Il progetto PRO-MICRO-FER trasforma gli scarti del fico d’India in una risorsa proteica ad alto valore nutrizionale, puntando a ridurre l'impatto ambientale degli allevamenti intensivi e a soddisfare la crescente domanda globale.
In un mondo che deve conciliare la crescita demografica con la salvaguardia delle risorse naturali, la ricerca scientifica punta sulla biotecnologia per rivoluzionare la produzione di nutrienti. ENEA, in partnership con l’azienda nutraceutica Esserre, ha avviato il progetto PRO-MICRO-FER, finalizzato a produrre proteine di alta qualità attraverso la fermentazione del lievito di birra, Saccharomyces cerevisiae. Questa innovativa soluzione tecnologica si propone di offrire un’alternativa sana e sostenibile alle proteine di origine animale, riducendo drasticamente il consumo di suolo, acqua ed emissioni di gas serra legate ai modelli produttivi tradizionali.
La forza di questo approccio risiede nell'efficienza del lievito, capace di trasformare zuccheri in biomassa proteica ricca di amminoacidi essenziali, risultando spesso più digeribile rispetto a molte fonti vegetali. Il prodotto ottenuto promette applicazioni trasversali, dagli integratori per sportivi e vegani agli alimenti formulati, fino ai mangimi zootecnici e a ingredienti specifici per l'industria cosmetica. Un ulteriore vantaggio competitivo è rappresentato dalla natura ipoallergenica delle proteine del lievito, che consentono di superare le criticità legate agli allergeni comuni, come soia e grano, offrendo un'opzione sicura anche per i soggetti con intolleranze.
L'aspetto più ingegnoso della ricerca riguarda il nutrimento scelto per il lievito: la mucillagine estratta dalla pala del fico d’India. Questa pianta, nota per la sua estrema resilienza, cresce su terreni poveri senza richiedere irrigazioni intense, trasformando una coltura rustica in una vera e propria biofabbrica. Il processo di economia circolare è completo: mentre la mucillagine alimenta la fermentazione, lo strato esterno del cladodio viene utilizzato per estrarre polifenoli e altre biomolecole benefiche, massimizzando il valore di ogni componente della pianta e offrendo alle aziende agricole una strategia efficace per ridurre i costi di smaltimento dei residui colturali.
Nei prossimi mesi, il team di ricerca si concentrerà sull'ottimizzazione del processo su scala di laboratorio per massimizzare la resa della biomassa, procedendo poi alla validazione dei profili nutrizionali e alla verifica della sicurezza. L'obiettivo ultimo è il trasferimento tecnologico verso l'industria, cavalcando un trend di mercato in fortissima espansione: si stima infatti che entro il 2035 il comparto delle proteine alternative raggiungerà un valore di 290 miliardi di dollari, con una quota crescente di proteine animali destinate a essere sostituite da fonti prodotte tramite fermentazione. ENEA conferma così il proprio ruolo strategico nel guidare la trasformazione del settore agroalimentare verso modelli più resilienti e tecnologicamente avanzati.
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