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L'audace missione della startup californiana è quella di trasformare i corpi celesti in infrastrutture produttive e logistiche orbitanti tra la Terra e la Luna.
La frontiera dell'economia extra-atmosferica sta per subire una trasformazione radicale grazie all'audace progetto della società californiana TransAstra. L'azienda ha recentemente avviato uno studio di fattibilità, sostenuto da investitori privati e partner commerciali, per intercettare e trasportare un asteroide del peso di cento tonnellate in un'orbita stabile vicino alla Terra. Questa operazione, denominata missione New Moon, non è un semplice esercizio di meccanica orbitale, ma il primo passo verso la creazione di un vero e proprio avamposto di ricerca robotica dedicato alla lavorazione dei materiali e alla produzione manifatturiera direttamente nello spazio.
Il fondatore e CEO di TransAstra, Joel Sercel, ha delineato una visione a lungo termine che vede il primo lancio di recupero programmato già per la fine di quest'anno, con l'obiettivo di raggiungere l'obiettivo celeste tra il 2028 e il 2029. La strategia prevede una progressione esponenziale che, attraverso centinaia di missioni robotiche nel corso del prossimo decennio, punta ad aggregare circa un milione di tonnellate di materiale asteroidale. Questa enorme massa di risorse diventerebbe la spina dorsale dell'industrializzazione spaziale, riducendo drasticamente la dipendenza dai lanci terrestri, notoriamente costosi a causa della profonda forza di gravità del nostro pianeta.
La collaborazione scientifica è un pilastro fondamentale di questa iniziativa, che vede il coinvolgimento di prestigiose istituzioni come il California Institute of Technology, il Jet Propulsion Laboratory della NASA e le università della Florida Centrale e di Purdue. Gli esperti sottolineano come gli asteroidi rappresentino i depositi di materiale più accessibili del sistema solare. Questi corpi celesti contengono metalli preziosi per le costruzioni, minerali per la schermatura dalle radiazioni e, soprattutto, acqua. Quest'ultima è considerata l'oro blu dello spazio, poiché può essere scissa e convertita in propellente per razzi, permettendo rifornimenti in orbita che estenderebbero l'autonomia delle future esplorazioni umane.
Dal punto di vista tecnologico, TransAstra ha già iniziato a testare gli strumenti necessari per questa impresa. Un elemento chiave è il Capture Bag, un sacco gonfiabile progettato per avvolgere e bloccare satelliti inattivi o piccoli asteroidi. Un prototipo in scala ridotta è stato testato con successo lo scorso ottobre a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, dimostrando la capacità di operare ripetutamente nel vuoto e in microgravità. Parallelamente, l'azienda sfrutta la rete di telescopi Sutter per il monitoraggio dei detriti e degli oggetti celesti, prevedendo che l'entrata in funzione dell'Osservatorio Vera C. Rubin in Cile porterà alla scoperta di centinaia di nuovi potenziali obiettivi nei prossimi anni.
L'interesse per queste tecnologie non è limitato al settore civile. La Space Force statunitense monitora con attenzione i progressi nel campo del mining spaziale, poiché le capacità di cattura e movimentazione degli oggetti orbitanti hanno evidenti applicazioni duali, utili sia per la gestione dei detriti spaziali che per la sicurezza nazionale oltre l'orbita geosincrona. Con ventitré brevetti all'attivo che coprono l'intero ciclo di sfruttamento delle risorse - dalla rilevazione al processamento - TransAstra si posiziona come protagonista di un futuro in cui lo spazio non sarà solo un luogo da osservare, ma una risorsa da abitare e trasformare in modo sostenibile.
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