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Intelligenza Artificiale, poca strategia per le aziende del Veneto

L'indagine condotta da Fòrema, società di formazione del sistema confindustriale Veneto Est, su oltre 300 aziende tra Padova, Treviso e Vicenza mette in luce come l'AI la si usa per scrivere le email e per sintetizzare le riunioni, ma solo un'azienda su cinque è riuscita ad integrarla in processi di automazione strutturale. Il 90% dei lavoratori dichiara competenze “nulle” sull’intelligenza artificiale.

Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale (AI) è già una realtà operativa per molte imprese del Veneto. Non si tratta più di una prospettiva futura o di una tecnologia sperimentale: è entrata nei processi quotidiani, supporta attività amministrative, creative e decisionali e viene utilizzata in modo crescente all’interno delle organizzazioni. Tuttavia, l’integrazione strutturata e strategica rimane ancora limitata. È quanto emerge dalla survey realizzata da Fòrema tra ottobre 2025 e febbraio 2026 su un campione di oltre 300 imprese del NordEst, metà delle quali padovane. I risultati delineano un rapporto con l’AI ancora in una fase di transizione: il suo utilizzo è prevalentemente individuale, manca una piena integrazione nei modelli organizzativi.

L’indagine di Fòrema,  società di formazione e consulenza di Confindustria Veneto Est, è stata rivolta agli imprenditori del Nordest. Tra quelli che hanno risposto, Padova guida l’indagine con il 47,9% delle imprese partecipanti. Seguono Treviso (24,5%) e Vicenza (10,6%). Il campione è composto prevalentemente da piccole imprese (40,4%), segnale che l’intelligenza artificiale sta penetrando nel tessuto delle PMI mentre le medie imprese rappresentano il 37,2%, le grandi il 22,3%. Forte la presenza del metalmeccanico (37,2%), seguito da chimico-farmaceutico e gomma-plastica (10,5%) e legno-arredo (8,5%). L’età media del personale si colloca tra i 40 e i 45 anni.

L’analisi evidenzia come il 64,9% delle aziende utilizzi già strumenti di Intelligenza Artificiale per attività creative, come la produzione di contenuti, testi e materiali di comunicazione, mentre il 62,8% li impiega per la scrittura di e-mail, documenti e presentazioni. Il 48,9% ricorre all’AI per analisi dati e supporto decisionale. Rimane invece più contenuto, al 18,1%, l’utilizzo per l’ottimizzazione di attività ripetitive, segnale che l’automazione strutturale dei processi core rappresenta ancora una frontiera da consolidare, una frontiera per ora analizzata da meno di un’azienda su cinque.

Il dato più significativo riguarda tuttavia la dimensione strategica

Solo il 14,9% delle imprese dichiara di aver definito una strategia aziendale per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, mentre l’85,1% non dispone ancora di un piano formalizzato. Analogamente, l’86,2% non ha adottato una policy interna specifica sull’utilizzo dell’AI e il 60,6% non ha fornito indicazioni operative ai propri collaboratori. Soltanto il 17% delle aziende ha condiviso esempi pratici o linee guida concrete per orientare l’uso.

Sul piano delle competenze emerge un ulteriore elemento di attenzione. Oltre il 90% dei collaboratori presenta un livello di preparazione nullo o base in materia di Intelligenza Artificiale e solo circa la metà delle imprese dispone di un dipartimento ICT strutturato o di competenze interne in ambito data science. Inoltre, il 55,3% degli intervistati dichiara di non essere in grado di distinguere con certezza un contenuto generato da un sistema di AI rispetto a uno prodotto da una persona, evidenziando la necessità di rafforzare consapevolezza e cultura digitale.

Parallelamente, la survey segnala una chiara domanda di produttività e di efficienza. Il 71,3% delle imprese attribuisce il massimo livello di utilità a sistemi intelligenti in grado di delegare attività a basso valore aggiunto, con l’obiettivo di liberare tempo per decisioni strategiche e attività ad alto impatto. Tra gli ambiti in cui vengono individuate maggiori opportunità di miglioramento emergono produzione, manutenzione, logistica, gestione documentale, pianificazione operativa e supporto alle risorse umane.

“Per un territorio a forte vocazione manifatturiera e orientato all’export come il Veneto, questi dati assumono un valore strategico”, commenta Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema. “L’adozione dell’Intelligenza Artificiale è già avviata, ma il consolidamento di un vantaggio competitivo duraturo richiede un salto di qualità nella governance, nella formazione e nell’integrazione nei processi di filiera. La transizione digitale non può essere lasciata al caso o alla sola iniziativa individuale delle imprese. I dati mostrano che serve un’azione coordinata di sistema per fare in modo che anche le aziende meno strutturate possano beneficiare dell’AI. Altrimenti il rischio è una polarizzazione dell’innovazione, dove solo alcune aziende corrono, e altre restano indietro”.

“Nel Veneto l’intelligenza artificiale non è più un tema da convegno: è già in azienda, spesso senza regole”, commenta Luigi Gorza, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Veneto Est. “La survey rappresenta un contributo conoscitivo rilevante per orientare percorsi di accompagnamento all’innovazione e iniziative di sistema a sostegno delle imprese, in particolare delle PMI, affinché la transizione digitale possa tradursi in crescita strutturale, rafforzamento competitivo e sviluppo sostenibile del territorio. Se solo il 14,9% delle imprese ha una strategia formalizzata, il rischio è che l’innovazione resti un gesto individuale e non diventi competitività di filiera. Ora serve un salto di metodo: competenze, casi d’uso concreti e governance”.

“Questa indagine ci dice con chiarezza che la vera sfida non è più tecnologica, ma di visione, di governance e di maturità organizzativa”, conclude Giordano Riello, Delegato Innovazione, Ricerca e Sviluppo. “L’Intelligenza Artificiale è già entrata nelle imprese: ora dobbiamo guidarne l’evoluzione perché diventi un fattore strutturale di competitività. Servono regole condivise, competenze diffuse e una regia strategica capace di coinvolgere management, funzioni operative e filiere produttive. Le imprese hanno espresso una domanda molto netta: vogliono strumenti che aumentino la produttività e liberino tempo per le decisioni ad alto valore. Il nostro compito, come sistema, è trasformare questa domanda in progetti concreti, scalabili e coerenti con le vocazioni del territorio. L’AI deve diventare un’infrastruttura abilitante del manifatturiero veneto e una leva stabile di crescita e innovazione”.

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