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Il costo sociale di una tonnellata di CO2 va da 236 a 307 euro: parola di E.ON e Politecnico di Milano

Il nuovo modello di Social Cost of Carbon quantifica l'impatto delle emissioni, includendo danni a salute, biodiversità e stabilità sociale. “Non dobbiamo più solo chiederci quanto costa emettere, ma quale valore si può generare evitando di farlo", spiega Luca Conti, CEO di E.ON

Ricerche e Trend Transizione Energetica / Sostenibilità

Oggi i principali modelli per misurare il costo delle emissioni di CO2 si basano su quanto pagano i soggetti inquinanti. Dell’impatto sociale delle emissioni - danni alla salute umana e alla proprietà per l’inquinamento e la maggior frequenza e intensità di eventi meteo estremi, aumento del rischio di migrazioni e conflitti, effetti su ecosistemi e biodiversità – si tiene conto molto meno, anche perché è molto difficile da misurare.

E quindi quanto costa in termini di impatto sociale l’emissione di una tonnellata di CO2? Da ieri c’è una risposta precisa: almeno 236 euro, che possono arrivare a 307 euro tenendo conto anche di aspetti “intangibili” appunto molto difficili da quantificare, come gli impatti su biodiversità, qualità della vita e tenuta sociale.

Una risposta che viene da un nuovo modello di Social Cost of Carbon (SCC) sviluppato da E.ON Italia e Politecnico di Milano, e presentato ieri a Milano.

L’obiettivo non è solo di misurare le emissioni, ma è molto più ambizioso: trasformare il modo in cui viene misurato, compreso e interpretato l’impatto delle emissioni.

Misurare le emissioni, ma anche i loro effetti nel tempo

Il modello, spiegano E.ON e Polimi, è validato scientificamente, e consente di tradurre le tonnellate di CO2 in un valore economico – espresso appunto in euro per tonnellata – che non quantifica solo le emissioni, ma appunto anche gli effetti che queste generano nel tempo su territori, economie, salute ed ecosistemi, rendendo il dato leggibile, confrontabile e utile nei processi decisionali.

In altre parola non si tratta solo di una nuova metrica, ma di un cambio di prospettiva. Il modello vuole permettere di comprendere e confrontare gli impatti generati da scelte diverse, rendendo i trade-off più trasparenti, e supportando imprese e istituzioni nelle decisioni strategiche e nella valutazione dei risultati.

La metodologia, continua il comunicato, è stata sviluppata a partire dal NECR (Net Effective Carbon Rate) come punto di riferimento economico già pubblicamente riconosciuto. II NECR, lo ricordiamo, è una metrica sviluppata dall'OCSE per misurare il costo reale delle emissioni di CO2, e come accennato in apertura si basa su quanto pagano effettivamente i soggetti inquinanti, sommando le tasse sul carbonio e sottraendo i sussidi ai combustibili fossili.

Il modello di E.ON e Polimi parte dal NECR e ne calcola il divario rispetto al costo complessivo dei danni, integrando evidenze della letteratura scientifica, benchmark internazionali, scenari temporali e impatti non immediatamente monetizzabili.

In questo modo, il Social Cost of Carbon diventa una vera e propria “lingua comune”: una base comparabile che, partendo da un indicatore centrale come la CO2 evitata, consente di ampliare progressivamente l’analisi anche agli impatti sociali, economici e territoriali, mantenendo coerenza e confrontabilità.

Calderini (Polimi): "Transizione sociale trascurata rispetto a quella energetica"

“Dobbiamo riconoscere che siamo a valle di una crisi profonda di reputazione della sostenibilità. Attorno alla fine del 2024, qualcuno dice con l’elezione di Trump a presidente USA, ma in un contesto comunque di narrazione sovradimensionata rispetto a ciò che si stava facendo, e forse anche di sovraregolamentazione della UE, c’è stato un rovescio violentissimo che ha messo in discussione priorità, strumenti e capacità trasformativa della sostenibilità”, ha detto alla presentazione del modello Mario Calderini, Professore di Management for Sustainability and Impact della School of Management del Politecnico di Milano.

"Ma dobbiamo essere ottimisti: questo momento di crisi ha fatto pulizia, distinguendo tra chi faceva greenwashing, e chi stava lavorando seriamente. Il tema resta straordinariamente attuale, se non altro per gli importanti investimenti in infrastrutture e reportistica che sono già stati fatti, e soprattutto perché gli effetti della crisi climatica continuano a manifestarsi ogni giorno”.

Uno dei motivi della crisi della sostenibilità, aggiunge Calderini, è stato che la transizione sociale ha avuto molta meno attenzione di quella digitale e di quella energetica. “Occorre a questo punto riconoscere che le tre transizioni sono strettamente intrecciate, e che la sostenibilità va praticata con radicalità, mettendo a rischio (ma non sacrificando) la profittabilità”.

Conti (E.ON): "Andiamo oltre la misura di quanto costa emettere"

In questo quadro, ha detto Luca Conti, CEO di E.ON Italia, il nuovo modello di Social Cost of Carbon presentato ieri segna un passaggio chiave dalla semplice misurazione delle attività alla valutazione dei cambiamenti generati. “Non si tratta più solo di chiedersi quanto costa emettere, ma quale valore si può generare evitando di farlo. In altre parole, si passa dal costo al valore, e dalla CO2 alle persone”.

Siamo di fronte a un “trilemma energetico” formato da affordability, cioè accesso all’energia conveniente e semplice per le famiglie, sicurezza delle forniture, e sostenibilità. E dobbiamo trovare il più corretto punto di equilibrio tra queste tre esigenze, ha continuato Conti.

Per questo la transizione energetica deve andare oltre la sola dimensione ambientale, integrando innovazione, accessibilità e impatto sociale. “In E.ON parliamo di tripla transizione – energetica, digitale e sociale – perché crediamo che la sostenibilità debba essere non solo misurabile, ma anche equa e inclusiva, che sia per tutti/e e a beneficio di tutti/e. Strumenti come il Social Cost of Carbon ci aiutano a tradurre gli impegni in scelte concrete, orientate a generare valore per le comunità, i territori e i nostri clienti”.

La misurazione non è mai neutra, ha poi evidenziato Irene Bengo, Professoressa di Global Sustainability and Impact alla School of Management del Politecnico di Milano. “Ciò che scegliamo di misurare diventa visibile, prioritario e gestibile nei processi decisionali. Il lavoro sviluppato con E.ON sul Social Cost of Carbon nasce proprio dall’esigenza di integrare dimensione ambientale e sociale nella valutazione dell’impatto, introducendo anche elementi di equità intergenerazionale. In questo senso, la misurazione rappresenta una vera e propria infrastruttura decisionale, capace di orientare priorità e modelli di transizione”.

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