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Startup innovative in Italia: prosegue la frenata, ma il sistema punta tutto sul digitale avanzato

Dopo il picco del 2021, il numero di nuove imprese ad alto tasso tecnologico continua a ridursi, evidenziando una crescente polarizzazione geografica e una specializzazione sempre più marcata verso il software e le tecnologie emergenti.

Startup

L’ecosistema italiano delle startup innovative attraversa una fase di profonda transizione. Secondo l'ultimo Osservatorio curato da Cerved, il 2025 ha confermato il trend negativo degli ultimi anni: le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono scese a 1.986 unità, segnando un calo del 2% rispetto al 2024 e consolidando una contrazione del 19% rispetto al picco storico raggiunto nel 2021. Con un totale di 11.820 realtà attive, il settore appare oggi meno esteso rispetto al passato, vittima di una selezione naturale delle iniziative meno sostenibili, di standard competitivi più rigidi e di un contesto macroeconomico che rende più difficile il reperimento dei capitali necessari alla crescita.

Questa contrazione numerica è accompagnata da una crescente concentrazione settoriale e geografica. Il sistema produttivo italiano delle startup sembra essersi rimpicciolito ma specializzato: oggi il 61% di queste realtà opera nei servizi informatici e nello sviluppo software, mentre il 13% si dedica alla ricerca e sviluppo. Se da un lato questa tendenza spinge verso l'adozione di tecnologie d'avanguardia come l'intelligenza artificiale, l'IoT e la robotica, dall'altro emerge un limite strutturale: la scarsa presenza di startup in comparti industriali strategici, come l’agroalimentare tech, i materiali avanzati e l'energia, rischia di comprimere la capacità del Paese di generare innovazione ad alto impatto scientifico e industriale.

La geografia dell’innovazione italiana resta fortemente sbilanciata a favore del Settentrione, che ospita il 56% delle startup complessive. La Lombardia si conferma il polo trainante del Paese, accogliendo il 31% del totale, con Milano che da sola catalizza il 23% delle imprese innovative italiane. Il divario territoriale è evidente anche nei flussi di nuove nate: mentre il Lazio ha rafforzato la sua posizione, il Sud Italia ha subito un ridimensionamento significativo, esemplificato dal dimezzamento delle nuove iscrizioni in Campania. Anche la componente femminile nei ruoli apicali segna una battuta d'arresto: dopo la crescita osservata fino al 2023, la presenza di donne in posizioni decisionali è tornata ai livelli del 2020, con le startup guidate da almeno una donna ferme al 23% e le amministratrici delegate rappresentanti appena il 17% del totale.

Il quadro che emerge dall'Osservatorio Cerved delinea un ecosistema in cui la sopravvivenza e la competitività dipendono sempre più dalla capacità di superare l'attuale polarizzazione. Per garantire una crescita sostenibile nei prossimi anni, il sistema Paese dovrà necessariamente impegnarsi nell'ampliamento della base industriale delle nuove imprese, favorendo la diversificazione dei team imprenditoriali e rafforzando i servizi di supporto nelle regioni attualmente meno servite. Solo attraverso un impegno mirato verso tecnologie complesse e un maggiore coinvolgimento dei settori produttivi tradizionali, l'ecosistema italiano potrà trasformare questa fase di consolidamento in un trampolino di lancio per un'innovazione più capillare, inclusiva e ad alto valore aggiunto.

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