“Ora finalmente vivo senza la paura che qualcosa di brutto possa accadere”. È così che Sahara Romero racconta il suo percorso, presentato al Congresso EuroELSO di Dublino (6–8 maggio), dedicat...
MEDOLLA, Italy: “Ora finalmente vivo senza la paura che qualcosa di brutto possa accadere”. È così che Sahara Romero racconta il suo percorso, presentato al Congresso EuroELSO di Dublino (6–8 maggio), dedicato alle terapie extracorporee salvavita. La sua è una storia di rinascita, in cui competenze cliniche e tecnologie avanzate di supporto vitale si sono intrecciate, cambiando radicalmente il suo destino.
Sahara convive con una cardiopatia dalla preadolescenza. I primi segnali di scompenso arrivano a undici anni. “Durante attività semplici, come le lezioni di ginnastica, mi affaticavo molto e sentivo dolore al petto. All’inizio non era chiaro cosa stesse succedendo”. Inizia una quotidianità fatta di controlli, limiti e continue attenzioni.
Negli anni, la situazione si complica. “Sahara arriva a dipendere dal supporto ECMO in quattro diverse occasioni. L’ultima, nel marzo 2023, quando il cuore smette di funzionare e gli organi iniziano a cedere. In questa fase, l’obiettivo clinico è mantenere attive le funzioni vitali e stabilizzare la paziente in attesa di un trapianto di cuore” spiega il dottor Mario Andrés Mercado Díaz, specialista di terapia intensiva della Clínica Shaio di Bogotá.
È qui che entra in gioco ECMOlife, il sistema per supporto extracorporeo sviluppato da Eurosets, azienda italiana biomedicale. Alla Clínica Shaio, centro di eccellenza cardiovascolare, ECMOlife diventa parte integrante del percorso terapeutico di Sahara. “La tecnologia ci ha consentito di supportare meccanicamente il cuore, monitorare costantemente parametri vitali e gestire in sicurezza una fase di straordinaria complessità -, racconta Estefanía Giraldo Bejarano, infermiera specializzata in ECMO -. Era necessario far arrivare Sahara al trapianto nelle migliori condizioni possibili”.
Dopo un anno complesso di attese e speranze, durante il quale Sahara – supportata dall’ECMO - ha persino festeggiato il compleanno in ospedale, arriva la notizia tanto attesa: c’è un cuore disponibile.
Oggi Sahara vive una normalità che per anni sembrava irraggiungibile. “Ora posso pensare al domani senza paura”. Ed è in questa frase che si misura il vero valore di un percorso clinico complesso: non solo sopravvivere, ma tornare a vivere e a fare le cose che più si desiderano.
Il suo caso dimostra concretamente come l’evoluzione delle tecnologie di supporto extracorporeo possa offrire tempo prezioso nei momenti più critici, ampliando le possibilità di cura. “Dispositivi come i sistemi ECMO permettono di affrontare situazioni che fino a pochi anni fa avevano opzioni estremamente limitate, migliorando le prospettive di recupero e la qualità di vita dei pazienti” sottolinea Antonio Petralia, CEO di Eurosets.
La storia di Sahara restituisce il significato più autentico dell’expertise medica e dell’innovazione in ambito medicale: rendere la tecnologia non fine a sé stessa, ma un alleato silenzioso nel percorso di rinascita.
Fonte: Business Wire
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