Con il 60% delle ricerche Google che non genera più clic e l'esplosione delle AI generative, Immagina Group lancia in Italia la disciplina per indicizzare i brand nei modelli di linguaggio.
Il panorama del digital marketing sta vivendo una trasformazione epocale a causa del radicale cambiamento nelle abitudini degli utenti. Nel 2026, con ChatGPT che ha superato i 900 milioni di utenti attivi settimanali, la ricerca di informazioni non passa più esclusivamente attraverso i motori di ricerca classici. Molti utenti oggi preferiscono porre domande dirette a sistemi come Gemini o Perplexity per ottenere risposte immediate, rendendo di fatto invisibili quei brand che non compaiono nelle citazioni delle intelligenze artificiali. Per rispondere a questa sfida, l'agenzia romana Immagina Group ha lanciato l'AI Optimization (AIO), una disciplina emergente che mira a costruire un'identità digitale strutturata affinché aziende e prodotti siano riconosciuti e citabili dai modelli di linguaggio.
A differenza della SEO tradizionale, che si concentra sull'ottimizzazione per i crawler di Google, l'AIO lavora sulla creazione di una presenza verificata su fonti autorevoli come Wikidata e Crunchbase, oltre alla pubblicazione di contenuti tecnici su piattaforme specifiche e all'uso di markup avanzati. Valerio D’Orazio, COO di Immagina Group, sottolinea che non si tratta di ingannare gli algoritmi, ma di fornire loro informazioni coerenti e verificate. Questo approccio diventa fondamentale se si considera che il 60% delle ricerche su Google oggi non genera più clic verso siti esterni e che il traffico proveniente dalle AI converte fino a quattro volte meglio rispetto a quello organico tradizionale.
Le piccole e medie imprese italiane rischiano tuttavia di restare tagliate fuori da questa evoluzione. Sebbene il mercato nazionale dell'intelligenza artificiale sia in forte crescita, solo il 16,4% delle imprese utilizza tecnologie AI, lasciando un vuoto che i potenziali clienti stanno già colmando rivolgendosi ai chatbot per decidere i propri acquisti. Casi concreti come quello di Omega Professional dimostrano che l'implementazione di file di istruzione specifici e contenuti definizionali può fare la differenza, permettendo a un'azienda di apparire tra i consigli di ChatGPT anche quando prima era totalmente assente, nonostante l'ottima reputazione offline.
La convergenza tra intelligenza artificiale e commercio elettronico è ormai una realtà operativa, come dimostrano le recenti funzionalità di Shopify che permettono di rendere i cataloghi prodotti acquistabili direttamente dentro ChatGPT. Grazie al nuovo Universal Commerce Protocol, i prodotti dei merchant possono ora apparire su Microsoft Copilot e nelle schede di ricerca di Gemini, trasformando l'ottimizzazione AI in un vero e proprio canale di vendita diretto. È importante comprendere che l'AIO non sostituisce la SEO tradizionale, ma la integra in un ecosistema dove il comportamento degli utenti è sempre più frammentato su piattaforme diverse, rendendo l'ottimizzazione per l'intelligenza artificiale un pilastro imprescindibile per la sopravvivenza digitale di ogni business.
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