizon Europe, il consorzio internazionale ha validato un innovativo processo termochimico per convertire le biomasse residuali in biocarburanti, carburanti sintetici e biochar.
Trasformare gli scarti dell'agricoltura, dell'allevamento e dell'industria alimentare in risorse di alto valore energetico e ambientale è l'obiettivo raggiunto dal progetto europeo NET-Fuels, giunto alla conclusione dopo quattro anni di intensa attività di ricerca. Finanziato dal programma europeo Horizon Europe e coordinato dall'Università di Bologna, il progetto ha riunito sette partner provenienti da sei Paesi europei, combinando competenze trasversali che spaziano dall'ingegneria all'agronomia, passando per le scienze ambientali e l'economia. Come evidenziato dal coordinatore Diego Marazza, ricercatore al Dipartimento di Fisica e Astronomia "Augusto Righi" dell'Ateneo bolognese, l'iniziativa è partita dalla necessità di sviluppare un percorso tecnologico capace di valorizzare biomasse residuali a basso costo, integrando tecnologie per utilizzare in modo efficiente il carbonio sia nella produzione energetica sia nello stoccaggio a lungo termine.
Il cuore della soluzione tecnologica è rappresentato dal processo termochimico integrato noto come Thermo-Catalytic Reforming (TCR), capace di trattare diverse tipologie di biomasse residuali – tra cui digestato, letame, legname di scarto e residui di potatura – per generare flussi multipli ad alto rendimento. Il sistema produce il TCR-Oil, un biocarburante intermedio utilizzabile direttamente come carburante marittimo o ulteriormente raffinato per i trasporti, e il TCR-Gas, dal quale viene recuperato idrogeno mentre il gas residuo alimenta un'unità di combustione per produrre il calore necessario all'essiccazione e al processo stesso. Attraverso un ulteriore passaggio bio-elettrochimico che converte l'anidride carbonica generata o flussi di CO₂ di origine industriale, il sistema è inoltre in grado di produrre metano rinnovabile, aprendo la strada a importanti applicazioni operative future.
Il terzo output fondamentale del processo è il biochar, un materiale ricco di carbonio che immagazzina in modo stabile la CO₂ sottratta all'atmosfera, contribuendo concretamente alla riduzione dei gas climalteranti. Le sperimentazioni condotte nell'ambito del progetto hanno dimostrato che il biochar prodotto rispetta i severi requisiti della normativa europea sui fertilizzanti, favorendo il ritorno nel suolo di nutrienti essenziali come fosforo e potassio e potendo essere certificato come attività di rimozione del carbonio secondo il nuovo quadro normativo europeo per il carbon farming. Accanto allo sviluppo tecnologico, l'Università di Bologna ha guidato la valutazione complessiva della sostenibilità ambientale, economica e sociale e l'analisi dei quadri normativi, lavorando a fianco dei partner internazionali Fraunhofer UMSICHT, Leitat, l’Università Tecnica della Slesia, l’Istituto Ithaka, REACH Innovation e WRG Europe per superare le barriere che ostacolano la futura diffusione industriale di queste soluzioni.
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