Gestione multidisciplinare e tecnologie d’avanguardia per una nuova frontiera nella cura della trombosi venosa profonda.
Nei giorni scorsi è stato eseguito con successo presso il Policlinico di Modena un trattamento di trombectomia meccanica su un paziente oncologico affetto da trombosi venosa profonda (TVP) correlata alla presenza di un catetere venoso centrale a inserzione periferica (PICC). L’intervento è stato possibile grazie a una gestione multidisciplinare integrata e all’impiego di una tecnologia avanzata per la rimozione meccanica del trombo.
La procedura è stata condotta dal Dottor Cristian Caporali, specialista dell’Unità Operativa di Radiologia Interventistica, e ha coinvolto diverse équipe specialistiche in una sinergia operativa che rappresenta un esempio di medicina integrata. In particolare, il gruppo di diagnostica angiologica dell’Unità Operativa di Medicina Interna e Area Critica (MIAC), diretto dal Dottor Lucio Brugioni e composto dal Dottor Tommaso Baldini e dal Dottor Natale Vazzana, ha avuto un ruolo centrale nella valutazione clinico-ultrasonografica, nella gestione terapeutica e nel follow-up post-operatorio. Un contributo fondamentale è stato fornito anche dal Dottor Dimitriy Arioli, dell'Ambulatorio della Coagulazione del MIAC, nella gestione integrata del paziente. Fondamentale anche la collaborazione con il Centro Oncologico Modenese, che segue il paziente per la patologia di base, con il contributo del Dottor Leonardo Ferrara.
La trombectomia meccanica rappresenta un'opzione terapeutica complementare rispetto alla tradizionale terapia anticoagulante. È indicata in pazienti selezionati, quando i sintomi della trombosi sono gravi o in rapido peggioramento, con l’obiettivo di ridurre il rischio di sindrome post-trombotica e, nei pazienti fragili, limitare l’impiego prolungato di anticoagulanti, riducendo così il rischio di complicanze emorragiche.
«Il successo di questo intervento – commenta il direttore del MIAC, Dottor Lucio Brugioni – testimonia l’efficacia della stretta collaborazione tra competenze diverse, che ha permesso di offrire al paziente un trattamento personalizzato e altamente specializzato. Ci auguriamo che questa attività possa essere progressivamente consolidata, con l’obiettivo di fare del nostro ospedale un punto di riferimento per il trattamento avanzato della trombosi».
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