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Il nuovo rapporto dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano svela la maturazione del settore verso la sostenibilità: tra agricoltura rigenerativa, donazioni e innovazione digitale, la filiera punta alla competitività.
La sostenibilità sta diventando un pilastro fondamentale per il sistema agroalimentare italiano, trasformandosi da impegno volontario a leva strategica per la competitività. Secondo i dati emersi dalla ricerca del Food Sustainability Lab e dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano, la distribuzione alimentare genera oggi quasi 632 milioni di euro di valore sociale grazie al recupero delle eccedenze, pari a circa 135 mila tonnellate di prodotti salvati ogni anno. Il panorama attuale vede il 71% delle aziende del settore adottare almeno una pratica circolare per contrastare gli sprechi, a testimonianza di una crescente consapevolezza sul ruolo che le imprese possono svolgere nel generare benefici non solo economici, ma anche ambientali e sociali. Tuttavia, la transizione verso un modello pienamente sostenibile presenta ancora livelli di maturità molto differenziati tra gli attori della filiera.
Esaminando il comparto della distribuzione, emerge una netta distinzione dimensionale. Se le grandi insegne della GDO sono all'avanguardia, con il 76% delle aziende che monitora le eccedenze e l'83% che effettua donazioni a fini sociali con continuità, le piccole e medie imprese incontrano ancora ostacoli legati alla disponibilità di risorse e alla complessità degli adempimenti burocratici, fermando al 39% la quota di chi monitora attivamente lo spreco. L'impegno nelle donazioni, che rappresenta la soluzione prioritaria nella gerarchia europea, coinvolge complessivamente il 44,5% delle aziende della distribuzione, contribuendo a un impatto sociale ed economico di rilievo. La sfida per il prossimo futuro è dettata dalle nuove direttive europee, che prevedono entro il 2030 una riduzione del 30% dei rifiuti alimentari nel commercio al dettaglio rispetto al triennio 2021-2023, imponendo una drastica accelerazione anche a chi oggi è rimasto indietro.
Parallelamente, il settore primario sta vivendo una trasformazione profonda, guidata dall'adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa, che oggi coinvolgono il 53% delle aziende agricole. La tutela della biodiversità non è più una visione isolata, ma un obiettivo condiviso, con il 46% dei progetti sviluppati in partnership con altre aziende o enti terzi. Questa propensione alla collaborazione conferma che la sostenibilità richiede una capacità crescente di fare sistema, integrando le competenze e le risorse lungo tutta la filiera. Allo stesso tempo, il packaging sta evolvendo da semplice elemento tecnico a strumento strategico di sostenibilità, in linea con i nuovi requisiti regolatori come il Regolamento PPWR che trasforma molte leve volontarie in obblighi normativi.
L'innovazione tecnologica funge da catalizzatore per questo cambiamento. L'ecosistema delle startup gioca un ruolo cruciale, con oltre 143 milioni di dollari di investimenti destinati a realtà focalizzate sul riutilizzo e la redistribuzione del cibo. L'adozione di tecnologie digitali, presente nel 44% delle startup che operano contro lo spreco, permette di ottimizzare la gestione delle scorte e migliorare l'incontro tra domanda e offerta. Strumenti avanzati di previsione, piattaforme software e soluzioni IoT stanno rendendo il sistema più resiliente, riducendo l'impronta ambientale delle imprese.
In definitiva, il percorso verso una filiera agroalimentare più sostenibile richiede un ulteriore salto di scala che superi la frammentazione attuale. Come evidenziato dai ricercatori del Politecnico di Milano, la capacità di raccogliere e gestire dati affidabili diventerà il terreno su cui si giocherà la competitività futura delle imprese. In un contesto caratterizzato da cambiamenti normativi, pressioni sui mercati e nuove aspettative dei consumatori, la sostenibilità non rappresenta più un costo o un'opzione etica, ma una condizione necessaria per rafforzare la resilienza dell'intero sistema agroalimentare italiano, rendendolo capace di generare valore a lungo termine per l'intera collettività.
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