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Droni e mobilità aerea: il mercato italiano cresce del 5% e tocca i 168 milioni di euro

Gli ultimi dati rilasciati dall'Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata PoliMi: il 95% del mercato è generato dalle Aerial Operations, il 5% dall’Innovative Air Mobility & Delivery. Il numero di imprese torna a crescere (675), per la prima volta dopo cinque anni.

Ricerche e Trend

Nel 2025 il mercato professionale dei droni e della mobilità aerea avanzata in Italia (B2B e B2C) ha raggiunto un valore complessivo di 168 milioni di euro, registrando una crescita del 5% rispetto al 2024 secondo la ricerca dell'Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano. Un risultato che conferma le potenzialità del settore, ma che evidenzia un progressivo rallentamento del tasso di crescita rispetto agli anni precedenti (+29% nel 2021, +26% nel 2022, +23% nel 2023, +10% nel 2024), segnalando la necessità di un cambio di passo per sostenere lo sviluppo futuro.

Il mercato italiano è concentrato sulle attività di Aerial Operations, compiute da droni di piccola e media taglia per i settori più tradizionali, come le ispezioni di linee elettriche o il monitoraggio del territorio, che rappresentano il 95% del valore complessivo. Mentre il segmento dell’Innovative Air Mobility & Delivery (IAM&D) per la consegna di merci e il trasporto di passeggeri contribuisce per il restante 5%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1,3 milioni di euro).

Nel 2025 si contano 675 imprese attive nel settore in Italia, in aumento rispetto alle 657 del 2024 e alle 663 del 2023, segnando per la prima volta dopo cinque anni un saldo positivo tra nuove aperture e cessazioni. Nel segmento delle Aerial Operations operano 661 aziende, di cui il 78% sono fornitori di servizi, responsabili del 65% del valore generato. Il segmento IAM&D conta invece 37 imprese, prevalentemente produttori (84%), che detengono anch’essi circa il 65% del valore del segmento.

Il 2025 è stato però anche il momento in cui la frontiera tra ambiti civili e applicazioni di sicurezza si è fatta più sottile. Per quasi un terzo delle imprese del settore, lo scenario geopolitico attuale sta influenzando profondamente l’opinione pubblica e può essere un ostacolo significativo allo sviluppo. Ma in realtà l’accettazione sociale dei droni per finalità civili appare in crescita rispetto alla rilevazione di cinque anni fa e soprattutto legata all’urgenza e al valore salvavita delle applicazioni: ben il 93% dei cittadini considera utile il trasporto di materiale medico-sanitario tramite droni (91% nel 2020), mentre l’84% è favorevole al trasporto merci (80% nel 2020) e il 73% al trasporto persone (57% nel 2020).

La ricerca dell'Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano è stata presentata oggi durante il convegno “Droni e Mobilità Aerea Avanzata: l’Italia al test della competitività”. Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell'Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.

“Il 2025 è stato un anno di consolidamento tecnologico e di maturazione strategica e operativa per l’ecosistema dei droni e della mobilità aerea avanzata, ma anche il momento in cui il confine tra applicazioni civili e di difesa si è fatto più sottile – afferma Marco Lovera, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. Abbiamo assistito a una crescita significativa di applicazioni ad alto valore pubblico, dalla logistica sanitaria al monitoraggio ambientale, dall’agricoltura di precisione alla ricerca e soccorso, mentre a livello internazionale sono decollati i primi servizi di aerotaxi passeggeri. A fronte di un rafforzamento del settore sostenuto da investimenti e innovazione, è parallelamente aumentata l’attenzione al quadro normativo e alla gestione dei rischi, inclusi quelli legati alla privacy e agli impieghi impropri”.

“In Italia il 2025 è stato a doppia velocità: mentre i droni salvavita hanno completato missioni critiche e l’agricoltura ha aperto a nuovi servizi di erogazione, Amazon ha ridimensionato i piani di consegna con droni in Italia e il Giubileo non ha rappresentato l’atteso banco di prova per gli air taxi - aggiunge Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata -. Con una tecnologia ormai matura, la vera sfida è trasformare le moltissime sperimentazioni in servizi commerciali continuativi. È indispensabile accelerare su infrastrutture, quadri normativi e partnership pubblico-private per costruire un ecosistema solido, sostenibile e competitivo a livello globale. La crescita del settore non può, inoltre, prescindere da una comunicazione efficace, valorizzando gli use case ad alto impatto sociale, indispensabili per consolidare la fiducia e superare le resistenze della società verso la diffusione dei droni”.

Le dinamiche del mercato italiano

Per il mercato italiano dei droni, la domanda pubblica resta marginale, rappresentando solo il 10% del valore complessivo, anche se in aumento negli ultimi anni (da 5,8 milioni nel 2021 a 15,6 nel 2024). Nel 2025, la struttura del mercato complessivo resta in linea con gli anni precedenti: l’Aerial Operations è dominato dai fornitori di servizi, che generano il 65% del valore e rappresentano il 78% delle 661 aziende attive in questo segmento. Il segmento IAM&D, invece, è composto soprattutto da produttori, che costituiscono l’84% delle 37 imprese attive e detengono anch’essi il 65% del valore del mercato.

Per la prima volta dopo cinque anni aumentano le imprese attive nel settore, con un numero di nuove aperture leggermente superiore alle cessazioni. Nel 2025 sono 675, rispetto alle 657 nel 2024 e alle 663 nel 2023. Le nuove realtà si stanno orientando verso servizi avanzati come agricoltura di precisione, pulizia e manutenzione, a maggior valore aggiunto rispetto alle offerte tradizionali. Questo trend apre nuovi scenari di mercato e riduce la dipendenza dai fornitori cinesi, che offrono perlopiù soluzioni standardizzate.

Le nuove normative e lo sviluppo futuro

La normativa è la principale barriera allo sviluppo del mercato dei droni: la indica come ostacolo prioritario il 43% delle aziende del segmento AO e il 37% di quelle IAM&D. Negli ultimi anni, tuttavia, l’Italia ha compiuto passi avanti significativi sia sul piano regolatorio e autorizzativo, sia su quello infrastrutturale e sperimentale.

Oggi si contano oltre 148.000 droni registrati sulla piattaforma d-flight e più di 185.000 operatori attivi, in crescita rispetto ai 126.000 droni e 145.000 operatori del 2024. Nel 2025 ci sono state 44 autorizzazioni per voli BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight, oltre il campo visivo diretto del pilota, +57% da 2024), aprendo la strada ad applicazioni a maggior valore aggiunto.

Parallelamente, si amplia l’ecosistema delle infrastrutture e delle sperimentazioni: sono attive 3 sandbox regolamentari a Roma, Milano e Padova (aree di test con regole e procedure semplificate), è operativo il test bed di Grottaglie – polo di riferimento internazionale per la validazione di tecnologie e servizi avanzati – ed è stata istituita a San Salvo la prima zona U-space europea, che apre nuove opportunità di sviluppo. Ci sono 10 progetti di vertiporti avviati o annunciati in diverse città, a supporto di modelli di mobilità urbana ed extra-urbana più sostenibili.

La normativa UE è riconosciuta come uno dei quadri regolatori più completi in ambito UAS. Ma in altre aree ci sono approcci più flessibili e orientati all’innovazione, ad esempio in Cina sono attivi test su larga scala in aree AAM dedicate con iter semplificati e forte supporto locale; in Brasile è concessa maggiore flessibilità per voli BVLOS in ambito agricolo e industriale; nel Regno Unito la divisione Future Safety and Innovation promuove un quadro regolatorio costantemente allineato all’evoluzione tecnologica. In questa fase di sviluppo, il settore è chiamato a trovare un equilibrio tra sicurezza e apertura alle sperimentazioni: decisioni non adeguatamente ponderate potrebbero compromettere una crescita solida e sostenibile nel medio-lungo periodo.

Le varie competenze nel settore

Analizzando 27 aziende italiane attive nel segmento IAM&D la ricerca ha individuato 285 dipendenti, principalmente con competenze tecnologiche (45%) e strategico-manageriali (41%). La significativa presenza di figure direttive è legata alle dimensioni ridotte delle imprese, dove CEO e AD assumono un ruolo operativo più centrale rispetto a quanto avviene nelle imprese di maggiori dimensioni. Sul versante tecnico, le competenze si concentrano sul design e la configurazione hardware dei droni, lo sviluppo software orientato alla cybersecurity e al controllo macchina e l’integrazione dei sistemi.
Dal punto di vista gestionale, prevalgono invece abilità di pianificazione strategica e di business modelling. Persistono importanti gap di competenze in ambiti regolatori, di sicurezza, operativi e di servizio, come confermato dal 24% delle imprese del settore. Gli aspetti regolatori e di sicurezza, per la loro complessità e continua evoluzione, richiedono formazione costante sia per le aziende dell’offerta sia per gli utenti finali. I limiti sulle competenze operative e di servizio dipendono invece dallo stato sperimentale del segmento IAM&D e potranno essere superati con la progressiva transizione verso servizi pienamente operativi.

L'Innovazione tecnologica

I sistemi di Intelligenza Artificiale stanno abilitando soluzioni avanzate per mission planning, navigazione e controllo e analisi dei dati. Un’analisi su 146 startup internazionali mostra che la maggior parte di queste (71%) lavora sull’elaborazione dei dati, raccolti ad esempio a seguito di ispezioni e monitoraggi e utilizzabili per manutenzione predittiva e ottimizzazione dei processi. Il 24% si concentra su navigazione e controllo dei droni (autonomia e gestione di flotte), mentre solo il 5% opera nella preparazione delle missioni con simulazione, analisi dei rischi e supporto alla compilazione delle richeste autorizzative. Uno dei principali limiti tecnologici allo sviluppo del trasporto merci con droni è la bassa autonomia delle batterie al litio, oggi compresa tra 150 e 200 Wh/kg. Per abilitare servizi più avanzati servirebbero batterie tra 300 e 500 Wh/kg, a seconda del tipo di trasporto. Una possibile alternativa sono le celle a combustibile a idrogeno, già testate anche in Italia, che permettono autonomie molto più elevate.
La tecnologia eVTOL (electric Vertical Take-Off and Landing, velivoli elettrici in grado di decollare e atterrare verticalmente, senza bisogno di piste) sta vivendo un momento difficile in Europa, dopo il ridimensionamento di alcuni produttori come Lilium e Volocopter. Mentre in Cina eHang ha già ottenuto la certificazione e svolge voli dimostrativi; negli Stati Uniti aziende come Joby, Archer e Beta sono più avanzate, grazie a forti investimenti, casi d’uso concreti e un contesto normativo favorevole; nel 2025 è stato inoltre lanciato un programma federale americano (eIPP) per accelerare l’integrazione degli eVTOL. In Medio Oriente i primi voli pilota sono attesi nel 2026. Per restare competitiva, l’Europa dovrebbe investire maggiormente in operatori locali, rafforzando la filiera e riducendo la dipendenza da tecnologie estere.

L’accettazione sociale

L’interesse verso l’utilizzo dei droni per il trasporto passeggeri appare molto elevato: l’86% dei cittadini dichiara che salirebbe su un drone con pilota a bordo, mentre il 74% si affiderebbe anche a un drone completamente autonomo, senza pilota a bordo. Nel confronto con l’auto a guida autonoma, le opinioni risultano articolate: il 4% sceglierebbe più volentieri il drone rispetto all’auto autonoma, il 28% preferirebbe invece l’auto, il 40% si dichiara indifferente tra i due mezzi e il 28% non salirebbe su nessuno dei due. Per quanto riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale per migliorare sicurezza, efficienza e funzionalità dei droni, il sentiment è prevalentemente positivo: il 16% si dice estremamente favorevole e il 36% abbastanza favorevole, mentre il 17% è indifferente; al contrario, il 25% esprime qualche preoccupazione e il 6% non è per nulla favorevole. Sul fronte delle politiche di aumento della spesa per la sicurezza legata ai droni, il 39% ritiene che ciò possa ridurre l’accettazione sociale dei droni civili, mentre per il restante 61% questo aspetto non incide. Tra i principali fattori di preoccupazione per i cittadini italiani emergono la possibilità di utilizzo criminale, la gestione dello spazio aereo e la tutela della privacy.

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