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Quanto inquina costruire un edificio?

L’analisi della società internazionale di ingegneria Deerns accende i riflettori sull'impatto ambientale della fase di costruzione, ancora poco monitorata: quasi la metà delle emissioni legate alle lavorazioni deriva dai consumi elettrici. Mentre il settore edilizio è responsabile del 37% della CO2 globale, la sfida della sostenibilità passa anche da cantieri più efficienti, energia rinnovabile, prefabbricazione e maggiore formazione.

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Quanto inquina davvero un cantiere? Mentre l'attenzione sulla sostenibilità degli edifici si concentra prevalentemente sui consumi energetici, sui materiali e sulle prestazioni ambientali degli immobili una volta completati, esiste una componente dell'impatto climatico delle costruzioni ancora poco conosciuta e monitorata: quella generata durante i lavori. Un tema tutt'altro che marginale, soprattutto considerando che, secondo il Global Status Report for Buildings and Construction 2025–2026 del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), il settore degli edifici e delle costruzioni è responsabile di circa il 37% delle emissioni globali di CO2 e di quasi la metà dell'estrazione mondiale di materiali.

A portare l'attenzione su questa parte meno visibile dell'impronta ambientale dell'edilizia è Deerns - società internazionale specializzata nella consulenza tecnica e in soluzioni ingegneristiche che accompagnano l’intero ciclo di vita di edifici ad alte prestazioni - che ha condotto uno studio per valutare le emissioni in cantiere, e ha monitorato diversi anni di lavori e ha tracciato centinaia di trasporti, considerando ogni aspetto utile: viaggi, bollette, formulari rifiuti. Si è partiti dalla volontà di comprendere con esattezza il peso relativo dell’embodied carbon, ossia le emissioni incorporate nei materiali e nei processi costruttivi. Detto in altri termini: quanto pesa, nel calcolo del carbon footprint, la fase di cantiere.

 Quanto pesa, nel calcolo del carbon footprint, la fase di cantiere

I risultati evidenziano un dato significativo: le emissioni prodotte dalle lavorazioni in cantiere sono risultate pari a circa 11,30 kg di CO2 equivalente per metro quadrato, contro i 6,95 kg legati al trasporto dei materiali. Un impatto, dunque, superiore di oltre il 60%, con un elemento particolarmente rilevante: quasi la metà delle emissioni associate alle attività di cantiere deriva dall'energia elettrica utilizzata per alimentare le lavorazioni. Numeri che mostrano come la decarbonizzazione dell'edilizia non possa limitarsi alla scelta di materiali sostenibili o alla realizzazione di edifici energeticamente efficienti, ma debba riguardare anche il modo in cui questi vengono concretamente costruiti.

Il cantiere, un'impronta ambientale ancora poco conosciuta

 Lo studio nasce dalla volontà di colmare un vuoto informativo che caratterizza soprattutto il mercato italiano. Se le prestazioni energetiche degli edifici sono oggetto di analisi e valutazioni sempre più approfondite, le emissioni generate durante le fasi di trasporto e costruzione rimangono spesso difficili da quantificare, anche a causa della scarsità di dati disponibili e di riferimenti condivisi. L'analisi di Deerns si è concentrata su due componenti del Life Cycle Assessment (LCA), la metodologia che valuta l'impatto ambientale di un edificio lungo il suo ciclo di vita: la fase A4, relativa al trasporto dei materiali verso il cantiere, e la fase A5, che comprende le attività di costruzione. Per ricostruirne l'impronta carbonica sono stati esaminati dati reali raccolti nel corso di diversi anni, dalle bollette energetiche ai documenti relativi ai rifiuti, fino al tracciamento di centinaia di trasporti.

Il progetto analizzato, caratterizzato da obiettivi di sostenibilità particolarmente ambiziosi, ha registrato emissioni inferiori alle stime iniziali. Il valore di 11,30 kgCO₂e/m² relativo alle lavorazioni è inoltre sensibilmente inferiore ai benchmark RICS richiamati nello studio per cantieri analoghi nel Regno Unito, in Danimarca e nei Paesi Bassi, compresi tra 19 e 30 kgCO₂e/m². Il risultato non rappresenta una media dell'intero settore, ma offre un'indicazione concreta dell'importanza di misurare ciò che accade durante i lavori, anche per individuare le soluzioni più efficaci per ridurne l'impatto.

 Energia elettrica, il peso nascosto delle costruzioni

 Tra gli elementi più significativi emersi dall'indagine figura proprio il consumo di energia elettrica. Macchinari, attrezzature, illuminazione e attività operative richiedono infatti energia per periodi che possono protrarsi per mesi o anni, contribuendo all'impronta carbonica complessiva dell'intervento. Il cantiere si configura così come un sistema produttivo temporaneo ad alta intensità di attività, il cui impatto dipende anche dalle modalità di approvvigionamento energetico. «Per rendere davvero sostenibile un edificio dobbiamo iniziare a misurare anche ciò che accade prima della sua entrata in funzione. Il cantiere è una fase fondamentale del ciclo di vita di un immobile, eppure ancora oggi disponiamo di pochi dati strutturati per valutarne l'impatto. Il rischio è quello di concentrarsi sulle prestazioni energetiche future, trascurando le emissioni che vengono generate durante la realizzazione», spiega Giambattista Brizzi, Expert Building Physics di Deerns Italia.

Il tema assume particolare rilevanza alla luce degli obiettivi europei di decarbonizzazione e della crescente attenzione all'impronta carbonica degli edifici lungo l'intero ciclo di vita, che rende sempre più importante disporre di dati attendibili anche sulle fasi costruttive.

Dalle rinnovabili alla prefabbricazione: cinque leve per ridurre le emissioni

 La ricerca di Deerns individua cinque direttrici di intervento per ridurre concretamente l'impatto ambientale dei cantieri: elettrificazione dei macchinari, utilizzo di energia da fonti rinnovabili, ottimizzazione della logistica, gestione efficiente dei rifiuti e formazione del personale. Sul fronte energetico, l’impiego di attrezzature elettriche e l’installazione di impianti fotovoltaici temporanei possono ridurre non solo le emissioni, ma anche l’esposizione del cantiere alla volatilità dei prezzi dell’energia e ai costi dei combustibili. Allo stesso modo, una pianificazione più accurata dei trasporti e delle forniture consente di limitare viaggi non necessari, tempi di attesa, sprechi di materiali e inefficienze operative. Queste strategie possono quindi tradursi in minori costi diretti, maggiore prevedibilità del budget e riduzione del rischio di ritardi e extracosti, contribuendo a migliorare la sostenibilità finanziaria complessiva del cantiere.

Un ruolo strategico è inoltre attribuito all'edilizia off-site, che prevede la realizzazione di componenti e parti dell'edificio in stabilimento, prima del loro assemblaggio in cantiere. Una modalità costruttiva che può consentire una migliore gestione delle risorse, una riduzione degli sprechi e una contrazione dei tempi di esecuzione. «La gestione off-site potrebbe essere davvero preziosa per contribuire a ridurre le emissioni in cantiere. Per questo andrebbe accelerata la sua adozione, specie in Italia, non solo per abbattere consumi ed emissioni, ma anche i tempi, una variabile da cui dipende la performance sotto molti punti di vista, compresa quella finanziaria», sottolinea Brizzi.

Nel progetto esaminato da Deerns, il ricorso alla prefabbricazione ha infatti contribuito a contenere tempi e sprechi, favorendo una riduzione dell'impatto ambientale complessivo.

Il divario tra progettazione e realtà: servono dati e competenze

 Lo studio mette in luce anche una criticità più ampia del settore delle costruzioni: la distanza che può emergere tra le prestazioni previste in fase progettuale e quelle effettivamente riscontrate durante la realizzazione e l'utilizzo degli edifici. Un divario che rende fondamentale raccogliere dati reali, utilizzarli per migliorare le simulazioni e costruire riferimenti attendibili su cui basare le scelte progettuali future. Deerns ha sviluppato competenze in questo ambito attraverso esperienze internazionali, in particolare in Francia, dove la rendicontazione delle emissioni e la disponibilità di benchmark sono maggiormente consolidate. L'obiettivo è contribuire a diffondere anche in Italia un approccio basato su misurazioni e dati verificabili.

Accanto alla tecnologia, tuttavia, emerge un'altra sfida decisiva: quella delle competenze. La crescente complessità dei progetti richiede infatti una maggiore preparazione degli operatori coinvolti nelle attività di cantiere, affinché le soluzioni individuate in fase di progettazione possano essere realizzate correttamente e garantire le prestazioni attese. «Possiamo progettare edifici sempre più sofisticati, ma senza un adeguato trasferimento delle competenze a chi opera concretamente in cantiere rischiamo di non raggiungere i risultati previsti. La sostenibilità non dipende soltanto dalla qualità delle soluzioni ingegneristiche: richiede collaborazione tra progettisti e imprese, formazione e soprattutto la capacità di verificare sul campo le prestazioni reali», conclude Brizzi.

Anche la digitalizzazione può contribuire a migliorare il monitoraggio e la gestione delle attività, ma la sua efficacia dipende dalla disponibilità di informazioni affidabili e dalla capacità degli operatori di utilizzarle. La sfida, dunque, non è soltanto costruire edifici più sostenibili, ma rendere sostenibile anche il processo necessario a realizzarli. Un cambio di prospettiva che, secondo Deerns, richiede di passare da valutazioni prevalentemente teoriche a un monitoraggio sistematico delle emissioni effettive, trasformando il cantiere da elemento poco conosciuto dell'impronta carbonica a una delle leve concrete della transizione ecologica del settore edilizio.

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