Great Place to Work Italia, ascoltando i pareri e le opinioni espresse da oltre 5mila collaboratori della Generazione Z, ha stilato la nuova edizione del ranking Best Workplaces for Gen Z con le 20 migliori aziende italiane in cui lavorare secondo i giovani nati dopo il 1998.
In un mercato del lavoro in continua evoluzione, la capacità delle organizzazioni di attrarre, valorizzare e trattenere i talenti della Generazione Z rappresenta una leva strategica fondamentale per l’innovazione e la competitività futura.
È in questo scenario che si inserisce l’edizione 2026 del ranking Best Workplaces for GenZ 2026, stilata da Great Place to Work Italia ascoltando i pareri e le opinioni espresse da un campione di oltre 5mila collaboratori (5.048) della Generazione Z, su un totale di quasi 40mila rispondenti di ben 92 realtà organizzative.
La classifica premia le 20 migliori aziende che si sono distinte per la qualità dell’ambiente di lavoro e per la capacità di coinvolgere i giovani talenti, rispettando requisiti rigorosi come la presenza di almeno 20 collaboratori in organico e un minimo del 10% di rispondenti al questionario di clima aziendale appartenenti alla GenZ.
Analizzando nel dettaglio il ranking, a risaltare è il Trust Index medio, l’indicatore che misura il clima di fiducia interno di un’organizzazione calcolato sulla base di parametri quali credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione, pari all’88% nelle imprese best contro il 42% della norma italiana (+46%), calcolato come valore medio fatto registrare dalle aziende italiane sui principali indicatori di Great Place To Work, ottenuto tramite il report European Workforce Study.
A risaltare è anche il Leadership Index, l’indicatore che misura la qualità dei comportamenti di leadership all’interno di un’organizzazione, che raggiunge quota 90% nelle realtà d’eccellenza, contro una norma italiana che si ferma al 39% (+51%).
Guardando ai settori di appartenenza delle aziende best, dominano l’information technology (35%) e i servizi professionali (25%), seguiti da retail, servizi finanziari e assicurativi, ospitalità (10%), manifattura, advertising & marketing (5%). A livello di dimensioni aziendali, calcolate sulla base del numero di collaboratori, troviamo 7 aziende nella categoria small (tra 10 e 49 collaboratori), 5 medium small (tra 50 e 149 collaboratori), 5 medium large (tra 150 e 499 collaboratori), 2 large (tra 500 e 999 collaboratori) e 1 realtà super large con oltre 1.000 collaboratori.
Ascoltare le esigenze dei giovani e costruire ambienti di lavoro capaci di rispondere a questi nuovi paradigmi non è più un’opzione, ma una necessità per le imprese che vogliono garantirsi continuità e attrattività: nel triennio considerato dalla ricerca, il peso dei collaboratori nati dal 1998 è aumentato progressivamente dal 5% al 13%, evidenziando una presenza crescente di questa fascia generazionale all’interno della popolazione aziendale. “Siamo molto orgogliosi dei risultati di questa edizione, che evidenziano come il peso della Generazione Z sia in costante e progressiva crescita all’interno del tessuto aziendale italiano” – sottolinea Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia.

“I giovani nati dal 1998 in poi non si accontentano più dei vecchi paradigmi professionali, ma cercano trasparenza, equità e soprattutto una leadership capace di ascoltare e guidare con coerenza. In un contesto di invecchiamento demografico, in cui la popolazione italiana diminuisce di circa 2 milioni di persone ogni 10 anni, la capacità delle aziende di attrarre e trattenere i profili junior è il vero vantaggio competitivo concreto, perché saranno proprio questi profili ad aiutare la transizione tecnologica della popolazione più esperta in aziende con un’anzianità media sempre più alta. Le aziende che sapranno interessare, incuriosire e ispirare i giovani – conclude Zollo – saranno quelle che riusciranno ad accaparrarsi una generazione che diminuirà in termini di numeri e costerà sempre di più in termini di investimento”.

Al primo posto della classifica si posiziona Edera Nordest, realtà veneta di servizi finanziari specializzata nei prestiti dedicati a dipendenti e pensionati. Sul secondo gradino del podio troviamo Bending Spoons, eccellenza nel settore dell’information technology che acquisisce e potenzia le aziende del settore digitale e si è appena quotata al NASDAQ di New York, dimostrando quanto vale saper interessare e selezionare le giovani generazioni. A completare il podio c’è la monzese Quantyca, società di consulenza IT specializzata in data management, advanced analytics e data streaming. Completano la classifica: Jet HR (information technology), Accuracy (servizi professionali), Groupe ISAGRI (information technology), Hilton (ospitalità), Méthode (information technology), Kiabi (retail), Octopus Energy (manifattura & produzione), Florence One (information technology), Auxiell (servizi professionali), Fiabilis Consulting Group (servizi professionali), Aton SpA (information technology), GLAS Italy (servizi finanziari & assicurativi), Reverse (servizi professionali), Caffeina (advertising & marketing), Up2You (servizi professionali), Gruppo Breaders (ospitalità) e Sector Alarm (retail).
A emergere dal ranking è inoltre la distanza che separa le realtà d’eccellenza dall’azienda media italiana sui pilastri fondamentali di formazione, leadership e clima aziendale. L’ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori raggiungono il 90% nelle aziende best contro il 28% (+62%) della norma italiana e trend speculari si registrano sia per la promozione dell’innovazione e della sperimentazione (83% contro il 26%, +57%) sia per le opportunità di crescita e sviluppo professionale (84% contro il 29%, +55%).
Il divario aumenta analizzando i fattori legati alla leadership: la competenza della direzione tocca infatti il 93% nei Best Workplaces a fronte del 36% della norma italiana (+57%), seguita dalla coerenza dei responsabili (91% contro il 33%, +58%) e dall’imparzialità dei comportamenti manageriali (86% contro il 29%, +57%). La qualità complessiva dell’esperienza lavorativa viene promossa a pieni voti dall’86% dei giovani inseriti nelle realtà d’eccellenza, contro il 29% di un’azienda media italiana (+57%). I dati mettono in luce un divario netto anche per quanto riguarda le opportunità di innovazione: nei Best Workplaces for GenZ, quasi un collaboratore su due (48%) dichiara di avere “molte” opportunità di innovazione, contro un marginale 6% registrato dalla media nazionale. Al contrario, oltre la metà dei giovani inseriti in aziende appartenenti alla media italiana lamenta di avere “poche” (36%) o addirittura “nessuna” (16%) possibilità di innovare. Nelle 20 imprese eccellenti, questa percezione di chiusura e insoddisfazione crolla drasticamente, fermandosi rispettivamente ad appena il 9% e al 2%.
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