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Cleantech e Blue Economy: l’Italia accelera sull’innovazione per conquistare i mercati globali

Presentata alla Venice Climate Week la nuova ricerca di Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi: un ecosistema di 485 startup guida la transizione ecologica, ma la sfida decisiva resta il salto dimensionale per competere su scala internazionale.

Ricerche e Trend

Il sistema imprenditoriale italiano sta consolidando il proprio ruolo nella transizione ecologica grazie a un fermento innovativo che unisce competenze tecniche e una solida base industriale. Secondo la ricerca curata dal Blue Economy Monitor - l’osservatorio promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con SDA Bocconi School of Management - il Paese può contare su una rete di 485 startup innovative attive nel campo della sostenibilità. Si tratta di un ecosistema giovane, dinamico e altamente diversificato, dove l'energia rappresenta il settore trainante con il 30% delle imprese, seguito a breve distanza dalle tecnologie digitali abilitanti come intelligenza artificiale e Internet of Things, che coprono il 27% del mercato. Il resto del panorama è equamente distribuito tra economia circolare, gestione delle risorse, mobilità sostenibile, agritech e materiali avanzati.

Nonostante il potenziale, la ricerca evidenzia come l'Italia si trovi oggi in una fase critica del proprio percorso. La capacità di generare innovazione non è più sufficiente se non accompagnata da una trasformazione rapida delle startup in realtà industriali solide. Per competere a livello globale, il Paese deve superare il limite dimensionale che spesso frena le imprese emergenti. Gli esperti indicano come strade prioritarie l'accesso a fondi di venture capital e corporate venture capital, essenziali per sostenere le fasi di scale up, e l'adozione di una strategia strutturata di internazionalizzazione dell’innovazione verde e blu.

Il vantaggio competitivo italiano è supportato da una rete di oltre 200 incubatori e acceleratori, oltre alla posizione strategica nel Mediterraneo, che offre opportunità uniche nello sviluppo delle biotecnologie marine, dell’acquacoltura e delle energie rinnovabili offshore. Le direttrici di investimento per i prossimi anni sono chiare: nel cleantech, l'attenzione è focalizzata su idrogeno verde, sistemi avanzati di accumulo energetico e agricoltura rigenerativa; nella blue economy, l'attenzione si sposta sulla manifattura navale sostenibile e sulla valorizzazione delle risorse marine.

Per trasformare questo potenziale in una crescita industriale duratura, la ricerca formula raccomandazioni strategiche che integrano politiche industriali, strumenti finanziari e formazione. La centralità delle competenze e del capitale umano emerge come il motore trasversale necessario per alimentare la competitività del sistema Paese. In questo contesto, istituzioni, imprese e università sono chiamate a collaborare alla creazione di ecosistemi virtuosi, capaci di attrarre capitali internazionali e di preparare le nuove generazioni alle sfide di un’economia globale in rapida trasformazione. L'obiettivo ultimo è chiaro: portare l'innovazione italiana oltre i confini nazionali, rendendo il cleantech e la blue economy i pilastri di una nuova stagione di sviluppo industriale sostenibile e competitivo.

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