Il progetto europeo REPRODIVAC utilizza il Plant Molecular Farming per produrre biofarmaci efficaci contro malattie animali trasmissibili all'uomo, puntando a costi ridotti e una maggiore sostenibilità etica.
Fonte: Immagine generata con AI
Le piante si trasformano in vere e proprie biofabbriche per combattere alcune delle patologie veterinarie più insidiose, con ricadute dirette sulla salute pubblica. L'ENEA è alla guida del progetto europeo REPRODIVAC, un’iniziativa da 6 milioni di euro nata per contrastare malattie riproduttive di ovini e suini che possono essere trasmesse all'uomo. Grazie alla tecnologia del Plant Molecular Farming, i ricercatori dell'ENEA utilizzano la Nicotiana benthamiana - una specie di tabacco selvatico - per sintetizzare antigeni, ovvero le molecole che permettono al sistema immunitario di riconoscere e combattere virus e batteri patogeni.
Il processo, perfezionato in oltre vent’anni di studi, sfrutta la naturale capacità del batterio Agrobacterium tumefaciens di inserire specifiche informazioni genetiche nelle cellule vegetali. La pianta inizia così a produrre la biomolecola desiderata, che viene poi estratta e purificata. Rispetto ai metodi tradizionali basati su colture cellulari di mammifero, questa tecnica garantisce tempi e costi di produzione significativamente inferiori: bastano infatti poche settimane per passare dall'ideazione alla disponibilità del prodotto. Un vantaggio che rende questa tecnologia particolarmente strategica per i paesi in via di sviluppo, dove le malattie zoonotiche sono più diffuse e mancano le infrastrutture necessarie per la produzione farmaceutica convenzionale.
Il progetto REPRODIVAC si concentra su quattro patologie che causano perdite economiche globali stimate in 200 miliardi di dollari l'anno in caso di focolai: la sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini (PRRS), la febbre Q, l’aborto enzootico ovino e la brucellosi suina. Oltre al danno economico, questi agenti patogeni rappresentano un rischio concreto per la salute umana, poiché possono essere trasmessi direttamente dagli animali infetti. Nei primi tre anni di attività, il consorzio ha già raggiunto risultati significativi, tra cui il miglioramento di un vaccino esistente contro la Chlamydia abortus, il cui protocollo è già in fase di valutazione per l'industrializzazione da parte di partner commerciali.
Parallelamente allo sviluppo dei vaccini, la ricerca si impegna attivamente nell'adozione dei principi delle 3R (Replacement, Refinement and Reduction), promuovendo metodi sperimentali che mirano a sostituire, ridurre e affinare l'impiego di animali nei test di laboratorio. Questo approccio non solo risponde a un'esigenza etica sempre più sentita nella comunità scientifica, ma garantisce procedure più efficienti e scientificamente validate per la verifica dell'efficacia dei nuovi farmaci. L'ENEA conferma così il proprio ruolo di avanguardia nella biotecnologia "verde", offrendo soluzioni all'avanguardia per la protezione della salute animale e umana.
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